L'ontologia dell'opera e dell'interpretazione

       

Interpretare un testo è leggerlo in trasparenza. Significa porsi davanti ad esso come di fronte a un francobollo o a una banconota per verificarne l'autenticità osservandone la filigrana. Ciò che rende "autentico" un testo è il valore che esso riceve dai significati nascosti, che ne costituiscono la vera essenza, il fondamento. Un'opera che non lascia spazio all'interpretazione; che si mostra in superficie e in piena luce senza lasciare intravedere una profondità, dice tutto di sé, e ciò è sufficiente per ritenerla un'opera chiusa e "falsa". La sua "falsità" è di servire solo alla lettura, ad ingannare il tempo, o anche di esistere per il semplice diletto, ma senza un cuore da donare al lettore, senza un volto del quale egli possa innamorarsi e, conseguentemente, desiderare di parteciparne la bellezza, di condividerla con altri possibili amanti. L'autenticità di un'opera è nella sua apparente oscurità. Conviene, a tale proposito, ricordare ciò che Ernst Cassirer, il filosofo delle forme simboliche, asserì a riguardo del discorso metaforico, dell'aforisma, della parabola. L'oscurità di Eraclito (io aggiungo, di Hölderlin e di Heidegger), l'aforistica riflessione di Bacone e di Schopenhauer sembrarono al Cassirer il più adatto modo di rendere all'uomo la "verità" che la lucida stringatezza del discorso argomentativo logico non è in grado di adeguatamente penetrare e rappresentare. Dunque, autentica è quell'opera che ha una verità da rivelare, così come è falsa quella che manca di questo fondamento, di questo valore di verità. L'oscurità è la profondità e il senso dell'opera, la quale se-duce il lettore e lo persuade ad amarla, ad avere cura del suo discorso, del suo linguaggio, di ciò che questo dice tra le righe e lascia affiorare in trasparenza. Essere interpreti significa intra-vedere nell'opera l'«ombra» che ne costituisce la filigrana; è porsi in ascolto del canto al di là della scrittura, dove risuona come un'eco, e godere dell'armonia, della corrispondenza tra il suono delle parole e il significato che vi si cela. Un testo è autentico, è vero, ha valore, se il suo linguaggio non è un flatus vocis, un discorso vuoto di senso, un dire privo di logos. La verità dell'opera è la presenza dell'essere che la fa esistere. In virtù della sua natura ontologica, un'opera è sempre fondamentale ed è un "capolavoro" se, e in quanto, rimanda all'essere, al principio che la determina. L'interpretazione deve, perciò, tenere conto di questa sua natura, che ne costituisce il tessuto pregiato, la filigrana dei significati. Leggere è andare al di là di ciò che «appare», per com-prendere ciò che «è» l'opera; significa scendere nella sua profondità, entrare nell' ombra delle parole per chiarire la "ragione" della loro nascita, fuori della luce accecante. Leggere, come suggerisce la radice «leg», rimanda al lògos, alla parola che custodisce l'essere, il quale, a sua volta, la genera. L'essere e la parola, dunque, « abitano» l'uno nel grembo dell'altra, e viceversa, e questo grembo è l'ombra, che trattiene in sé la migliore luce. Leggere è rac-cogliere, adunare i suoni nel tentativo di penetrare la musica; è porsi in sintonia con l'anima dell'autore per cor-rispondere insieme, con amore e devozione, alla verità, per grazia ricevuta. Perché l'opera è una visita e una vocazione, alla quale si è chiamati. All'ombra si volge lo s-guardo[1] dell'autore e sulla scena del sogno, che si apre dietro le quinte dell'occhio, assiste allo spettacolo delle rivelazioni. Nulla si mostra in filigrana nell'opera che non sia colto e rappresentato nel teatro dell'interiorità, dove si realizza la corrispondenza tra ciò che si legge e ciò che in quest'intima dimora si "rappresenta". In un testo che vale, le parole sono il suono, la voce, l'eco dell'essere, il quale nasconde il suo volto tra le costellazioni dei significati e incanta con le sirene del suo linguaggio. La poesia è il linguaggio dell'essere, ed è la Bellezza, il canto assoluto che non si concede mai interamente all'ascolto e ammalia senza annientare chi naviga in sua prossimità. La sua presenza nascosta rende ogni opera aperta e incompiuta e così garantisce l'inesauribilità della creazione umana preservandola dall'estinzione. Allora, interpretare non è dare compiutezza all'opera cogliendone il canto infinito, ma accostarsi a questo attraverso la risonanza dei suoi significati, modulando la propria vibrazione interiore sulle vibrazioni semantiche dell'invisibile canto. Interpretare un testo è porsi in cammino nel solco dell'ombra, sulle orme della sua luce; è entrare in sintonia con lo s-guardo dell'autore per vedere i suoi sogni in filigrana, per ricevere con il dono della sua poesia la visita dell'angelo.

 

 

 


[1] è lo sguardo creativo, o noetico, (alias, sguardo soale) spettatore e attore del "sogno", ovvero, delle immagini o idee che esso stesso suscita e contempla nel "teatro" del mondo interiore.

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