“L’arte una musa persa tra stracci e ferri vecchi” di Francesco M. Scorsone

La fase storica che stiamo attraversando nella quale le gallerie d’arte, vere o presunte, luoghi della grande cultura del novecento, stanno scomparendo. Spuntano come funghi dal nulla nuovi luoghi free nei quali l’arte (diciamo l’arte) viene esposta come se fosse una merce qualsiasi, qualcosa da comprare senza pensare chi è l’autore, da dove viene, che cosa ha fatto etc. Piace e questo basta. Ovviamente compri se hai i soldi e se il negoziante è stato capace di utilizzare quei mezzi come usano fare i nostri politici da veri imbonitori di piazza.
I telegiornali ma anche i talk show sono pieni di questi personaggi lugubri anche se oggi si presentano con le maniche rimboccate e la giacca sulle spalle. Frasi ad effetto che fanno inorridire perché usabili per qualsiasi cosa da comprare o da vendere. Questo pezzo, (molti non sanno che il dipinto se è all’interno di una cornice si può chiamare anche quadro), varrà un patrimonio da lasciare ai suoi figli quando saranno grandi. Gli investimenti in titoli producono pensieri e spesso dispiaceri. Il quadro è un investimento sicuro perché avrà quella lievitazione naturale e costante di un’opera d’arte aggiungendo frasi fatte del tipo: “guardi l’espressione degli occhi”; “una tavolozza unica”; “un’opera imperdibile”; “se non la comprate voi la porto via io a casa” etc.
Ebbene si, è anche parzialmente vero, un buon venditore deve sapere come porre la questione all’acquirente. Ma per capire cos’è un opera d’arte desidero avvalermi di uno degli esponenti più rappresentativi in questo campo. Secondo Ernest Gombrich “l'arte non coincide con l'espressione dei sentimenti, un sentimento da solo non darà mai un capolavoro. Un'opera nasce da un lavoro di crescita graduale legato fortemente alla tradizione. Allo stesso modo l'interpretazione dell'opera è una questione di gradi e né la nostra partecipazione emotiva né quella intellettuale ci mettono al sicuro dai fraintendimenti. È per questo motivo che bisogna considerare l'importanza dello stile nell'arte. Lo stile rappresenta la differenza e l'innovazione di un artista rispetto ad un altro.”
Ma se è questa la definizione che Gombrich da dell’opera d’arte come possiamo considerare tutto ciò che “cresce” nei luoghi cosiddetti free dove viene esposta l’arte?
In questi giorni a Palermo si sta svolgendo Manifesta 12 con appuntamenti d’arte in luoghi poco frequentati dal grande pubblico. Manifesta 12 è un appuntamento internazionale nato in Olanda e negli anni ha contaminato un po’ tutto il continente europeo. Manifesta è stata fondata ad Amsterdam negli anni 90 dalla storica dell’arte olandese Hedwig Fijen, che ancora oggi la guida. Ogni nuova edizione viene avviata e finanziata individualmente, ed è gestita da un team permanente di specialisti internazionali. Proprio perché è gestita individualmente da coloro i quali ne chiedono il patrocinio, la commissione giudicante sceglie quelle proposte che a proprio insindacabile giudizio le trova più rivoluzionarie e direi sconsiderate. Sicché autori e enti più o meno qualificati riescono ad avere accesso alle selezioni e accolte perché gradite nel progetto alla commissione. Il risultato  potete giudicarlo andando in giro per Palermo nei luoghi di cui prima ho scritto.
Che l’arte sia andata da un pezzo verso una deriva impazzita e incontrollabile è “cosa” vecchia. Ritenere che l’arte contemporanea sia quella che oggi ci propongono i media è follia. L’arte è una cosa seria e non è cosa da poco, ma certamente è cosa per pochi. Io non posso aspettare l’anno 2.100, non ci sarò all’appuntamento con il rogo, che verrà realizzato con tutte le stupidità spacciate per arte nel corso degli ultimi quasi 40 anni tra il secolo scorso e questo secolo. Ma credetemi mi piacerebbe tantissimo.

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