Elite e Distinzione/ 42 - Goffredo di Crollalanza

L’araldica ebbe la cavalleria per autore, il bisogno per movente, il trofeo per scopo, i tornei e le crociate per occasione, il campo di battaglia per culla, l'armatura per campo, il disegno per mezzo, il simbolo per ausiliare, il creato per materia, l’ideografia per concetto, il blasone per conseguenza. (...) Il blasone non è l’araldica ma ne è l'illuminazione, come la mente non è l’anima. La parola è il mezzo per cui si manifestano l’una e l’altro, la mente e il blasone.

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Colla cavalleria fu introdotta una nuova forma di nobiltà, e dappoiché l’antica germa­nica si era spenta nella ligia del feudalesimo, questa elevassi a più nobile scopo che non le conquiste: dopo il primo fervore di Palestina, s’accostò al trono per dargli lustro e con­sigli, montò sugli spalti per difendere il popolo e introdusse gentili e dolci maniere nella pace, risparmiando sulla guerra le inutili atrocità. Insegnò la dignità all’uomo, la cortesia al valore, la mansuetudine alla guerra.

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