IL SIMBOLISMO DELLA PALMA E DELLE SUE RADICI” ( DE METAPHORA PALMAE ET RADICIS EIUS) – STUDIO DI GIOVANNI TERESI IN ITALIANO E LINGUA LATINA

icis eius Palma arbor proprie.
La sacralità della palma risale a prima dell’avvento del Cristianesimo. Nella mitologia greca la palma è una pianta solare, in quanto essa è sacra ad Apollo: si racconta che Latona, giunta a Delo, partorì il dio della luce appoggiandosi ai tronchi di due palme. Nella mitologica fondazione di Roma, la palma è legata al sogno premonitore di Rea Silva che vide due palme di smisurata grandezza ergersi fino al cielo, presagio della nascita di Romolo e Remo.
L’iconografia mitologica raffigura Eros e Antero, suo fratello, mentre si scambiano un ramo di palma, simbolo di amicizia. La dea della vittoria, Nike, è raffigurata con una palma e una corona di alloro, così come la vediamo incisa sulle medaglie olimpiche. Interessante notare come nella cultura greca essa sia accostata alla fenice: in greco phoinix è la traduzione in greco del sostantivo fenicio tamar, cioè palma.
Nella tradizione greco-romana, viene associata alla vittoria: i gladiatori romani i gladiatori romani venivano premiati con un ramo di palma e di alloro. Per la sua capacità di slanciarsi verso il cielo, la palma era considerata un elemento di collegamento tra il terreno e il divino. Questo albero è anche il simbolo dell’unione di maschile e femminile: il tronco richiama il fallo, mentre le foglie e i suoi frutti sono la femminilità.
La palma è un classico simbolo di fertilità e un emblema della vittoria.
E’ anche considerata un simbolo di longevità, mentre il ramo di palma rappresenta un simbolo di pace.
Come regola generale, la palma della tradizione simbolica – è la palma da datteri, le sue foglie, raggiungono la lunghezza di 1-2 metri e di solito vengono chiamate  rami di palma. I popoli dell’Asia Minore usavano le foglie di palma da dattero per rituali funebri (come nell’occidente hanno deciso di utilizzare le corona).
Nella sua successiva interpretazione invece è un simbolo di longevità.
Sumera Ishtar la dea della fertilità, si sposò con Dummuzi – dio della crescita e della fruttificazione delle palme da dattero. I Greci avevano preso questo albero in prestito dall’ Egitto e dalla Mesopotamia, essendo una rarità nell’antica Ellade. Forse per questo motivo i vincitori dei Giochi Olimpici venivano presentati, insieme ad una corona di rami d’ulivo e di palma, per aggiungere il valore di un augurio di buona salute e la longevità. Più tardi, il ramo di palma diventò un simbolo mondiale di pace, simile a quello d’uliva, e di vittoria.  Nel cristianesimo, la palma è simbolo del sacrificio e della purezza. Secondo la tradizione di pellegrini portavano le foglie di palma dalla Terra Santa. Nel calendario liturgico, infatti, la Domenica delle Palme celebra l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, accolto dalla folla che agitava rami di palme, come leggiamo dal vangelo di Giovanni 12,13-15
Come un emblema di longevità l’albero divenne noto in Europa durante le Crociate. Il suo significato come simbolo di pace fu confermato nel Rinascimento e poi fu bloccato.
 
De metaphora Palmae et radicis eius
 
Dicitur etiam manus extenta (…) Eleganti metaphora justus comparatur palmae; nam palma est arbor horribilis radice, aspera cortice, firma robore, sublimis culmina, delectabis flore, suavis fructus dulcidine, erecta pro charitate signum victoriae; sic vita sanctorum vel religiosorum horribilis in radice, scilicet ab initio intrantibus religionem, quia stultis infert horrorem; unde in Libro Sapientiae: “Nos insensati vitam illorum putabamus insaniam” (Sap., V 6); aspera est in cortice, in victu scilicet, et cultu et vestitu; firma robore, constantia scilicet et patientia, sublimis virtutum et operum eminentia; delectabilis flore, quia in ea florent virtutes et bonae operationes; suavis est fructus dulcidine, quia pro labore percipit dulcem fructum vitae aeternae; erecta pro charitate, quia mentem esigit ad contemplandum coelestia; signum victoriae, quia propter luctam, scilicet qua vincit mundum, carmen et diabolum, merebitur coronam. Romus proprie, Aliquis ab aliquo descendens, qui metaphorice dicitur ramus; quia sicuti rami procedunt ab arboribus, sic posteri ex praedecessoribus; unde Apostolus: “Si radix sancta, et rami” (Paolo, Ad Rom., XI 6), id est posteri. Dicitur opus, unde per prophetam Veritas ait, antiquorum hostium malitiam signans: “Posuit vineam desertam vel in desertum, ficum decorticavit, exspoliavit eam”; alibi: “Fracti sunt rami ejus” (Ioel., I  7); insidiantibus quippe malignis spiritibus Dei vinea in desertum ponitur, cum plena virtutibus anima humanae laudis cupiditate dissipatur.
 Giovanni Teresi
 
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