“ALESSANDRO BRONZINI, Tra nero, grigio e azzurro” 26 Ottobre - 4 novembre 2021 a Palazzo Jung di Palermo - di Anna Maria Esposito

 

L’esposizione è stata proposta  e curata dall’associazione Culturale Crogiolo Arti, già organizzatrice di importanti  eventi artistico-culturali come le edizioni della Ricasoliana", la cura della logistica del grande progetto di Filippo Panseca "Artificial Moon" (luna bionica fotocatalitica proposta per Palermo Capitale della Cultura), collaboratrice con la Galleria Studio71 e protagonista del Gemellaggio Isola delle Femmine-Pittsburgh con la messa in opera di un grande dipinto “stradale” su progetto di Aurelio Caruso;

Per la presentazione hanno parlato i Professori Tommaso Romano e Salvatore Lo Bue, legati all’artista da sentimenti di rispetto e amicizia antica, che hanno espresso la loro lettura dell’attività del maestro rivelandone gli impliciti contenuti attraverso un’esaustiva lettura dai punti vista antropologico, storico, sociale, filosofico.

 La pittura sembra uno strumento inadeguato  per mostrare il senso del vivere, ma ha fatto notare  Salvatore Lo Bue che ogni manifestazione artistica, di qualunque genere, contribuisce a  questa indagine che operiamo sul nostro vivere. Lo scopo del vivere è quello di apprendere com'è bello morire! Questo concetto ha suscitato un certo sgomento in sala ma è lo sguardo nudo sulla realtà che ci permette di vivere da veri uomini e vere donne. Tommaso Romano ha sottolineato la profondità della ricerca fermandosi ad analizzare in modo rigoroso molte opere. Le rispettive letture sono state per i presenti un motivo per una riflessione anche su se stessi (ma del resto questo è quello che noi chiediamo all'arte, ovvero l’analisi indagatoria sulla nostra stessa vita per comprenderne il senso, impegnandoci per viverla al meglio e a pieno fino all'ultimo secondo).  Ben presto l’incontro si è trasformato in una vera festa, mentre ognuno dei presenti, sollecitati dai pensieri di Romano e Lo Bue, rievocava segretamente eventi della storia della nostra città e della nostra povera Patria negli ultimi decenni; e perfino gli assenti hanno partecipato, presenti in modo sottile ma percepibile da tutti: l’atmosfera  spessa e commossa. E molto commosso era anche l’artista, gigante che ha mantenuto l’atteggiamento non giudicante ed osservatore del bambino.  

Non è difficile comprendere il tenore dell’evento e l’elevatissima valenza di quest’iniziativa, la quale è assai più che una personale. Dell’opera profonda e sfaccettata di Bronzini non si potrebbe dire tutto, tanta è la ricerca inesauribile ed infinita di quest’autore che lavora senza sosta da quasi  mezzo secolo.

In realtà siamo davanti ad un’antologica stringata ed essenziale: per quest’esposizione Bronzini ha compiuto una selezione delle opere per lui più rappresentative a partire dagli anni ottanta.

 Non soltanto il racconto di una personalità, ma attraverso la sua testimonianza si snoda lo scorrere di più di quarant’anni di eventi sociali e politici della storia italiana e ricordi della nostra città.

Trenta opere, raggruppabili in “settori” di racconto e molteplici piani di lettura, ed uno di essi potrebbe essere  quello di osservare l'evoluzione della sua arte attraverso i decenni fino ad arrivare alle ultime geniali opere.

Il suo lavoro ci rivela Bronzini maestro di pittura, ed oltre, ed altro: sguardo attento sul presente, analizzatore ironico di fenomeni umani drammatici o ridicoli. eventi sociali (proteste, arrivismo di chierici e politici, piccole folle che vanno e vengono, tristi emigrazioni lecite e dolorose immigrazioni illecite: gruppi di persone trasportate in giro per motivazioni che si rivelano futili, o false, o inefficaci, o inutili, come un agitarsi di moscerini sulla frutta marcia); le descrizioni del mondo naturale, di paesaggi soprattutto, letti con amore profondo e descritti con dolcezza e fermezza; i quadri di vita quotidiana, con la descrizione puntuale degli ambienti (la sartoria, lo studio del pittore, interni ed esterni di edifici); poi le istantanee, come il bambino dall’espressione innocente che regge i fiori spiccanti sul grigio-morte o le mani delle donne che  protestano: immagini dal rigoroso taglio fotografico (e che tanto mi hanno ricordato  le scene de “i sogni segreti di Walter Mitty); e quindi anche il piano della rappresentazione tecnica: oltre lo stile caratteristico e riconoscibilissimo, eppure sempre ricco e in grado di trasmettere messaggi molteplici, oltre lo stile, dicevo, la ricerca infinita del pittore innamorato della pittura e dei colori, così come ci dimostra la serie infinita e mai risolta delle variazioni cromatiche, il discorso dei colori su se stessi ed il loro confrontarsi; l’amabile attività dell'artista che pone alla tela domande infinite sul rapporto che intercorre tra il giallo, il rosso, il verde, e gli infiniti cromatismi che dal loro accostamento scaturiscono, l'indagine costante e mai esausta delle loro potenzialità espressive e su come esse mutino; e  il confronto tra  tonalità e accostamenti, e la sperimentazione esasperata di moltiplicazioni, addizioni, suddivisioni.

La scomposizione del colore è come compiuta con un prisma ed colori selezionati sono come le parole del suo linguaggio, o meglio come i vocalizzi di un cantante: ecco, adesso sceglie una nota, il la o il re e su quello costruisce la sua scala. Bronzini è un innamorato del colore e vuole trasmetterci questa passione per il cobalto, per il nero, per il grigio.

 E sua caratteristica sono le opere nascoste nelle opere: stanno dietro, oppure non sono ancora rivelate, e le scopri che occhieggiano attraverso tagli e/o indizi, dietro le sovrapposizioni o, se sei fortunato, le trasparenze: come la vita che è satura di sensi nascosti che si rivelano soltanto a chi osserva seriamente ed attentamente, e mi sembra questo il messaggio di Bronzini.

Non sono ammesse fughe e neppure ingenuità: gli eventi devono essere letti e affrontati. Per fare ciò, l'artista si trae fuori dalla mischia: osserva, denuncia, ride e racconta. Egli è un uomo che ha vissuto drammaticamente ed intensamente, che mai si è sottratto agli eventi. La vita lo ha ricambiato affrontandolo a viso aperto, schiaffeggiandolo forte. Il suo è un racconto lucido, talvolta lieve, talvolta mesto, talvolta asettico. Dal suo rigore e dalla sua essenzialità deriva lo snodarsi dei frammenti di vita che hanno colpito il suo animo bambino.

E il suo sguardo, come una lente, focalizza scene e dettagli, e frammenti, con un taglio da reporter: istantanee. Il dettaglio, infatti, può essere rivelatore della smagliatura nella trama della narrazione esteriore, e  mostrarci ciò che è oltre; e i suoi colori sono squarci attraverso il quale egli osserva e mostra a noi la realtà invisibile che vive oltre le apparenze.

Alla base di tutto il suo pensiero è la valutazione critica della società alla quale egli ha contribuito da protagonista, nel bene e nel male.

Ecco la motivazione delle sue denunce sociali, ecco lo sguardo disincantato sulle varie realtà umane, spesso miserabili e travestite dell’ipocrisia dell’uomo saturo di falsi valori: e denunciate in modo chiaro come pochi artisti hanno il coraggio di fare.

Perché esse si disperdano immediatamente e  irresistibilmente, al contatto con lo sguardo di un bambino e la sua insormontabile purezza.

 

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