LO SPIRITO DELLE FORME E LA RISONANZA DEI COLORI in KANDINSKIJ, VASILIJ VASIL’EVIČ

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               In blue, 1925, olio su tela – Kandinskij, Vasilij Vasil’evič

 

Lo spirito delle forme e la risonanza dei colori

 Kandinskij è il pittore russo che, fra Ottocento e Novecento, ha aperto la strada alla pittura astratta. Con i suoi dipinti e con l’attività di teorico e di insegnante al Bauhaus  (Staatliches Bauhaus, fu una scuola di architetturaarte e design della Germania), ha dimostrato come i colori associati a forme astratte abbiano il potere di suscitare emozioni nello spettatore e facciano riscoprire, in un’epoca in cui dominano valori materiali, una dimensione spirituale dimenticata.

 Una pittura musicale e una Russia incantata

 Nato a Mosca nel 1866, Vasilij V. Kandinskij studia legge e suona il pianoforte e il violoncello. Ma la sua passione più grande è la pittura, al punto che per dipingere rinuncia alla carriera di professore universitario. Inventa un nuovo linguaggio artistico, uno stile astratto, solo all’apparenza disordinato, in cui macchie di colore e linee sono accostate secondo un ritmo musicale. Intitolando le sue opere come brani musicali (molte le Improvvisazioni o le Composizioni), Kandinskij crede che gli accordi di colori e forme infondano nell’animo dello spettatore la stessa armonia dei suoni.

I suoi primi dipinti descrivono la Russia come un mondo incantato, una fiaba medievale popolata di cavalieri, dame e paesi in lontananza. Kandinskij dispone le pennellate sulla tela come tessere di mosaico, con uno stile che ricorda la pittura fatta di punti di colore degli artisti del pointillisme, l’ultima fase dell’impressionismo. Accosta colori vivaci come blu e rossi, gialli e viola, descrive i costumi della tradizione popolare russa, le acconciature delle dame, i tetti e le nuvole, immergendo ogni scena in un’atmosfera magica. Il colore è il vero protagonista delle tele, poiché l’artista non disegna i contorni, ma evoca le figure attraverso le pennellate.

 

 Verso l’astrattismo: nasce il Cavaliere azzurro

 La “scoperta” da parte del pittore russo del linguaggio astratto è stata segnata da un episodio avvenuto nel 1895 in occasione della mostra degli impressionisti francesi a Mosca. Osservando un quadro della serie I covoni di Monet (opera realizzata tra 1889 e 1891) non riusciva a capire cosa raffigurasse quella tela poiché il pittore l’aveva dipinta con piccolissimi tocchi di colore, senza linee di contorno, suggerendo appena l’effetto luminoso: quando si avvicinava riusciva ad individuare il pagliaio, ma scopriva che in fin dei conti quel soggetto non fosse poi così importante. Ciò che contava era il modo in cui era stato dipinto e l’effetto che avrebbe suscitato; così,

si rese conto che “un quadro può esprimere intense emozioni anche senza avere un soggetto riconoscibile”.

Giungeva in questo modo all’astrattismo, divenendone in seguito il Padre, una tendenza in cui i tradizionali soggetti sono sostituiti da macchie colorate e forme liberamente disposte.

A Monaco di Baviera, Vasilij V. Kandinskij frequenta circoli di intellettuali, poi si rifugia sulle Alpi Bavaresi, a Murnau, a dipingere le montagne e le case del paese con una tavolozza di colori accesi e gioiosi come quelli dei pittori francesi chiamati fauves.

I quadri diventano più sintetici, il pittore descrive pochi dettagli e si concentra sul colore, che inizia a occupare spazi sempre più ampi e autonomi rispetto alle forme. È il 1910 quando dipinge un acquerello in cui macchie colorate sembrano galleggiare sullo sfondo chiaro: la strada all’astrattismo è così aperta.

Dall’incontro di Kandinskij con il pittore tedesco Franz Marc e dalle comuni passioni per l’azzurro e per i cavalli nasce il gruppo Der blaue Reiter («Il cavaliere azzurro»). Insieme realizzano quadri in cui linee e macchie di colore convivono sulla tela con elementi ancora riconoscibili: campanili, cavalieri, animali, barche.

La loro pittura non è ornamentale, ma è lo strumento per risvegliare la spiritualità in chi osserva, come spiega Kandinskij nel suo libro Lo spirituale nell’arte (1910).

La Prima guerra mondiale interrompe i successi di Der blaue Reiter: Marc muore al fronte e Kandinskij rientra in Russia, dove dipinge pochissimo.

 

 Un’arte da insegnare

 Subito dopo il conflitto, nel 1921, Kandinskij è chiamato a insegnare nella scuola tedesca di architettura, arte e design ( Bauhaus), dove analizza gli elementi fondamentali della composizione – punto, linea, superficie – ed elabora un vocabolario di forme da usare come fossero lettere che compongono parole. Giunge a una progressiva geometrizzazione delle forme: quelle che prima erano semplici macchie colorate diventano ora cerchi, triangoli, quadrati, scacchiere.

Da questo gioco di colori associati a forme geometriche lo spettatore riceve impressioni più forti: il giallo trasmette più energia e dinamismo se inserito in triangoli, il blu trasmette quiete se inserito in cerchi.

Quando il nazismo, nel 1933, costringe il Bauhaus a chiudere, Kandinskij si trasferisce a Parigi, dove muore nel 1944.

Le tele dell’ultimo periodo sono animate da forme che sembrano microrganismi biologici, come insetti fantastici su sfondi colorati o cellule osservate al microscopio: Kandinskij si rivela ancora capace di entusiasmarsi per il mistero della vita.

 

 Il Giallo, il Blu e il Rosso nell’arte e nella psicologia

 Quando guardiamo un quadro o una foto a colori, il significato psicologico del colore è ciò che ci colpisce meno perché contemporaneamente molti altri fattori vi sono coinvolti : contenuto, equilibrio di foggia o forma, equilibrio dei colori, l’educazione o la competenza e l’apprezzamento estetico di chi guarda. E’ possibile, qualche volta, dedurre le caratteristiche di personalità di un pittore quando pone grande enfasi su uno o due colori, per esempio l’ossessione di Gauguin per il giallo nei suoi ultimi quadri; ma, in generale, quando si usano molti colori per creare un tutto, è il giudizio estetico che valuta il tutto e che determina se un’opera ci piace o no, piuttosto che la nostra reazione psicologica a particolari colori.

In caso di singoli colori, è possibile essere molto precisi, specialmente quando i colori sono stati accuratamente selezionati in base alla loro diretta associazione con bisogni psico-fisiologici come sostiene Lüscher che ha creato un test cromatico particolare. In questo caso, per Lüscher, le preferenze per un colore o il rifiuto di un altro significa qualcosa di definito, e riflette la situazione in atto dello stato psichico o dell’equilibrio personale, o di tutti e due.

La vita dell’uomo è sempre stata regolata dal ritmo del giorno e della notte, dal buio e dalla luce. In effetti, la luce ci riscalda, mentre il buio tende a rallentare il nostro tono e il flusso circolatorio.

I colori caldi sono quelli della luce: rosso, giallo, arancione; i colori freddi vanno dal viola al verde, al blu. La luce agisce sulla respirazione, è una spinta al piacere, all’attività; il buio e la penombra inducono uno stato di difesa, di calma o di allarme.

Ma per tornare ora alla storia dell’arte possiamo dire che V. Kandinsky definisce il rosso: “vivo, acceso, inquieto”; il suo significato simbolico si connette fondamentalmente con il tema dell’energia vitale. Al polo opposto troviamo il blu che J.W.Goethe definisce “un nulla eccitante”, una contraddizione composta di eccitazione e di pace. Il giallo, sempre per Goethe, è “il colore più prossimo alla luceL’occhio ne viene allietato, l’animo si rasserena: un immediato calore ci prende”.

Il verde scrive Kandinsky “non si muove in alcuna direzione e non ha alcuna nota di gioia, di tristezza, di passione, non desidera nulla, non aspira a nulla. E’ un elemento immobile, soddisfatto di sè, limitato in tutte le direzioni”.

Risultando dalla composizione di blu e giallo, il verde è descritto da Goethe come un colore statico ed equilibrato, dove “occhio e animo riposano su questo composto come se si trattasse di qualcosa di semplice. Non si vuole e non si può procedere oltre”.

Come sintesi di rosso e blu, il viola allude alla integrazione degli opposti e delle ambivalenze, il marrone si connette alla terra e al carattere ancestrale femminile e materno, il grigio, che Kandinsky definisce “immobilità desolata”, risulta dalla mescolanza del bianco e del nero senza essere né l’uno né l’atro.

Lüscher scrive che “si distingue per le negazioni. Non è ne colorato né chiaro, né scuro. Il grigio è il nulla di tutto, la sua particolarità è la neutralità più completa”. Tuttavia è il colore anche considerato più elegante.

Il nero è dato dalla assenza totale di luce, è perciò connesso all’oscurità, al mondo delle ombre. Sempre Kandinsky lo definisce “qualcosa di spento come un rogo combusto fino in fondo, qualcosa di inerte che è insensibile a tutto ciò che gli accade intorno e che lascia che tutto vada per il suo verso”.

Il bianco è la fusione di tutti i colori dello spettro, in quanto non contiene alcuna dominanza che lo faccia propendere verso qualche colorazione, il bianco è il simbolo della purezza, quindi dell’innocenza. Kandinsky lo definisce come “un silenzio che non è statico, bensì ricco di possibilità, è un nulla giovane o, più esattamente, un nulla anteriore al principio, alla nascita. Così risuonava forse la terra nei bianchi periodi dell’era glaciale”.

Nell’esperienza percettivo-emotiva i colori vengono spesso associati ai suoni per cui, ad esempio, i suoni alti richiamano generalmente colori chiari e i suoni bassi colori scuri; in alcuni soggetti si verificano fenomeni di sinestesia (la sinestesia, detta anche sensazione secondaria, è un interessamento di altri sistemi sensoriali oltre a quello specifico) talché simultaneamente all’ascolto, essi percepiscono determinati colori.

In psicologia C.G. Jung ha avanzato l’ipotesi che la preferenze individuale per determinati colori abbia corrispondenza con la funzione che ne caratterizza il tipo psicologico, perché, a suo parere, l’azzurro corrisponde al pensiero, il rosso al sentimento, il giallo all’intuizione e il verde alla sensazione.

 Per Kandinskij i colori sono capaci di comunicare con noi uomini e possono suscitare in noi due diversi effetti: un effetto fisico, determinato dalla registrazione da parte della retina di un colore piuttosto che di un altro ed un effetto psichico prodotto dalla vibrazione dello spirito che il colore determina quando incontra l’anima.

 

 L’Opera:Giallo, rosso, blu, 1925

 Il quadro, realizzato nel 1925 e conservato attualmente in Francia, è tra le opere più famose di Kandinskij. Progetta la composizione di questo quadro in un acquerello preparatorio, eseguito in forma più semplice ma già perfettamente definita nelle sue parti.  Già dal titolo si intuisce come protagonista del quadro è solo il colore, che qui viene impostato soprattutto sui tre primari.

Nelle opere di Kandinskij l’armonia dei colore corrisponde a quella dei suoni musicali, come già detto, con la ricerca di un effetto psicologico che va al di là del soggetto.

Così Kandinskij nelle sue variazioni di motivi trasforma il soggetto in una corrispondenza armoniosa secondo ritmi soprattutto diagonali e secondo toni originati dal blu, rosso, giallo, in diverse gradazioni e sfumature. Il colore era per Kandinskij come il tasto di un pianoforte.

Kandinskij era convinto che la pittura dovesse essere simile alla musica e che i colori dovessero sempre più assimilarsi ai suoni. Nel suo scritto “Lo spirituale dell’arte” (1910) l’artista, facendo un confronto tra le varie arti, affermava:

“il più ricco insegnamento viene dalla musica”.

Salvo poche eccezioni, la musica è già da alcuni secoli l’arte che non usa i suoi mezzi per imitare i fenomeni naturali, ma per esprimere la vita psichica dell’artista e creare la vita dei suoni.

 Kandinskij parte dai colori, anzi, dall’accostamento dei colori con i suoni musicali. Nello «Spirituale nell’arte» fa corrispondere il giallo alla tromba, l’azzurro al flauto, al violoncello, al contrabbasso e all’organo, il verde al violino. Sostiene che il rosso richiama alla mente le fanfare, il rosso di cinabro la tuba o il cembalo, l’arancione una campana di suono medio o un contralto che suoni in largo. Che il viola suona come un corno inglese o come i bassi dei legni. Dopo aver collegato ciascun colore ad un suono, un profumo, un’emozione precisa, l’artista afferma “che proprio grazie alle sue risonanze interiori, a seconda della sua diversità, ogni colore produce un effetto particolare sull’anima”.

Il colore rosso per esempio può provocare l’effetto della sofferenza dolorosa, per la sua somiglianza al sangue. Il giallo invece, per semplice associazione con il limone, comunica una impressione di acido. Alcuni colori possono avere una apparenza ruvida, pungente, mentre altri vengono sentiti come qualcosa di liscio, di vellutato, così di dar voglia di accarezzarli. Ma ognuno di essi corrisponde a delle forme che si distinguono nello spazio in modo preciso le une dalle altre. Ogni forma a sua volta, come il colore, ha una precisa corrispondenza: al cerchio associa il blu, al triangolo il giallo, al quadrato il rosso.

 

 Il significato dei colori per Kandinskij e la sinestesia

Kandinskij sperava che i suoi dipinti, oltre ad essere visti, potessero anche essere ascoltati ed aspirava ad una pittura che fosse anche una “composizione musicale”.

Il fatto che Kandinsky abbia utilizzato ai fini della comunicazione proprio quegli stimoli che si rivelano essere i più efficaci nell’attivazione delle cellule del cervello visivo, rivela il grandissimo sforzo intellettuale che egli ha compiuto.

Il suo lavoro si può esprimere come una ricerca analitico-sintetica degli elementi puri della costruzione figurativa.

 Nell’articolo La pittura astratta apparso nel 1935 pubblicitari: Egli vedeva addirittura nell’arte astratta un “progresso nel campo della conoscenza della natura: si tratta di raggiungere, sotto la pelle della natura, la sua essenza, il suo contenuto” e aggiungeva “col tempo sarà dimostrato sicuramente che l’arte astratta non esclude il legame con la natura ma che, al contrario, questo legame è più grande e più intimo di quanto non sia stato negli ultimi tempi”.

La scelta di una linea o di un colore, come quella di una parola o di un suono non dipende, secondo il pittore, in modo completo dal libero arbitrio dell’artista ma avviene sulla base di una legge fondamentale che egli definisce come “principio di necessità interiore”, ossia il principio di adozione di quella forma o di quel colore che siano in grado di toccare l’anima dello spettatore.

Questa legge artistica rispecchia gli studi sugli elementi artistici capaci di stimolare la corteccia visiva, e in questo Kandinsky rappresenterebbe una sorta di precursore, seppur il suo lavoro sia un’analisi approssimativa che egli stesso.

Convinto che la risposta si trovasse nel postulato di necessità interiore, esprimeva un principio mistico interessante: “ che Elemento dell’arte pura ed eterna si ritrova in tutti gli esseri umani, in tutti i popoli e in tutti i tempi, appare nell’opera di tutti gli artisti, di tutte le nazioni, di tutte le epoche e non obbedisce poiché elemento essenziale dell’arte, a nessuna legge di spazio né di tempo”.

Kandinsky era cioè convinto che il fondamento dell’intuizione artistica fosse la conoscenza delle leggi naturali che regolano l’universo. Pertanto lo scopo del suo insegnamento era scoprire un’essenza comune a tutte le arti, un linguaggio comune generale.

 

Giovanni Teresi

 

 

Bibliografia

  • Kandinskij. V.V. Tutti gli scritti. Feltrinelli Editore. Milano 1989.
  • Pontiggia E. (2005), a cura di. KandinskijV. (1910). Lo spirituale dell’arte. Editrice SE. Milano.
  • Grossenbacher P. Lovelace C. T. (2001). Mechanisms of synesthesia: cognitive and physiological constraints. Trends in Cognitive Sciences, 5, 1, 36-41.
  • Ladavas E. (2002). Functional and dynamic properties of visual peripersonal space.  Trends in Cognitive Sciences, 6, 1, 17-22.
  • Souriau E. (1988). La corrispondenza delle arti. Elementi di estetica comparata. Alinea Editrice. Firenze.
    Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2016/06/kandinskij-giallo-rosso-blu/

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