Mosaicosmo ed entaglement quantistico: l’abbraccio primordiale, ovvero “tutto è uno” - di Anna Maria Esposito

 

 

"Ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra."

 

Nell'ampia visione del Mosaicosmo non può essere ignorato il fenomeno chiamato Entanglement quantistico.

 Mi avventuro nella descrizione, dato che non sono un fisico o un matematico. Eppure questo fenomeno mi affascina e trovo in esso il necessario collegamento con il Creatore.  

Per questo ho ritenuto necessario integrare il Mosaicosmo  (come ho già descritto nell'articolo precedente, ovvero come già radicato in una visione teologica della RICAPITOLAZIONE) con il concetto di Entanglement quantistico. 

Se TUTTO È, E SARÀ UNO, l’Entanglement è INTUITIVO.  

L’Entanglement quantististico è un fenomeno  descritto nel 1935 da Albert Einstein, Boris Podolsky e Nathan Rosen in un articolo dal titolo  “La descrizione quantomeccanica della realtà fisica si può considerare completa?”  

Il termine fu coniato da Erwin Schrödinger nel 1935, da poco vincitore del Nobel per la Fisica “per aver scoperto nuove e fruttuose forme della teoria atomica”.  

 Il fenomeno è così insolito che perfino Einstein non lo credeva possibile.

 Nelle povere parole che posso permettermi, esso consiste nel collegamento indistruttibile ed INSPIEGABILE tra particelle subatomiche le quali sono “costrette” ad interagire, non importa quale sia la distanza che le separi.

Possono interagire tra di loro anche se si trovano in luoghi opposti dell'universo Descrizione un po’  più complessa:

un fotone può essere diviso in due particelle che resteranno sempre connesse (in senso quantistico) tra loro. L’equazione matematica che descrive lo stato della particella si chiama FUNZIONE D’ONDA e si estende su distanze immense, anche anni luce.

Compiere questo collegamento è un’operazione delicata: non si tratta di fare analogie superficiali, ma di cogliere una risonanza ontologica, la quale diventa fortemente simbolica.  

Per prima cosa, non si devono confondere i due piani fisico e metafisico.

  1. Che cosa dice davvero l’Entanglement

Nella fisica quantistica l’Entanglement indica che due sistemi possono essere correlati in modo tale che lo stato dell’uno non è indipendente dall’altro, anche a grande distanza.

Questo implica: una unità iniziale che poi fu divisa all’ ATTO DELLA CREAZIONE.

La realtà non è completamente riducibile a parti isolate ma tutto esiste una forma di UNITÀ

PROFONDA.

La separazione tra tutte le cose è, in certo senso, fenomenica più che ultima.

  1. Risonanza con il Mosaicosmo

Il Mosaicosmo afferma che ogni persona è una tessera irripetibile, ma inserita in un tutto organico.

L’entanglement suggerisce — sul piano fisico — qualcosa di analogo: le parti del reale non sono realmente indipendenti. Se trasposto in chiave filosofica:

ogni persona è unica e nessuna esistenza è isolata;  qualunque atto ha una risonanza nel tutto.

Il cosmo non è un aggregato, ma COMUNIONE strutturale.

  1. Libertà e responsabilità in un cosmo “intrecciato”

Se il reale è profondamente interconnesso, allora la libertà umana assume specificità che gli sono proprie.

Per il Mosaicosmo, ogni scelta personale è una scelta cosmica, così come avviene nella Teologia della Divina volontà.

Alla luce dell’Entanglement ogni atto umano non resta confinato al soggetto, ma produce effetti che si propagano nella rete dell’essere  (L’ UOMO È MEDIATORE DEL COSMO).

 Collegandolo all'argomento che mi sta a cuore:  E le vite non nate nell’ interconnessione dell’essere?

se ogni persona è una tessera e il reale è “intrecciato”, allora le vite non nate non sono semplicemente assenti, ma devono essere presenti in modo non visibile nella trama dell’esistenza. In termini teologici:

esse non partecipano pienamente alla storia empirica ma appartengono comunque alla totalità del disegno divino.

Spirito e corpo sono destinati all’unità.

Il fenomeno dell’Entanglement ci aiuta in questa riflessione:

una realtà può essere realmente connessa anche se non appare nello spazio-tempo della nostra percezione.

Ricapitolazione e Unità

La ricapitolazione finale in Gesù Cristo può essere letta così:

ciò che ora appare separato, ciò che è stato spezzato,  ciò che non si è compiuto nella storia, verrà ricondotto a UNITÀ.

L’entanglement suggerisce che questa unità non è una costruzione futura dal nulla, ma UNA REALTÀ GIÀ INSCRITTA NELLA STRUTTURA PROFONDA DEL COSMO.

La fine dei tempi non è la creazione di un’unità nuova, ma la rivelazione piena di un’unità già reale ma adesso non evidente, ma pensabile attraverso la logica e la necessità.

6. Conseguenze filosofiche

Integrare Mosaicosmo e entanglement porta a tre conseguenze forti: a) Ontologia relazionale

L’essere non è sostanza isolata ma RELAZIONE COSTITUTIVA.

Qui si intravede un’eco della Trinità: l’essere è comunione. b) Superamento del dualismo rigido.

Infatti, se tutto è connesso, spirito e materia non sono mondi separati ma livelli di una stessa realtà in relazione tra loro e destinati all’UNITÀ.

c) La speranza escatologica ne esce rafforzata:  

NULLA VA REALMENTE PERDUTO MA OGNI VITA, OGNI RELAZIONE, OGNI ESPERIENZA UMANA RIMANE INTRECCIATA NEL TESSUTO DELL'ESSERE.

Così  la RICAPITOLAZIONE FINALE non sarà un recupero artificiale, ma una manifestazione piena di ciò che è già connesso poiché lo è stato da sempre. 

Dove? In Dio che è il tutto.

L’entanglement non dimostra verità teologiche, poiché e concetto che  opera sul piano della fisica. Però l’ Entanglement è sorprendentemente un'analogia di valore simbolico e  filosofico, necessario per pensare l’UNITÀ DEL REALE.

Il Mosaicosmo, arricchito da questa lettura, suggerisce che ogni persona è unica, ogni vita è connessa e anche ciò che appare perduto è ancora “intrecciato” nel tutto.

Alla fine lo spirito e la materia, le vite compiute e quelle interrotte, la storia visibile e quella nascosta saranno ricondotti a UNITÀ in Cristo.

Questa visione si collega anche alla fisica del tempo e all’eternità:  nulla si perde davvero.

Rapporto tra tempo, eternità e ricapitolazione.  

Il Mosaicosmo, la teologia e alcune intuizioni della fisica contemporanea si sfiorano in modo sorprendente.

  1. Il tempo non è ciò che sembra

Nella nostra esperienza, il tempo appare come passato  (non più),  presente, (fugace) e futuro, (il non ancora).

Già Agostino d'Ippona aveva compreso che questa visione è incompleta.

Per lui il tempo è il presente del passato (memoria), il presente del presente (attenzione) e il presente del futuro (attesa).

 Intuisce Agostino:

 Il tempo esiste nell’anima, non come realtà assoluta esterna;

(in questo senso Kant, postulando le Categorie a priori, avrebbe fatto un passo indietro nella riflessione filosofica).

Queste considerazioni ci portano a riflettere sulla natura di ciò che chiamiamo eternità.

  1. L’eternità non consiste in un “tempo infinito”, ma  in “totalità simultanea”.

La teologia classica, con Tommaso d'Aquino, definisce l’eternità come:

“possesso totale e simultaneo della vita”.  

Questo significa che Dio non vive nel tempo che scorre, ma per Lui tutto è presente e visibile.

In Dio ciò che per noi è passato, ciò che è presente e ciò che è futuro è simultaneamente presente.

  1. Conseguenza: nulla può perdersi davvero.

Se guardiamo la realtà dal punto di vista del tempo che noi percepiamo, non vediamo altro che vite interrotte, eventi spezzati, storie incomplete.

Ma se la guardiamo dal punto di vista dell’Eternità tutto ciò che è stato è e sarà ancora presente in Dio.

Questo cambia radicalmente la prospettiva sulle vite non nate, le esistenze incompiute.

Le “tessere mancanti” non sono annullate, ma sono presenti nell’eterno.

  1. Risonanza con la fisica: il tempo come dimensione

Alcune interpretazioni della fisica moderna (senza confonderle con la teologia) vedono il tempo come una dimensione simile allo spazio, come nel cosiddetto “universo a blocchi”,  passato, presente e futuro coesistono e il tempo non scorre: siamo noi a percorrerlo, ovvero la realtà potrebbe essere già interamente “data”, anche se noi la viviamo progressivamente.

  1. Entanglement ed eternità.

Se uniamo questo all’Entanglement quantistico, emerge un quadro suggestivo:

le parti del reale sono interconnesse oltre lo spazio e anche oltre il tempo.

In chiave filosofica l’essere è una rete di relazioni che non si spezzano nel tempo.

  1. La ricapitolazione come rivelazione finale

La fine dei tempi non sarà aggiungere qualcosa che manca o ricostruire ciò che è andato perduto come una specie di riparazione o di restauro, ma sarà  rendere visibile l’unità che esiste già in Dio.

La ricapitolazione in Gesù Cristo sarà MANIFESTAZIONE, COMPIMENTO, RIVELAZIONE.

  1. Spirito e materia nell’unità finale

Il tempo è il luogo della separazione, l’eternità è il luogo dell’unità.

Alla fine lo spirito non sarà più limitato dal tempo, la materia non sarà più opaca.

La storia non sarà più frammentata ma sarà ciò che potremo chiamare: presenza totale dell’Essere. 

Adesso il tempo che per noi scorre  mostra frammenti, ma l’eternità custodisce il tutto. l’Entanglement suggerisce connessioni profonde.

 Nella RICAPITOLAZIONE si rivelerà l’unità finale.

Nessuna tessera è davvero perduta, nessuna vita è inutile, nessuna storia è definitivamente spezzata.  

Tutto è già, in modo reale ma ancora non percepibile, presente, unito e custodito nell’eternità di Dio.

ENTANGLEMENT ED IDENTITÀ PERSONALE; LA LIBERTÀ FERITA, LE VITE NON NATE.

Nell’ Entanglement  le parti del reale sono correlate ma non per questo perdono la loro identità.

Il punto doloroso: è che acune libertà umane hanno impedito ad altre vite di svilupparsi nel tempo.

Questo è reale ed è una ferita del MOSAICO storico.

MA DIO CONOSCE QUELLE VITE ETERNAMENTE.

La loro realtà non dipende dal tempo, invece ESISTE IN DIO.

La libertà umana male applicata può FERIRE la storia ma non può andare contro la Divina Volontà  né distruggere L’ESSERE PENSATO DA DIO.

Alla fine dei tempi accadrà qualcosa di straordinario:

vedremo il mosaico completo, il senso di ogni tessera e vedremo come le LIBERTÀ individuali  si sono intrecciate.

L’uomo è libero MA NON ISOLATO; la storia è aperta ma già presente nell’eternità.

E quindi: L’UNITÀ È GIÀ PRESENTE E REALE NELL’ETERNITÀ.

E IL MOSAICOSMO È ESATTAMENTE QUESTO: la realtà in cui ogni scelta libera, ogni vita (anche la più nascosta), ogni frammento di esistenza è già conosciuto e CUSTODITO.

 SARÀ CHIAMATO ALL’UNITÀ FINALE IN DIO.

L’entanglement ritorna a se stesso.

Portiamo tutto al punto più alto e unificante: la Divina Volontà.

Qui il Mosaicosmo, la ricapitolazione cosmica e il problema della libertà trovano una sintesi radicale.

“La Volontà di Dio si compie sempre.”

A questa VERITÀ occorre dare una precisa lettura teologica.

Non significa che ogni evento è voluto direttamente da Dio (esiste la volontà permissiva) né che il male sia voluto da Dio.

 Significa invece che NULLA può impedire il compimento ultimo del disegno divino.

Se Dio permette il male, lo ordina a un bene più grande.

I Due livelli della Volontà divina:

Per comprendere tutto, bisogna distinguere: a) Volontà “antecedente”

Dio vuole il bene, la vita , la pienezza di ogni creatura; qui rientrano tutte le “tessere” pensate da Dio

b) Volontà “conseguente”:

in essa Dio integra anche il male nella storia.

Nulla sfugge alla ricapitolazione: libertà, vite non nate, entanglement, tempo ed eternità.

Ciò che è stato compiuto, ciò che è stato ferito, ciò che è rimasto incompiuto, tutto viene assunto e portato a UNITÀ.

Le vite spezzate all'interno della Divina Volontà:

Aborti, embrioni congelati, vite mai sviluppate sono ferite reali,  

sottrazione al disegno visibile.  

Ma nella Divina Volontà non sono fuori dal disegno, non sono perdute, poiché nulla può impedire il compimento ultimo della Divina Volontà.

 Poiché furono volute, Dio le custodisce eternamente  per poi ricapitolarle in Cristo.

La Divina Volontà non fallisce mai.

La Volontà di Dio è l’atto stesso che sostiene tutto l’essere.

Anche ciò che l’uomo rovina può essere ferito nel tempo, ma non potrà essere distrutto nell’eternità.

Libertà e Divina Volontà: non opposizione ma chiamata.

La libertà umana non può uscire definitivamente dalla Volontà di Dio, perché esiste dentro di essa ed è sostenuta da essa

La Libertà umana non è apparente, non è un gioco: è reale.

Ogni scelta esiste ed ha le sue conseguenze. Nonostante questo, è già contenuta nella Volontà eterna.

Male e ferite storiche non annullano nulla, perché la RICAPITOLAZIONE integrerà ogni differenza in modo definitivo.

Il male non è ontologicamente fondante, non è un ente positivo, quindi non entra come principio ultimo.

Allora la vera libertà è entrare CONSAPEVOLMENTE NELLA VOLONTÀ DIVINA.

Compimento finale: tutto sarà Volontà di Dio.

Alla fine dei tempi accadrà questo: non solo il bene visibile, ma tutta la realtà sarà pienamente conforme alla Volontà di Dio.

E questo è il vero significato di:

“Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28).

La Volontà di Dio si compie sempre perché nulla esiste fuori di essa, nulla si perde in essa, tutto è destinato a essere ricapitolato in essa.

Anche ciò che adesso sembra mancare è già presente nel disegno eterno e alla fine apparirà nell’Unità della Divina Volontà.

La differenza sarà consistita nell’esercizio della nostra libertà, del nostro libero arbitrio. Tutto l'universo sarà arricchito  di ciò che avremo esperito nella nostra libera adesione. La nostra libertà è il dono più grande. Dio accetta la libertà delle sue creature pensanti fino ad ogni conseguenza, anche la più estrema, e lo ha dimostrato.  

E tutto è destinato a essere ricapitolato in Cristo.

 

Pin It

Potrebbero interessarti

Articoli più letti

Questo sito utilizza Cookies necesari per il corretto funzionamento. Continuando la navigazione viene consentito il loro utilizzo.