L’ultimo giorno di carnevale del 1883, a Venezia, muore Wagner. Guadagnuolo lo ricorda realizzando un’opera pittorica nell’ultimo giorno di carnevale 2024

Francesco Guadagnuolo - In morte di Wagner a Venezia

 

 

Richard Wagner, il geniale compositore tedesco, ebbe un grande amore per la città di Venezia sino alla fine dei suoi giorni, diventata anche il luogo della sua morte, accogliendolo il 13 febbraio 1883 nel suo grembo materno, di cui è rimasto il ricordo dei luoghi dove ha dimorato, dove ha pranzato, dove passeggiava, tra Piazza San Marco e le infinite calle sparse un pò ovunque. Gli sono stati dedicati monumenti, targhe-ricordo nei luoghi veneziani dove aveva fatto visita.

Nel febbraio 2024 il noto artista italiano Francesco Guadagnuolo, ritornato da un viaggio a Venezia, realizza “In morte di Wagner a Venezia”, l’opera pittorica è dettata da una transrealtà paesaggistica della laguna veneziana nella notte del 13 febbraio 1883, ove risulta questo passaggio-trapasso del musicista.

 

Descrizione dell’opera d’arte

É ancora notte, quando a Venezia finivano i festeggiamenti dell’ultimo giorno di carnevale, alle prime luci del giorno dopo, i veneziani si apprestavano a ritornare nelle loro case ed apprendono, la triste e scioccante notizia della morte di Wagner.

Nel dipinto Guadagnuolo l’ha immortalato nella veduta della Riva degli Schiavoni, con in fondo il Canal Grande e la Chiesa di Santa Maria della Salute, rimangono solo le luci dei ristoranti e alberghi, in alto emergono quattro profili di destra e di sinistra di Richard Wagner che, si fondono tra cielo e architetture come se ruotassero a 360 gradi. In basso è rimasto un uomo con cappello, ha ancora indosso parte della maschera rimasta per il party dell’ultimo giorno di carnevale, si ferma a guardare Canal Grande, accorgendosi con infinita tristezza, il passaggio della lugubre gondola con il feretro del musicista e intona con la sua tromba la morte di Sigfrido. L’uomo è più grande rispetto alla prospettiva paesaggistica, perché Guadagnuolo vuole evidenziare che la musica ha un ruolo spirituale, in questo caso, va oltre il dipinto.

In quel momento la luce non si estende, ma si abbandona in un’inafferrabile percezione "metafisica della luce" per essere condotta a contemplare quella eterna. Il dipinto diventa statico, tutto è fermo come se la vita si fosse fermata in quel momento, unico movimento è il remando flemmatico del gondoliere nel notturno Canal Grande, con la luna che sta a guardare; è comprensibile confidare che ogni luce porti, ad un personaggio importante com’è stato per Wagner. Luce che proviene, alla visione del suono, come luce sovrumana incorporata nell’atmosfera, parliamo di quel carnevale del 1883, quando Richard Wagner si spense, esalando una luce come forma di entità fisica, di incorporazione della luce, evocativa sul finire della stagione perché il tutto non diventi materialmente buio.

Richard Wagner continua a farci sentire la sua presenza a Venezia attraverso le note di qualche strumento che esce da qualche antico Palazzo, nell’ondeggiare delle gondole lungo il Canal Grande, come amava ripetere: “è l’immaginazione a creare la realtà”. É proprio con la sua immaginazione transrealista, fondendo un tempo passato con un tempo presente, che Guadagnuolo ha creato una nuova “luce pittorica” nel ritratto spirituale in memoria di Richard Wagner.

Gabriele D’Annunzio scrisse alcuni versi in ricordo di Wagner: In questo palagio/ l’ultimo spiro di Riccardo Wagner/ odono le anime perpetuarsi come la marea/ che lambe i marmi. Nello sfondo il funerale di Wagner è stato descritto dallo stesso D’Annunzio nel romanzo “Il fuoco” dove  la controfigura dello scrittore,  di nome Stelio, nell’ultima scena, diventa uno degli accompagnatori del feretro e si immedesima con il musicista.

Così ha fatto Guadagnuolo nel febbraio 2024, rievocando lo stato d’animo di allora, con la luce che diventa un’altra versione dell'Anima, sottoposta all’interpretazione immaterialistica della vita all’intelletto divino: “In morte di Wagner a Venezia”.

 

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