Profili da Medaglia/23 - "Alessandro Lessona" di Tommaso Romano

Nato a Roma nel 1891, morì a Firenze nel 1991.
Fu il più longevo gerarca del Fascismo. Nel 1922 prese parte alla marcia su Roma. Durante il ventennio fascista, Lessona fu tra i protagonisti della politica coloniale italiana: sottosegretario al Ministero delle Colonie dal 1929 al 1936, ne occupò il dicastero per un anno e, nel 1937, fu Ministro dell’Africa Italiana. Nel 1936 Lessona fondò il “Corpo della polizia coloniale”, ribattezzato tre anni dopo “Corpo di Polizia dell’Africa Italiana”, comunemente conosciuto come PAI.
Professore ordinario all’Università La Sapienza di Roma, fu titolare della cattedra di Storia Politica Coloniale (in seguito rinominata Storia e istituzioni dei paesi Afro-Asiatici), che ottenne per meriti straordinari.
Nel dopoguerra Lessona fu dirigente del PMP (Partito Monarchico Popolare) di Achille Lauro, nonché di vari movimenti nazionalisti. Senatore eletto del MSI, fu autorevole componente la Consulta dei Senatori del regno per volontà del Re Umberto II. Aderì, divenendone subito esponente, negli ultimi anni, al RCTM (Raggruppamento Cattolico Tradizional-Monarchico).
Fra le sue opere: Scritti e discorsi coloniali, Milano, 1935; La missione dell’Italia in Africa, Roma, 1936; L’Africa italiana nel primo anno dell’Impero, Roma, 1937; Verso l’Impero, Roma, 1939; L’Africa settentrionale nella politica mediterranea, Roma, 1940; Memorie, Firenze, 1958; In Italia ha vinto il Comunismo, Roma, 1971; Crepuscolo nero e Un Ministro di Mussolini, 1969 e poi con Thule, Palermo, 1982.
Avere intessuto convergenti interessi e non effimeri rapporti politico-culturali con Alessandro Lessona è stata per me un’occasione unica per conoscere da vicino un esponente del Ventennio, pur se legato al ceppo nazionalistico e monarchico lealista (la Diarchia, così definita da Domenico Fisichella).
Le nostre strade s’incontrarono operativamente nel 1979, con l’adesione di Lessona nei clubs Empire, quale Consigliere Internazionale, e poi come primario esponente del RCTM, la cui fervida collaborazione testimoniò in un suo scritto per “Il Giornale d’Italia”. Lo incontrai più volte a Firenze e Roma per l’attività politica e culturale di quegli anni, ripubblicando il suo Crepuscolo nero. Più volte si faceva accompagnare da Tommaso Fragassi, che era dirigente toscano di Empire e RCTM.
Uomo di solide esperienze non era abituato a essere, come si dice, “secondo a nessuno” e così si mostrava, anche ai miei occhi di responsabile di quei due consessi. Tuttavia, specie venendomi a trovare in villeggiatura a Badia Prataglia, a tavola si sciolse dalla dura scorza dell’antico gerarca e mi citò Cicerone a memoria, per raccontare le sue memorie, quelle che ormai intravedeva come un epilogo di vita. Fu Bacco a farlo discendere fra gli umani, cosicché le confidenze di un buon pranzo toscano, annaffiato da ottimo Chianti, mi fecero vedere sotto una luce diversa il Ministro delle Colonie e il senatore illustre.
Paventava la scomparsa di Umberto II come un’eclissi grave per le sorti della dinastia, ma ebbe parole sia di auspicio e di speranza per gli amici toscani del nostro comune fronte ideale sia di viva stima per Vittorio Vettori, Adolfo Oxilia, Giorgio Cucentrentoli di Monteloro e per i più giovani: Marcello Falletti di Villafalletto, Luigi cartei, Filippo Ortenzi e, ovviamente, Fragassi.
Ai convegni fiorentini e romani (1981-1982) rese con parole ferme e gravi i suoi interventi; ma il fondamento non risultò retorico o nostalgico. Anzi.
lessona era cosciente di un mondo che stava concludendo il suo ciclo storico e ideologico, ma la fede in Cristo disse essere più forte di ogni ideologia o contingenza. E, anche per lui, la regalità non poteva che coniugarsi con la cristianità, malgrado tutto.
 
 
nella foto in alto, da sinistra: Tommaso Romano, Alessandro Lessona, Adolfo Oxilia, Piero Vassallo, Danilo Castellano

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