Recensione della Mostra di Marco Furri a Palermo - a cura di Gery Scalzo

Conclusa la mostra delle opere del Pittore Bresciano Marco Furri Presso la nuova Galleria Candel’Art, nel cuore della Palermo storica.

Le sue opere rapiscono l’osservatore per l’impasto pittorico che sottolinea attraverso un segno i confini della la storia e degli eroi del passato, un segno iridescente dalle luminescenze metalliche, emanate da spade e corazze. Un sapore d’altri tempi, sottolineato dalla preziosità della sua pittura che accoglie merletti e profili, metafore e simboli che giocano abilmente con il racconto che propone l’autore. Una memoria rivisitata oggi dal vissuto dell’autore, attraverso decenni di partecipazione a tornei e combattimenti che riproponevano le gesta degli eroi del passato.

Nelle sue opere si avverte un recupero della memoria storica, attraverso una rivisitazione contemporanea, dove il racconto diventa un’occasione per trovare un nesso con il mondo attuale. Nel contenuto pittorico si avverte un sottile filo che lega le stesse paure di ieri con quelle di oggi, più che mai presenti in un mondo segnato dalle incertezze e dallo scollamento emotivo. Un’umanità che arranca, cerca una via d’uscita tra un’emotività lacerata e confusa ed il bisogno di appartenere alla nuova dimensione dell’uomo d’oggi. L’artista si estranea dalla violenza del mondo attuale per cercare rifugio nell’ introspezione, che attraverso la fantasia riconsegna la sua anima alla bellezza dei propri sogni ed è in quest’ ottica che si muove la pittura di Furri, il quale cerca un’ancora di salvezza per l’umanità, una sfida tra la lama di una spada, quasi per difendersi dalle ferite della vita e la salvezza di uno scudo, che possa fermare un’umanità belligerante e senza scrupoli.

Le sue opere continuano a fermare il tempo disegnando parabole di silenzi e spazi della memoria. Voli di gabbiani seguono e sottolineano un percorso da imitare dove l’uomo possa librarsi almeno attraverso il sogno, per gioire della libertà dell’essere ed appartenere nuovamente alla bellezza di un cielo terso, nel quale l’anima possa ritrovare, nel ricordo della sua storia, un nuovo nesso con il mito dell’esistenza.

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