Considerazioni di Emanuele Insinna su "MOSAICOSMO — MANIFESTO. Per un Nuovo Umanesimo Cosmico" di Tommaso Romano
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- Category: Scritture
- Creato: 24 Marzo 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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Il Mosaicosmo si presenta come un manifesto filosofico-antropologico di notevole ambizione, che propone una visione personalista dell’universo: il cosmo è concepito come un mosaico vivente in cui ogni persona costituisce una tessera unica, irripetibile e insostituibile. Da questa premessa deriva l’idea fondamentale che la dignità della persona preceda e fondi ogni costruzione politica, economica o tecnologica; ogni sistema che riduca l’individuo a funzione o mezzo tradisce la struttura stessa dell’umano. Nel complesso, questa impostazione è convincente. Il manifesto sviluppa coerentemente la centralità della persona: sul piano ontologico afferma l’unicità radicale dell’essere umano; sul piano etico e politico difende la libertà personale e artistica; sul piano culturale tenta di ricomporre la frattura tra umanesimo e tecnica, riconoscendo il valore della scienza e dell’intelligenza artificiale ma rifiutando tanto lo scientismo quanto il tecnicismo. Anche l’apertura alla dimensione spirituale e il radicamento nella tradizione cristiana vengono presentati come risorse per comprendere più profondamente la dignità della persona e il senso della storia.
Nel loro insieme, questi elementi delineano una proposta di rinnovato umanesimo che merita attenzione, perché cerca di rispondere alla crisi di senso della modernità riaffermando il legame tra libertà, responsabilità storica e trascendenza.
Una riserva significativa emerge tuttavia nella parte dedicata alla libertà economica e imprenditoriale. Il Mosaicosmo descrive l’imprenditore come una figura quasi “cosmica”, capace di creare valore, assumere rischio e trasformare il potenziale in realtà. In questa prospettiva la libertà d’impresa viene presentata come espressione autentica della libertà umana e come forza creativa dello sviluppo sociale.
Questa lettura, tuttavia, rischia di apparire incompleta se non si considera la realtà dei rapporti economici contemporanei. In molti contesti il profitto non deriva soltanto dall’innovazione o dal rischio imprenditoriale, ma anche da rapporti di lavoro profondamente asimmetrici, nei quali il potere contrattuale dei lavoratori è molto più debole rispetto a quello delle imprese. In tali condizioni il valore prodotto dal lavoro collettivo può essere distribuito in modo diseguale: salari compressi, precarietà e intensificazione dei ritmi produttivi consentono di massimizzare i profitti, mentre una parte rilevante della ricchezza generata deriva di fatto dallo sfruttamento del lavoro umano.
Per questo la celebrazione dell’imprenditore come unico motore della creazione di valore appare problematica. L’economia è sempre il risultato di una cooperazione tra capitale e lavoro. Se il Mosaicosmo vuole restare coerente con la propria impostazione personalista, secondo cui ogni persona è una tessera irripetibile del mosaico cosmico anche il lavoratore non può essere ridotto a semplice fattore produttivo. La libertà d’impresa può essere riconosciuta come dimensione della libertà umana solo nella misura in cui non si fonda sulla compressione della dignità del lavoro, ma su una distribuzione più equa del valore prodotto e su condizioni di lavoro realmente umane.




