Lillo Giuliana, il gioco serio – Anna Maria Esposito


 
Da quanti anni dovevo scrivere per l’ amico Lillo…
 
Trascorre, il tempo, feroce ed impetuoso. Rimaniamo uguali, dentro, mentre tutto attorno a noi cambia. Ogni tanto ci fermiamo e ci guardiamo allo specchio. Esso è beffardo e dietro la nostra immagine intravediamo la maschera di Dorian Grey, e ci compiacciamo almeno di non avere fatto i suoi stessi errori. Il mondo vorticoso è ruotato attorno a noi, come nel visionario film di Simon Wells “The time machine”.
Il momento opportuno è arrivato, forse, o non arriverà mai. Io scrivo, però. Scrivo di momenti, frammenti, che sono centinaia.
Ricordi come fotogrammi, di anni ed anni. E racconto.
Racconto ciò che so di lui. Racconto del bambino che in lui si nasconde, nel suo corpo massiccio ed imponente da sempre.
Egli ha scelto un’ attività adatta a lui, lo scontro-incontro con la pietra.
E l’ha trasfigurato con la sua profonda dolcezza.
Nella sua attività culla il suo bambino, e lo accarezza, e lo rassicura.  Ne sfiora le sue guance rosee coperte da finissima polvere di marmo, che gl’incipria le ciglia.
 Il bimbo risponde, sussurrando, con voce quasi impercettibile. Come un figlio fa con il padre. Il bimbo sogna, e le sua fantasie si materializzano in sculture.
Sculture e forme che Giuliana disperde nel modo, con attenzione misurata, riconoscendo l’estrema serietà caratteristica dei giochi infantili.
In chi nasce artista il bambino non viene mai abbandonato.
È custodito con cura, gelosia, rispetto e sollecitudine.
E rimane nel caldo tiepido dell'interno del cuore, e lo si lascia intento nei suoi giochi seri.
Lillo è un uomo maturo, ormai. Ma io ricordo il suo sorriso  da sempre, misurato e serio, uguale in tanti anni sin da quando lo conobbi grazie a Francesco carbone, alla soglia degli anni novanta.
Nel nostro “giro” un’armonia spontanea nasceva tra questi giovani amati e guidati dal grande cuore paterno di Francesco che mi volle in questa cerchia. Ed io ammiravo infinitamente questi giovani vivaci, belli,  anticonformisti, così come dovrebbero essere gli artisti. Ma erano  pienamente centrati nel proprio lavoro che era una ricerca progressiva, umile, costante, efficace.
Tutti loro hanno proseguito il loro discorso, che era già riconoscibile e che nel tempo  è maturato nella coerenza. Anche Lillo non è stato da meno.
Ha continuato, testardamente, a custodire il suo piccolo uomo (lo immagino vestito di blu), impegnato a seguire i suoi sogni che si  realizzano in un racconto fatto di ricerca, un racconto fatto non di parole, ma di oggetti.
Pensandoci, queste caratteristiche li accomunava tutti.
Così Calogero Barba, assemblatore di nozioni, paradossi e fatti.
Così Giusto Sucato, e mai nessuno come lui fu manipolatore di oggetti.
Così Francesco Giglia, nella sua ricerca tra miti e volumi marmorei.
Così Leonardo Cumbo, Giuseppina Riggi, Carmela Corsitto e molti altri, che non l’avranno a male se non li cito tutti.
Da allora il piccolo uomo di Lillo ha accumulato sfere, cilindri, zollette di zucchero, caramelle, biglie, tappi di bottiglia. Ed  ogni cosa che gli è apparsa affascinante. Come certo uccelli del Paradiso che raccolgono, nel loro giardino nunziale segreto, piume, bottoni, orecchini spaiati.
Questo piccino, tuttavia, non parla, è ostinato.
I suoi pensieri sbottano in mucchietti, frammenti, cumuli ed incastri.
Lettere, consonanti e vocali si coagulano talvolta in grido muto e disconnesso, quasi stanco: esse, odiando il senso compiuto, compaiono e cedono dopo un iniziale tentativo di racconto. Stanchi, pigramente rinunciano, rimanendo muta testimonianza.
 Come basiti e sorpresi, appaiono in un’ immobilità metafisica.
Purtuttavia, rimangono sfolgoranti e colorati, a testimoniare l'intensa e dolcissima vita interiore di un artista, così come filtra nel suo racconto serio.
L’ impegno di chi vuole, testardamente, contribuire con la propria ricerca  ed il proprio racconto al flusso di idee del Mondo, alla sua ricchezza universalmente inesauribile.
Anna Maria Esposito
Palermo, 10 ottobre 2026.
Per l’amico Lillo.
 

 
 
Biografia
Lillo Giuliana è nato nel 1953 a Caltanissetta, città nella quale vive e lavora. È una figura significativa della ricerca artistica contemporanea siciliana. Appartiene alla cosiddetta Scuola di Caltanissetta, un gruppo di artisti che, a partire dai primi anni Novanta, ha sviluppato un linguaggio d'avanguardia fondato sul rapporto fra scrittura, segno, materia e forma. Nelle opere pubbliche come nelle esposizioni, il legame con Caltanissetta e con la storia della Sicilia si intreccia con temi universali, quali la memoria, la migrazione, la spiritualità e il rapporto fra l'uomo e le proprie origini.
Accanto alla scultura, ha sviluppato una ricerca che egli stesso definisce «Scrittura come Scultura». In questo percorso, lettere, segni e strutture geometriche perdono la loro funzione puramente comunicativa e diventano elementi plastici, capaci di costruire immagini e significati autonomi.
Principali esposizioni e opere
2002 – La quadratura del cerchio, Centro Arti Visive Koinè, Apricena.
2003 – Il senso e l’idea, Studio 71, Palermo.
2007 – Biennale di Venezia (partecipazione da verificare).
2011 – Biennale di Venezia (partecipazione da verificare).
2012 – Visual Poetry Europe, Museo del Barocco, Noto.
2016 – Senza fare rumore, omaggio a don Bosco.
2018 – Salone Internazionale del Libro, Torino.
2019 – Un linguaggio plurale. La Scuola di Caltanissetta, Bagheria.
2024 – Il cuore ha le sue ragioni che ragione non conosce, mostra personale, Bagheria.
Principali opere pubbliche e installazioni (date non tutte accertate):
Andata e Ritorno – memoria dell’emigrazione nissena.
Ciaula scopre la luna – Parco di Gabara, San Cataldo.
In me regna la bellezza – progetto La Porta della Bellezza, Librino, Catania.
Io sono il vento – installazione dedicata al viaggio e alla migrazione.
 
 
 
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