LAOCOONTE “IL SENTIMENTO DEL BELLO” NEL SAGGIO DI GOETHE DEL 1798 – STUDIO DI GIOVANNI TERESI

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                                                                               Laocoonte 

 

Il gruppo scultoreo del Laocoonte costituisce, per Goethe, un modello di simmetria, varietà, quiete e movimento, contrasti e gradazioni sottili, ma soprattutto riesce a esprimere l’attimo di massimo culmine espressivo:

“La situazione delle tre figure è rappresentata in vari gradi con suprema sapienza. Il figlio maggiore è avvinghiato solo alle estremità, il secondo lo è in più punti e in particolare è stritolato al petto. Con il movimento del braccio destro egli cerca di divincolarsi per farsi largo, mentre con il sinistro respinge leggermente la testa del serpente per impedirgli di cingergli il petto in un’altra spira; il serpente è sul punto di sgusciar via dalla mano, ma non morde affatto. Il padre invece vuole liberare con violenza sé e i suoi figli da questa stretta; serra l’altro serpente che, irritato, lo morde all’anca.

[…] Il corpo scatta al lato opposto, il ventre si contrae, la spalla si piega in basso, il petto si protende e la testa si reclina nella parte colpita. Poiché nei piedi legati e nelle braccia che si dibattono si mostra ancora un residuo della situazione e dell’azione precedenti, ne scaturisce l’effetto congiunto di uno slanciarsi e di un ritrarsi, di un agire e di un patire, di uno sforzo e di una resa, che forse non sarebbe possibile a nessun’altra condizione.”

Scrive  Goethe:

“Gli antichi, che erano ben lontani dalla follia moderna per cui un’opera d’arte deve avere la parvenza di un’opera della natura, rimarcavano il carattere artistico delle loro opere disponendone le parti in un ordine studiato. Con la simmetria facilitavano all’occhio la comprensione dei rapporti e un’opera complessa diveniva intelligibile. […] Così, anche astraendo dal suo contenuto e persino scorgendone da lontano solo i contorni più generali, ogni opera d’arte appare ancora all’occhio come un ornamento.”

Nel saggio sull’opera  Goethe elenca le caratteristiche di un’opera d’arte perfetta. Essa deve:

–       rappresentare la natura umana quindi conoscere le parti e le proporzioni del corpo umano, i suoi fini interiori ed esteriori, le sue forme e i suoi movimenti (“natura vivente e organizzata”);

–       conoscere la differenziazione di queste parti secondo la forma e l’azione (“caratteri”);

–       essere in quiete o in movimento, in azione o nel pathos dell’espressione;

–       attingere all’ideale, ovvero l’artista deve comprendere bene il suo soggetto e rappresentare di esso la climax espressivo;

–       sottostare alle leggi dell’arte (ordine, intelligibilità, simmetria, contrasto, ecc.) per raggiungere la “grazia”;

–       sottostare alla “misura” per giungere alla “bellezza spirituale”.

Il Laocoonte è  dunque un soggetto patetico, perché esprime passioni come il timore, il terrore e la pietà, e, moderando, nell’imitazione artistica, gli eccessi passionali della natura umana, riesce a infondere il sentimento del bello.

Giovanni Teresi

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