Mosaicosmo/4 - di Nino Aquila

Non ancora l’alba, non ancora l’aurora di una mattinata d’inverno nella città chiassosa che ancora sprofonda pesantemente nel silenzio, quando pochissimi vegliano ed è il momento migliore, il più idoneo a meditare. In codesto clima Tommaso Romano si ritrova con se stesso, è indotto a fissare sulla carta i propri pensieri che sono frutto di altri, innumerevoli momenti di meditazione: così lascia una traccia di sé in 7 tessiture dal mosaicosmo, così lo affida alla nostra lettura.

Lo ritroviamo, allora, faccia a faccia con “l’Essere Cosmico (Dio)” ed alle prese con il dipanarsi dei misteri che da Esso promanano, che in Esso e solamente da Esso trovano origine, che ciascuno a proprio modo cerca di intendere, appropriandosene e fatalmente alterandone l’essenza troppo alta, troppo complessa per essere colta in ogni suo risvolto.

 Ma Romano, aduso alla meditazione, più che altri, riesce non solamente a percepirne gran parte del significato, ma ce lo propone in poche pagine, con semplicità - che vuol dire Maestria - perché anche noi si possa penetrare il clima nel quale egli, nelle ore antelucane, si è calato per divenire tramite fra “l’Essere Cosmico” e noi.

E noi ne recepiamo e ne accettiamo la lezione.

Allora, non mi pento di avere attribuito ad una mia modesta rassegna dei saggi già editi da Romano il titolo: “ANIMA, PAROLA, FEDE”.

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