Luigi Natoli e I Beati Paoli

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Il 6 maggio del 1909 il Giornale di Sicilia pubblicava in appendice la prima di 239 puntate di un romanzo che avrebbe segnato la cultura popolare siciliana e, trasversalmente, quella nazionale. Il suo autore era un professore di scuola elementare di 52 anni, già autore di romanzi storici e di storie e leggende siciliane, che si presentava al pubblico dei lettori del quotidiano siciliano con lo pseudonimo di William Galt. Luigi Natoli, questo il suo vero nome, nacque a Palermo il 14 aprile del 1857 da Giuseppe e Maria Lamantea, una coppia di origine messinese e di fede garibaldina, a causa della quale ebbe a scontare la prigione e la confisca dei beni materiali. Le ristrettezze economiche non permisero al giovane Luigi di frequentare corsi di studi regolari ma la sua tenacia gli consentì di arrivare a prendere la licenza di insegnante elementare che gli valse l’opportunità di insegnare tanto a Palermo che in altre città d’Italia. Presto iniziò a interessarsi alla storia e alle leggende della Sicilia e a scriverne per vari giornali, fino a diventare uno degli autori di romanzi storico-popolari più stimati del primo Novecento siciliano. Amico di Arturo Graf, Luigi Capuana, Alfredo Cesareo, Federico De Roberto e Mario Rapisardi, fu apprezzato da Alexandre Dumas e i suoi romanzi furono accostati a quelli di Victor Hugo ed Eugène Sue. Umberto Eco, in un saggio a corredo di un’edizione de I Beati Paoli, collocò il romanzo nell’albo delle narrazioni derivanti dal filone gotico, appaiandolo, fra gli altri, ai Tre moschettieri di Dumas, e Leonardo Sciascia  definì il suo autore “uno storico con le carte in regola, e uno scrittore efficace, un narratore tecnicamente accorto.” Quando nel 1990 fu tradotto in francese, il critico letterario di Le Monde Jean Noel Schifano classificò I Beati Paoli “il quinto monumento storico della letteratura italiana contemporanea” (dopo I Promessi Sposi di Manzoni, I Vicerè di De Roberto, La storia di Elsa Morante e Il nome della rosa di Umberto Eco).

Il successo de I Beati Paoli, pubblicato a puntate fino al 2 gennaio del 1910, si ripeté quando nel 1921 la casa editrice Gutemberg lo stampò in volume. La storia degli “incappucciati” appassionò il pubblico di ogni estrazione sociale, il popolino si entusiasmò per le possibilità di rivincita che avevano i buoni sui cattivi, la popolazione più avvertita ne apprezzò gli intrecci e la storia locale, gli scrittori e gli intellettuali ne stimarono la valenza storica. La vita di questo romanzo non si è mai esaurita. Nel 1949 La Madonnina di Milano lo diffuse a dispense settimanali, nel 1955 il quotidiano L’Ora lo ripubblicò a puntate; nel 1971 l’editore Fausto Flaccovio acquisì i diritti di tutte le opere di Natoli e lo ristampò. I Beati Paoli è stato tradotto a Buenos Aires, a Parigi, a Berlino, in Francia. A tanti anni dalla sua prima uscita l’interesse suscitato da questo romanzo rimane attuale. Esso ha rappresentato una svolta rispetto al feuilleton dell’epoca per il valore positivo che incarnano i complotti degli incappucciati, vòlti a ristabilire l’ordine “buono” che le autorità corrotte non sono in grado di assicurare. La vicenda dei Beati Paoli ha nutrito varie forme di spettacolo: in teatro è stata rappresentata nel 2002 dallo Stabile di Catania; nel 1947 il regista Pino Mercanti ne realizzò una trasposizione cinematografica con i migliori attori del tempo: Lea Padovani, Carlo Ninchi, Paolo Stoppa, Massimo Serato.

Fra storia e leggenda i Beati Paoli continuano a vivere nell’immaginario popolare a dispetto della loro veneranda età, è infatti uscito appena lo scorso anno per conto della casa editrice Sellerio il libro di Gabriello Montemagno “L’uomo che inventò I Beati Paoli”.

Luigi Natoli morì il 25 marzo del 1941 e, nonostante la sua numerosa produzione letteraria e la sua popolarità, non fu mai ricco; della sua vita si conosce poco, se non che ebbe due mogli ed undici figli, di cui due morti prematuramente.

Anna Maria Bonfiglio

 

 

 

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