Carlo Puleo e i mostri di villa Palagonia – di Piero Montana
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- Category: Arte e spettacolo
- Creato: 11 Aprile 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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E’ sotto gli occhi di tutti lo spettacolo deprimente di quel che già Hegel nelle sue Lezioni di estetica (1835) profetava: la morte dell’arte.
Quando tutte le forme con l’avvento delle avanguardie artistiche vengono dissolte in una ossessiva ricerca del nuovo, quando è solo del caos informe che in arte ormai ci si compiace, quando sul tradizionale mestiere del pittore e dello scultore ha il sopravvento l’inesperienza e la banalità dell’improvvisazione, niente più ci resta da ammirare in arte se non il triste e sconsolante spettacolo della sua funesta sparizione, lo spettacolo, nel nostro mondo moderno, per l’appunto della morte dell’arte.
Ma a tale spettacolo sponsorizzato e pubblicizzato dal marketing internazionale si sottrae certamente l’arte di quei pochi pittori e scultori che non hanno mai smesso di guardare e di avere come punto di riferimento la tradizione e i suoi sempre eterni valori.
Carlo Puleo, che tiene ad essere considerato più che un allievo un figlio spirituale del maestro Silvestre Cuffaro, è senz’altro uno di questi artisti che ha sempre operato nella continuità di questa tradizione sia essa pittorica che scultorea, seppur oggi sommersa dalle disastrose innovazioni avanguardistiche.
Della sua arte ci piace ricordare i tanti dipinti da lui realizzati nella plastica e fantasiosa raffigurazione dei mostri di Villa Palagonia.
Da questa sua libera rappresentazione pittorica si evince che il mostro per Puleo non è tanto il simbolo e l’incarnazione della contronatura, bensì dell’aspetto in essa, del tutto naturale, del difforme.
Il mostro per il nostro artista, non è dunque tanto l’innaturale, ma una difformità, ossia una variante presente in natura, la quale strutturalmente si fonda su una sua legge costitutiva, che é quella espressa dalla diversità di tutti i suoi esseri.
Ecco il motivo per cui l’artista è ben disposto a sposare l’idea del mostro e a raffigurarlo fantasticamente nella sua pittura, il mostro non essendo altro che l’espressione, per così dire, fantasiosa della natura stessa, il suo, per dirlo ancora meglio, naturale ed eccentrico capriccio.
Il vero artista non è mai stato un fotografo e anche quando guarda alla realtà con occhio fotografico il suo intento non è certo quello di raffigurarla superficialmente bensì nella sua strutturale “difformità” ovvero nella sua essenza non costituita d’altro che dalla varietà e anche dalla differenza a volte estrema di quelle forme, a cui diamo il nome di mostri.
Puleo sa bene che un piatto realismo in arte non può che risultare del tutto fallimentare.
E’ l’immaginazione, è la fantasia il vero motore della creazione artistica, giacché questa non può limitarsi a rappresentare la realtà così com’è in superficie, bensì a rispecchiarla nell’intimo della sua natura, servendosi a tal fine delle forme fantastiche dell’immaginario per ampliarla ed arricchirla grazie anche al suo talento ed al suo estro creativo.
Nel raffigurare e dipingere i mostri di Villa Palagonia il nostro pittore ha semplicemente voluto allora insegnarci a guardare la realtà del mondo che ci circonda nella sua verità di fondo: la variegata e fantasiosa diversità di quelle forme, che non sono altro che i capricci voluti, ambiti dalla stessa natura.
E’ per un grossolano errore che oggi assistiamo al fenomeno della morte dell’arte, allorché gli artisti moderni nella ricerca ossessiva del nuovo si sono persuasi a distruggere tutte le forme che la natura ci mostra nel suo variegato e meraviglioso spettacolo, piuttosto che a cercare il nuovo, il difforme, il differente all’interno del suo stesso seno creativo.
Certo anche il nostro Puleo è stato tentato nella sua pittura dalle avanguardie, astrattismo e futurismo compresi, ma il meglio che egli ci dà della sua arte, a nostro modesto parere, è proprio nella raffigurazione pittorica dei mostri del Principe di Palagonia, giacché in essa l’artista ha saputo coniugare sapientemente il realismo della sua pittura con la metafisica della nostra tanto amata natura ossia con la quella sua inerente fantasia ed eccentrica bizzarria, che indiscutibilmente stanno alla base della sua essenza ed evoluzione creatrice.




