“Dagli scavi di Pompei emerge un nuovo affresco di Priapo, l’antico dio della fertilità” di Giuseppe Massari

Pompei non smette di stupire, non si smentisce, non smette di restituire le sue meraviglie nascoste, i suoi tesori: è il caso dell’affresco raffigurante il dio Priapo, venuto alla luce in una domus di pregio e di valore, con stanze elegantemente decorate, situata sulla via del Vesuvio. La divinità è raffigurata mentre pesa il membro su una bilancia: simbolo di fertilità. L’affresco accoglieva i visitatori all’ingresso di una lussuosa casa e oggi, dopo molti secoli, torna ad essere visibile. L’originale dipinto è fino ad ora il secondo mai rinvenuto a Pompei: l’unico fino a questo momento conosciuto era quello della Casa dei Vettii, portato alla luce fra il 1894 e il 1895. Un’immagine che all’epoca fece scandalo, data l’audace eloquenza del soggetto, anch’esso intento a pesare il proprio membro, simbolo di fertilità e abbondanza, su una bilancia: quando gli scavi vennero aperti al pubblico questo particolare luogo veniva mostrato soltanto agli uomini. Questa serie di dipinti fu addirittura catalogata in quel filone chiamato Pompei erotica. In realtà però, Priapo era divinità fortemente sentita e venerata dai greci prima e dai romani poi, e dunque era presente anche nell’antica Pompei. Dio della mitologia greca e romana, era secondo buona parte delle fonti, figlio di Afrodite e di Dionisio. (Leggende minori lo vogliono invece figlio di Afrodite e di Ermes o Ares, o Adone o Zeus). Era, gelosa del rapporto adulterino di Zeus con Afrodite, si vendicò con Priapo e gli diede un aspetto grottesco, con enormi organi genitali. Tuttavia per gli antichi romani tale deformità era il simbolo della forza maschile, della vita e della fertilità della natura. Sempre lungo la via del Vesuvio, procedendo verso sud è stata, invece, messa in luce la parte superiore di una fontana/ninfeo, con la facciata rivolta verso l’interno dell’insula, dove probabilmente si apriva un giardino. La superficie finora esposta (parte superiore delle colonne, parte superiore della nicchia e frontone) è rivestita di tessere vitree e conchiglie, che formano complessi motivi decorativi. Al di sopra di una delle colonne è raffigurato un volatile. “La tutela a Pompei, condotta correttamente e sistematicamente porta a straordinari rinvenimenti, dichiara il Direttore Generale, Massimo Osanna. “ Ricerca, conoscenza (e dunque scavo), tutela e conservazione sono aspetti tutti strettamente connessi e non si possono portare avanti se non in maniera sistemica. Via di Vesuvio (da cui provengono i nuovi affreschi ), via delle nozze d’argento e via dei balconi, dove in questo momento si concentrano i lavori di messa in sicurezza, sono stati in passato oggetto di crolli ripetuti e perdita di materia archeologica (come il volto di Priapo). Interventi non sistematici fatti a posteriori, quando ormai il danno era avvenuto, hanno tamponato momentaneamente le criticità senza risolverle. Il progetto attuale è invece un imponente intervento caratterizzato da sistematicità e rigore metodologico che risolverà le criticità nel complesso, riprofilando i fronti di scavo per tutta la loro estensione. Le forze messe in campo annoverano per la prima volta a Pompei una nutrita equipè interdisciplinare di professionisti, che vede all’azione quotidianamente archeologi, architetti, ingegneri, geologi e vulcanologi, restauratori. Il team di archeologi inoltre è composto da specialisti nello scavo stratigrafico, paleobotanici, archeozoologi, antropologi fisici, insomma tutte le professionalità che permettono di portare avanti un cantiere di archeologia globale. Per gli affreschi inoltre sono stati coinvolti i professionisti dell’Istituto Centrale del Restauro di Roma”.

 

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