La nona fatica di Eracle: la cintura di Ippolita – ricerca mitologica di Giovanni Teresi

Le dodici fatiche di Eracle

 

 

 Ippolita era la regina delle Amazzoni, che abitavano presso il fiume Termodonte: una popolazione davvero forte in battaglia. Si esercitavano sempre in attività maschili, e se per caso una di esse aveva una relazione con un uomo e restava incinta, allevavano sole le figlie femmine; si tagliavano via la mammella destra per non avere impedimenti nel maneggiare le armi, e la sinistra la lasciavano per poter allattare.

Ippolita aveva ricevuto la sua cintura da Ares, in segno della sua superiorità su tutte le altre.
Eracle era stato inviato a prendere proprio questa cintura per portarla ad Admete, la figlia di Euristeo, che la desiderava.
Si mise per mare con una schiera di volontari, su una sola nave, e arrivò all’isola di Paro, dove abitavano i figli di Minosse: EurimedoneCriseNefalione e Filolao. Ma avvenne che due dei compagni di Eracle, sbarcati dalla nave, furono uccisi dai figli di Minosse; allora l’eroe, infuriato, li uccise all’istante, e strinse d’assedio gli altri abitanti dentro la città, finché questi gli mandarono un’ambasciata, con la proposta di scegliersi due uomini a suo piacimento, in cambio dei suoi due compagni uccisi. Eracle tolse l’assedio, e scelse Alceo e Stenelo, i figli di Androgeo, a sua volta figlio di Minosse.
Poi partì, e arrivò in terra di Misia, dove fu ospite di Lico, figlio di Dascilo. In cambio della sua accoglienza, l’eroe aiutò Lico nella guerra contro il re dei Bebrici: molti morirono per mano di Eracle, e anche il re Migdone stesso, fratello di Amico. A Lico poi affidò un vasto territorio sottratto ai Bebrici: e l’intera regione venne chiamata Eraclia.
Quando finalmente l’eroe approdò nel porto di Temiscira, Ippolita si recò a fargli visita: la regina s’informò dello scopo della sua missione, e gli promise la cintura.
Ma intanto Era, travestita a Amazzone, girava fra il popolo, dicendo che erano arrivati degli stranieri con l’intenzione di rapire la regina. Allora le Amazzoni si armarono e corsero a cavallo verso la nave. Eracle, quando le vide arrivare in assetto di battaglia, sospettò un tradimento: uccise Ippolita, le strappò la cintura, poi, dopo aver sbaragliato tutte le altre, salpò per Troia.
In quei giorni la città era afflitta da un grave flagello, a causa dell’ira di Apollo e di Posidone.
I due dei, infatti, per mettere alla prova la tracotanza del re Laomedonte, avevano assunto le sembianze di uomini, e si erano accordati con lui per fortificare con le mura la cittadella di Pergamo, dietro compenso. Ma quando poi ebbero terminato il lavoro, Laomedonte si rifiutò di pagarli. Allora Apollo aveva mandato una pestilenza, e Posidone un mostro marino, il quale, spinto fuori dalle onde con la marea, avanzava nella terraferma e faceva strage di uomini. Gli oracoli avevano rivelato che quella gran disgrazia avrebbe avuto fine se Laomedonte avesse esposto sua figlia Esione in pasto al mostro: così la fanciulla era stata incatenata a una roccia vicino al mare. Eracle vide la fanciulla esposta sullo scoglio, e promise che l’avrebbe salvata, se Laomedonte gli avesse ceduto le cavalle che Zeus aveva dato in cambio del rapimento di Ganimede.
Laomedonte gli diede la sua parola, Eracle uccise il mostro e salvò la fanciulla. Ma il re a quel punto gli rifiutò il compenso pattuito: allora Eracle minacciò guerra a Troia, e poi ripartì.
Giunto a Eno, venne ospitato dal re Polti. Mentre stava per riprendere il mare, sulla spiaggia di Eno colpì e uccise l’insolente Sarpedone, figlio di Posidone e fratello di Polti. Sbarcò poi a Troia, sottomise i Traci che vi abitavano, e la diede da colonizzare ai figli di Androgeo. Da Taso arrivò a Torone, lì Poligono e Telegono, i figli di Proteo, a sua volta figlio di Posidone, lo sfidarono a duello, ed Eracle li uccise entrambi. Giunto infine a Micene, consegnò la cintura a Euristeo.
 
Giovanni Teresi
 
Bibliografia: Apoollodoro Biblioteca “Il libro dei miti” Ediz. Oscar Mondadori
 

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