Note sul legittimismo e sull'azione dei Partiti Monarchici italiani e operanti in Sicilia

di Tommaso Romano

 

È una tessera mancante quella riguardante la vita dei partiti e movimenti monarchici italiani, specie in Sicilia operanti, prima e dopo la celebrazione del Referendum fra Monarchia e Repubblica, il 2 giugno 1946.

Nella ormai ricca bibliografia riguardante la storia dei partiti e dei movimenti

politici in Italia, a cominciare dal 1943, uno scarsissimo rilievo, viene assegnato al legittimismo monarchico organizzato.

Una lacuna grave, a partire non solo dalle contestazioni di parte sabauda sul risultato del Referendum sfavorevole alla Monarchia, ma anche dall'ignorare qualche rara voce critica di parte repubblicana, col successivo dipanarsi dall'attività organizzata del Partito Nazionale Monarchico di Alfredo Covelli, del Partito Monarchico Popolare del Comandante Achille Lauro (1887 - 1982), fino al non breve tramonto nel P.D.I.- Partito Democratico Italiano e infine nel P.D.I.U.M. - Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica che, stentatamente, sopravviverà fino al 1972, con una sofferta confluenza nel MSI-DN, il partito di Giorgio Almirante; Covelli ne sarà Presidente, con Gino Birindelli, fino al 1976 anno della fuoriuscita della Destra Nazionale verso “Democrazia Nazionale” con scarsa fortuna elettorale, ma con anticipatrice intuizione, come ha ben dimostrato Giuseppe Parlato nel saggio La fiamma dimezzata (2017). Nel 1972, peraltro, si registrò una scissione di dissidenti, che daranno vita al1`Alleanza Monarchica, ancora operante con il vecchio simbolo di Stella e Corona.

Non meno grave la lacuna riguardante la storia del movimentismo monarchico e particolarmente dell`attività in Sicilia, attesa anche l'importanza del Partito Monarchico di “Stella e Corona” nella formazione di tantissime Giunte locali e perfino nella partecipazione al Governo Regionale, fino ai massimi vertici.

Ciò riguarderà anche la storia dell’U.M.I. - Unione Monarchica Italiana (fondata dopo l”8 settembre 1943 e ufficialmente il 29 agosto 1944, con Presidente Tullio Benedetti) e della sua organizzazione giovanile: il F.M.G. - Fronte Monarchico Giovanile, realtà che hanno radunato i monarchici di tutti gli orientamenti ideologici e partitici (anche iscritti al gruppo parlamentare del P.C.I., come capito al deputato monarchico siciliano dell”A.R.S. Sergio Marullo, negli anni Cinquanta-Sessanta). Una sorta di “lobby” politico-istituzionale che, al di là dell’effettiva incidenza nella vita politica nazionale, arrivò a vedere iscritti al1'U.M.I. decine di deputati e senatori, che usufruivano, anche oltre i confini dei partiti dichiaratamente monarchici, dell`organizzazione e dei voti di una associazione che fu comunque sempre amata ed apertamente sostenuta dall`ultimo Re d'Italia Umberto II (1904-1983 anno della sua morte).

Abbiamo ritrovato sugli albori politico - organizzativi dell’U.M.I., un denso libretto di un autorevole deputato del prefascismo, il perugino Alfredo Misuri (1886 - 1951), dal titolo Con la Monarchia o verso la Repubblica? (contributo alla chiarificazione), ed. del Quadrivio Roma, 1945. Nazionalista, con breve parentesi fascista, pronunciò nel 1924 uno dei pochi discorsi assai critici contro 1'imminente dittatura, fondò “Patria e Libertà”, fu poi perseguitato fino al confino in Ustica. Dopo la “Liberazione”, riprese un proprio ruolo, da vecchio monarchico e nazionalista “per ragionamento”, tracciando lucidamente le linee politico culturali del legittimismo sabaudo e sostenendo l’incongruenza e pericolosità di una scelta repubblicana. Fu autore anche del libro Ad bestias (1944), e fu Presidente dell`U.M.I. dall’ottobre 1944 al febbraio 1945.

L'appoggio all’U.M.I.-F.M.G., anche per il tramite degli uffici del Ministro della Real Casa Falcone Lucifero, coinvolgeva la casata dei Savoia per larga parte; mentre meno fattivo era il concreto sostegno dell`aristocrazia italiana, specie dopo il Referendum, determinato anche dal tramonto nella speranza di una restaurazione e dal trasbordo ideologico e/o utilitaristico, dall'indifferentismo istituzionale quando addirittura, scopertamente, nel convertirsi al fronte avverso repubblicano, di non pochi nobili e notabili.

Più interessante, invece, la vicenda di moltissimi ufficiali e militari di tutti i corpi, che decisero l'abbandono della carriera militare, per fedeltà al Sovrano e alla Monarchia.

La caduta della Dinastia Sabauda avvenne in una notte drammatica, sovvertendo i risultati - dicevano monarchici e militari fedeli del Re - grazie alle famose “calcolatrici” del ministro Romita, che ne avrebbero capovolto l’esito positivo a favore della Monarchia (nel centro Sud fu comunque maggioritaria la scelta di voto per il Regno e va anche senz`altro ricordata la visita trionfale in Sicilia e a Palermo nel 1946 di Umberto II con a lato il conservatore cardinale Ernesto Ruffini), come del resto testimoniato, poche ore prima dell'annuncio del risultato, in una lettera a Lucifero del 4 giugno 1946 scritta da De Gasperi, che si diceva certo della vittoria monarchica a quel punto.

Va anche ricordato, che molti territori italiani come Trieste e la Venezia Giulia, le Colonie ancora formalmente italiane, nonchè migliaia di reduci imprigionati e/o dispersi all'estero e nei campi dei non cooperatori, non poterono esprimere il loro voto. Sulla diaspora monarchica dei militari dopo il referendum non esistono ancora studi scientifici e documentati organici.

Il destino dei Savoia, dopo 85 anni di Regno d’Italia, fece il paio con quello, analogo e drammatico, che nel 1861 colpì i Borbone Due Sicilie e l`ultimo Re

Francesco II, costretto dopo la resistenza di Gaeta e i Plebisciti illiberali all'esilio romano ospite del Pontefice Pio IX, il quale costituì un Governo in esilio. Ancora più marcato fu l’agnosticismo e in alcuni casi la chiara avversione all'U.M.I. dell`aristocrazia e del notabilato pontificio (l'aristocrazia nera), malgrado la profonda fede cattolica sempre coerentemente professata da Umberto II e sancita dai Patti Lateranensi del 1929.

Sull’associazionismo monarchico lo storico Domenico De Napoli, prematuramente scomparso, pubblicherà nel 1980, a Napoli, una esemplare ricerca, per i tipi di Loffredo Editore, Il movimento monarchico in Italia dal 1946 al 1954 che resta, ad oggi, il più completo ed esaustivo volume dedicato al monarchismo partitico italiano di quel periodo. Le pagine di De Napoli sono di notevole interesse perchè colmano in parte una già sottolineata e vistosa lacuna.

Pochi furono infatti precedenti testi monografici, a cominciare dai volumi e opuscoli di Cesare Degli Occhi e Piero Operti, Il Partito Nazionale Monarchico (ed. Nuova Accademia, Milano, 1958); Francesco Leoni, Storia del Movimento Monarchico (Roma, 1961); S. Setta, Il Partito Democratico Italiano (Roma, 1974); P. Pacifici, Nota introduttiva alla raccolta di documenti sulla organizzazione dei movimenti monarchici, in AA.W. La ricostruzione dei partiti democratici 1943-1948, a cura di C. Vallauri, (Roma, 1978); dello stesso D. De Napoli, Il movimento monarchico in Italia (Firenze, 1976); oltre ai contributi storico-dottrinali più dichiaratamente di parte monarchica: Julius Evola, Note sulla Monarchia e Citazioni sulla Monarchia (Edizioni Thule, Palermo, 1972 e 1978); Falcone Lucifero, Il pensiero e l'azione del Re Umberto II dall'esilio (Ed. Mursia, Milano, in più edizioni aggiornate a partire dal 1951), e ancora scritti e ricerche di Giovanni Semerano, Vincenzo Stàltari, Nino Bolla, Niccolò Rodolico, Vittorio Prunas Tola, Enrico Clerici, Franco Malnati e dei deputati Alfredo Covelli, Achille Lauro, Gianfranco Alliata di Montereale, questi ultimi leader storici dei partiti monarchici. Vanno inoltre aggiunti gli ottimi studi di Domenico Fisichella, Antonio Carioti, Mario Bozzi Sentieri, Domenico Lo Iacono, Michelangelo Ingrassia, Giuseppe Parlato (che è anche benemerito animatore dell`attività preziosa della Fondazione Ugo Spirito di Roma, che possiede importanti Fondi Storico Documentari). Assai importanti ancora gli apporti storici di Francesco Perfetti e da segnalare il documentatissimo volume di Andrea Ungari, In nome del Re. I monarchici dal 1943 al 1948 (Le Lettere, Firenze, 2004).

Anche la nostra Fondazione Thule Cultura, a Palermo, ha istituito appositi Fondi Archivistici Storico-Documentari sui movimenti e partiti della galassia monarchica, incrementati dalle varie Donazioni, fra cui significativa da citare quelle provenienti da Adalpina Fabra Bignardelli, curatrice di un ricco volume di storia e documenti anche inediti sulle carte del marito Domenico Bignardelli (1918-2006), del mondo monarchico siciliano (Thule, Palermo, 2013): Cronaca di partiti e movimenti monarchici in Sicilia. Atti e Documenti 1946-1961 per scrivere la storia raccolti da Domenico Bignardelli, con un mio saggio introduttivo, che si ripropone, ampiamente rivisto e aggiornato, nel presente testo. Altri fondi provengono da Alberto Maira e Nunzio Chiovaro. Pur trattando con compiutezza del periodo 1946- 1954, De Napoli nel volume citato non trascurerà la fase della riorganizzazione dei movimenti politici (1943-1946) con riguardo alle numerose (e spesso inconsistenti) sigle della galassia monarchica: Partito d’Unione di Alberto Consiglio e Rinaldo Taddei; il Centro Politico Italiano dell'avvocato Carlo Francesco D'Agostino; il Movimento Monarchico Italiano dell`avvocato Antonio Amici e di Giorgio Asinari di San Marzano; il Partito Democratico Costituzionale di Alberto Pavoni; i Centri di Resistenza Monarchica: Centro della Democrazia Italiana e il Fronte Patriottico Clandestino dei generali Armellini e Bencivegna. E ancora il Centro Monarchico Italiano, il Fronte Democratico, il Gruppo “Savoia”, il Blocco Monarchico Italiano, oltre i numerosi movimenti, specie meridionali (come il Partito Monarchico Siciliano ed il gruppo Monarchici del Sud di tinte borboniche), che pure avranno modo di presentare candidati e liste, con scarse fortune, alle elezioni amministrative che si susseguiranno dal 1943 al 1946 e in qualche caso negli anni successivi. La parte centrale dell'indagine di De Napoli è costituita dall`analisi del referendum istituzionale del 2 giugno 1946, dal ruolo dell`Unione Monarchica (fortemente voluta, come detto, e concretamente sostenuta da Casa Savoia e dal Luogotenente e poi Re Umberto Il) e dalle vicende del più consistente partito monarchico: il Partito Democratico Italiano, sorto formalmente il 5 giugno 1944 dalla fusione tra il Partito d'Unione, il Centro Democratico Italiano, l'Unione Democratica Nazionale del Lavoro e il Partito Socialdemocratico. Come notò Enzo Selvaggi (esponente storico dei Partiti Monarchici, in una delle molte testimonianze rese direttamente a De Napoli insieme a quelli di altri qualificati esponenti politici) «il P.D.I. era già sorto prima del 25 luglio 1943, ma inizia una concreta attività dopo l'8 settembre, operando nel campo della lotta partigiana e pubblicando sedici numeri clandestini del giornale “Italia Nuova”››. Oltre Selvaggi, esponenti del partito, dalla fondazione, furono Roberto Lucifero, Giovanni Engeli, Roberto Talli.

È anche quello della line degli anni Quaranta del Novecento, il tempo dell`Uomo Qualunque, movimento-partito fondato da Guglielmo Giannini, nato da un fortunato c omonimo settimanale, sostanzialmente agnostico sul piano istituzionale, ma fruitore di una Intesa Nazionale nel 1946 che si concretizzerà con la convergenza con le forze monarchiche nel Patto di Ricostruzione.

Intanto il Partito Democratico Italiano, la Concentrazione Nazionale Democratico Liberale e il Centro Democratico, favorevoli apertamente all’Istituto Monarchico, partecipano nell`aprile 1946, sotto la sigla “Blocco Nazionale della Libertà”, alle elezioni per l`Assemblea Costituente, e raccolgono 639.493 voti (2,9%) e 16 seggi. Fra gli eletti Alfredo Covelli, Roberto Bencivegna, Alberto Bergamini, Enzo Selvaggi, Francesco Caroleo, Roberto Lucifero e Orazio Condorelli, siciliano. Altre liste monarchiehe si presenteranno al voto: Movimento Democratico Monarchico Rinnovatore, Alleanza Monarchica Italiana, Centro Politico Italiano che raggranellarono circa 100.000 suffraggi.

Lo sforzo dell’U.M.I. e dell'arcipelago monarchico dei partiti, non eviterà la

contestata sconfitta delle “calcolatrici di Romita” a favore della Repubblica il 2 giugno 1946 e la dignitosa partenza per l'esilio senza ritorno e per evitare la guerra civile di Umberto Il (sull`interpretazione dei “brogli” di parte repubblicana vedere i ripetuti studi di Franco Malnati, Vittorio Prunas Tola c Falcone Lucifero), che comunque mai ebbe a riconoscere la repubblica. Malgrado l`esilio e la sconfitta Umberto II inviterà i monarchici, specie rivolgendosi all'U.M,I, a ricercare il “bene comune" nel segno del motto che accompagnerà sempre il Sovrano non abdicatario in esilio: l’Italia innanzi tutto.

Nel 1947 la situazione dei maggiori partiti monarchici è confusa e accanto a quelli già esistenti, sorgono il Partito Nazionale Monarchico, il Partito Nazionale Cristiano e il Partito Nazionale del Lavoro (che rispecchiano grosso modo rispettivamente la Destra, il Centro e la Sinistra non comunista).

Il 23 luglio 1947, a Roma, il P.N.M. - Partito Nazionale Monarchico di Covelli, il più importante fra i partiti monarchici, nasce su basi popolari ed avrà come programma la volontà di S.M. Umberto II, così espressa: Autogoverno di Popolo e Giustizia sociale.

Per Covelli la necessita di un partito e di un programma visibilmente e chiara-

mente monarchico sarà sempre inderogabile stante, per usare le parole del leader che «l'U.M.I. è il risultato di un equivoco dovuto ad un intollerabile accomodamento delle coscienze (...) Se vuoi la Monarchia vota questa lista».

I risultati elettorali alla prima prova saranno incoraggianti: primo posto conseguito a Bari e Catania, secondo a Napoli (con sindaco) a Palermo ed a Benevento; del terzo a Salerno ed Avellino e del quinto a Roma e Livorno, con un’organizzazione, specie nel centro meridione, che arriverà ai 40.000 aderenti!

De Napoli non manca di tralasciare le pagine assolutamente frammentarie del «golpismo» legittimista degli anni Quaranta, ricostruendo con organicità un altro aspetto storiografico e spesso confinato nella quasi inaccessibile, e forse mai consultata scientificamente, pubblicista monarchica (Italia Nuova, Italia Monarchica, Azione Monarchica) È giusto anche aggiungere e citare i volumi utili da consultare di P.G. Murgia, Il vento del nord (Milano, 1975) e di Sandro Attanasio, Gli anni della rabbia. Sicilia 1943-1947 (Milano, 1984).

Il 18 aprile 1948 il P.N.M. assume un ruolo di convergenza, perno di un Fronte anticomunista, presentando liste specie nel Meridione, per sconfiggere il Fronte Popolare socialcomunista e ciò avviene in tacito accordo con la D.C.. Il P.N.M. otterrà 729.987 voti pari al 2,8% alla Camera e 14 deputati, fra cui Gianfranco Alliata di Montereale e il fedelissimo del Re generale Antonino Cuttitta, siciliani; Alfredo Covelli, Alberto Consiglio. Alla competizione, come ha documentato Francesco Leoni, parteciparono altri partiti dichiaratamente monarchici con risibili risultati.

La D.C. di De Gasperi, anche grazie alla mobilitazione della Chiesa e dei “Comitati Civici” di Luigi Gedda, ottenne la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato. Il P.N.M. resterà comunque all`opposizione pur cosciente, per dichiarazione di Covelli, di non rappresentare, elettoralmente, la totalità dei monarchici che si espressero nel Referendum del 2 giugno 1946.

Dopo le elezioni entrò nel partito Achille Lauro, armatore, per tutti il “Comandante”, forte di un radicamento popolare e poi elettorale nel napoletano e dalle ingenti disponibilità economiche, risorse che non lesinerà certamente mai ai partiti monarchici e a quelli successivi allo scioglimento del 1972-73.

Occorre anche sottolineare che il P.N.M. di Covelli poteva vantare l`adesione di stimati uomini della cultura e della vita civile nazionale fra le sue fila od anche aperti simpatizzanti: gli storici, scrittori e giornalisti Rodolfo De Mattei, Giovanni Artieri, Nino Bolla, Lorenzo Giusso, Leo Magnino, Piero Operti, Enzo Selvaggi, Alfredo Signoretti, Alberto Bergamini, Marino Bon Valsassina, Giuseppe Attilio Fanelli, Ugo D’Andrea, Cesare Degli Occhi, Giovanni Guareschi, Gioacchino Volpe, Aldo Salerno, gli Ambasciatori e uomini d'arme Carlo Delcroix, Alessandro Lessona, Raffaele Guariglia, Raffaele Paolucci, Roberto Cantalupo, Giovanni Galati, Paolo Puntoni, Paolo Thaon de Ravel.

Numerosi furono gli incontri di esponenti monarchici, anche siciliani, con il Re Umberto prima del Referendum in Sicilia dove si ipotizzò una corona siciliana per i Savoia e poi a Cascais in Portogallo, importanti per i riflessi di questi nella vita dell’U.M.I. e sull`attività e la linea politica del P.N.M., e punteggiati da appositi messaggi sovrani. La sfera programmatica sviluppatasi anche attraverso le Assemblee Nazionali dell'Unione Monarchica (uno dei relatori sarà il filosofo cattolico Michele Federico Sciacca) e Congressi Nazionali del Partito Nazionale Monarchico, attraverserà così le problematiche sociopolitiche interne ed esterne, presenti in gran parte dei documenti finali e nelle mozioni approvate.

Assai interessante è il documento del P.N.M. approvato dal Consiglio Nazionale a Napoli il 24-25 luglio 1949 dove, accanto ai richiami al senso e all’autorità dello Stato, ai valori patriottici e risorgimentali, alla rivendicazione unificante e moderatrice della Monarchia, si possono leggere riferimenti favorevoli «al decentramento amministrativo» e sulle linee avanzate (a dispetto d`ogni preconcetto elitista e di difesa del capitale) di politica sociale: «esiste il diritto di ogni lavoratore di elevare la propria condizione di vita: la cosiddetta questione sociale si racchiude nel problema di un`equa distribuzione della ricchezza».

Dal 18 a 20 dicembre 1949 si svolgerà a Roma il Congresso Nazionale del P.N.M. con un saluto inaugurale affidato ad un messaggio di Umberto II.

Intanto sorgono contrasti fra Lauro e Covelli, specie riguardo all`atteggiamento da tenere con la D.C. e con il M.S.I. e sulla validità (contestata da Covelli) da assegnare ai risultati del 2 giugno e di un certo lealismo nei confronti delle nuove istituzioni da parte di Lauro, forte comunque di una forte spinta popolar-populista.

La fase di consolidamento viene affidata alla linea politica detta dell'Opposizione Nazionale, che vorrebbe una più marcata e organica convergenza del centro-destra (P.N.M., liberali del P.L.I., M.S.l.) e che ebbe fra i suoi esegeti Giovanni Spadolini, futuro leader repubblicano nonchè Presidente del Consiglio, con un articolo su “il Borghese” del 15 marzo 1950.

Di interesse principale è la posizione “altalenante” del principe Gianfranco Alliata di Montereale nei confronti del partito e nella costante rivendicazione della linea autonomistica della classe dirigente siciliana, fino alla scissione del F.U.M. - Fronte d'Unità Monarchica del 1951, successivamente rientrata nel 1952.

Si giunge così all’Operazione Sturzo del 1952 e all'azione, che poi confermerà

nelle sue memorie Luigi Gedda, di un raccordo possibile con la D.C. alle elezioni amministrative e non andato a buon fine, per causa della sinistra democristiana e di parte della gerarchia cattolica già in posizione progressista, fra la destra monarchica e missina e il mondo cattolico non di sinistra, accordo ben visto peraltro da Pio XII.

Le intese fra P.N.M. e M.S.I. alle elezioni del 25 maggio del 1952, fruttarono

comunque 1.795.000 voti. Il M.S.I. era allora guidato da Augusto De Marsanich, con esponenti di primo piano Pino Romualdi, Gianni Roberti, Giorgio Almirante, Filippo Anfuso.

Il periodo 1953-1954 è contrassegnato da una lunga resistenza sulla “legge truffa” e sulla battaglia che il fronte monarchico con la destra missina, ingaggeranno contro la D.C., fautrice di un premio di maggioranza per chi avesse raggiunto il 50,01% dei voti con l'automatica assegnazione 65% dei seggi. La sconfitta della «Camera prefabbricata», aprirà la strada al notevole successo del P.N.M. alle elezioni politiche del 1953 con la conquista del 6,9% e di un 1.854.850 voti alla Camera e 1.734.276 al Senato, con 40 deputati e 16 senatori (fra gli eletti, oltre i citati leader, Alfredo De Marsico, Uberto Bonino, Stefano Cavaliere, Benedetto Cottone, Carlo Delcroix, Giuseppe Menotti De Francesco, Ettore Viola di Ca’ Tasson, Odo Spadazzi).

È da notare come la diaspora monarchica di uomini e sigle in quell`occasione

venne riassorbita da un patto di azione politica con partiti e movimenti minori:

Partito Nazionale Liberale Corporativo dell`ex segretario P.L.1. Roberto Lucifero e di Antonio Cremisini, il Partito dei Contadini e il Partito Rurale, il Partito dei Lavoratori Monarchici, il Movimento Popolare Monarchico di Luigi Filippo Benedettini e con la Democrazia Nazionale dell’ex sindaco monarchico di Palermo Gennaro Patricolo. Tale sigla verrà ripresa in occasione della scissione dal M.S.I. – D.N. nel 1976 da esponenti missini quali Roberti, Nencioni, De Marzio, Cerullo, Lorenzo Purpari, Gullo, Luigi Santangelo e Angelo Nicosia, nonchè dal nucleo monarchico allora riunito, dopo la scomparsa del P.D.I.U.M., nei C.A.M. – Centri Azione Monarchica, con Covelli, Lauro, Pazienza, Efisio Lippi Serra e i siciliani Franco Sausa, Gaetano Politini, Paolino Di Stefano. Resteranno invece nel M.S.I. – D.N. e formeranno il Fronte Popolare di Riscossa Monarchica, in un nucleo riunito attorno al deputato e noto avvocato catanese Enzo Trantino, con esponenti nazionali Ludovico Boetti Villanis, Domenico Andriola, Tommaso d’Aprile, Filippo Ortenzi, Enzo Fragalà, Federico Locatelli, Gaetano Hardouin di Belmonte, l'editore Giovanni Volpe e chi scrive.

La vittoria del 1953 rafforzerà l'asse esterno Lauro-Covelli che, insistendo sulla «pacificazione nazionale» e sull’Alleanza Atlantica, ribadirà la necessità di una «migliore distribuzione del reddito nazionale a favore delle classi medie e proletarie» (18 giugno 1953, documento della giunta Esecutiva e dei gruppi parlamentari PNM).

Ma il tentativo è anche quello di spingere verso il centro destra soprattutto la

D.C., anche in occasione del governo centrista a guida Dc Gasperi, che trova il fronte interno del gruppo Lauro con Gaetano Fiorentino, Alfredo De Marsico,  Orazio Condorelli, Raimondo Milia e Raffaele Paolucci favorevoli all'astensione (anche sulla base di un significativo pubblico appello parlamentare di De Gasperi), mentre il gruppo maggioritario del partito con in testa Covelli, è deciso al voto contrario.

La stampa monarchica è il tal periodo forte di ben quattro quotidiani fiancheggiatori: il «Roma» di Lauro diretto da Alfredo Signoretti, «Il Mezzogiorno» di Napoli, «La Patria» di Milano, «Il Popolo di Roma», con una miriade di altre testate locali, vicine al P.N.M., all'U.M.I. e alle formazioni minori.

Un ruolo di fondamentale orientamento, opinione e controinformazione è svolto dall’indipendente settimanale «Candido» del monarchico, anticomunista e notissimo scrittore e giornalista Giovannino Guareschi, l’indimenticabile autore della serie di Don Camillo e Peppone.

Fiancheggiava il quotidiano romano «Il Tempo».

Sul successivo governo centrista “di transizione", si registrerà invece il voto favorevole dei monarchici e la conseguente fiducia parlamentare votata al governo, avendo Pella risposto “positivamente” alla Camera ai quesiti posti dal leader monarchico Covelli. Voto favorevole, che andava inteso come superamento, secondo il P.N.M., del quadripartito e che riuscì, in effetti, anche a sbloccare a favore dell`Italia la situazione difficile di Trieste e rifiutare le minacce di Tito.

Ma la situazione restò tuttavia precaria e malgrado l'accorta insistenza del

segretario dell’U.M.I. Nino Guglielmi a Covelli perchè «Pella resti», contro gli «uomini della sinistra democristiana che ci detestano», si arriverà (dopo il tentativo non riuscito di Fanfani), al governo del siciliano Mario Scelba e ad un ulteriore tentativo di spaccatura del partito monarchico in terza riedizione che era denominato Partito Democratico Italiano (1959).

È noto un biglietto (tratto dall'Archivio P,N.M. di Covelli, ora ordinato dalla Camera dei Deputati, che ha dedicato un intero volume al leader di Stella e Corona) del comunista Giancarlo Pajetta destinato a Covelli: «Caro Covelli, sapevo che stavate organizzando il Gruppo Monarchico, ma che ci fosse il Gruppo armatoriale, già ancorato su quei banchi, era ignoto ai più, ringrazia Cafiero di avercene dato notizia. Cordialmente Pajetta››, con chiara allusione al Comandante Lauro e al suo gruppo imprenditoriale e politico.

La situazione dell'U.M.I. e del partito di Stella e Corona dopo i tentativi di accordo diretto anche con il P.L.I., resterà sostanzialmente stagnante dal punto di vista politico. Nel 1953 per le elezioni l`indicazione di voto dell’U.M.I. per il P.N.M. è però più esplicita.

La IV assemblea generale dell'U.M.l. (9-11 maggio 1954) si aprirà con un significativo messaggio di Umberto Il e con la partecipazione ufficiale di una larga e applaudita rappresentanza del P.N.M., del M.S.I., della D.C., del P.S.D.I., dell’Azione Cattolica, dei Partigiani della Pace e del P.L.I., nonchè del segretario confederale CISNAL Aldo Salerno (capo e ideologo dell`ala più sociale dei monarchici, cfr. a proposito gli studi di Vincenzo Staltari esaustivi sul personaggio, pubblicati negli anni Ottanta dall'Istituto Teano di Cultura di Verona). Il congresso dell'U.M.l. ribadirà la necessità della restaurazione della Monarchia considerato anche che «l`attuale regime si è dimostrato incapace».

Vengono confermati Paolucci (presidente) e Guglielmi (segretario), con in Consiglio Nazionale rappresentanti delle varie anime politiche partitiche e culturali del monarchismo fra cui: Cesare Boccella Ducloz, Giuseppe Cerami (siciliano) Ugo D`Andrea, Salvatore Leone De Castris, Carlo Delcroix, Alessandro Monti della Corte (scrittore e teorico del legittimismo monarchico-tradizionalista), Vittorio Prunas Tola, Guido Russo Perez (siciliano), Aldo Salerno, Ettore Viola; Vice Presidenti saranno Giovanni Capasso Torre, Stefano Reggio d'Aci, Giorgio di Vistarino, Giulio Del Lupo, Ludovico Spada Potenzani e l`avvocato Guido Cavallucci (direttore della rivista dottrinale “Monarchia”, che ebbe illustri collaboratori fra cui Julius Evola).

Al congresso viene approvato anche un ordine del giorno di viva solidarietà a

Giovannino Guareschi, arrestato ingiustamente.

Sulla vicenda della Comunità Europea di Difesa (C.E.D.) si registrano invece

forti divergenze fra Lauro e Covelli. Tale situazione  porterà, nel giugno 1954, alla scissione laurina con la creazione del Partito Monarchico Popolare e alle relative, immancabili polemiche col P.N.M. di Covelli.

La data del 2 giugno l954 è come «l`inizio della parabola discendente» del movimento leggittimista sabaudo derivata da «contraddizioni e carenze» e da una equidistanza del Re rispetto alle varie fazioni partitiche.

Malgrado la presenza e l'opera di monarchici illustri sulla scena culturale come Volpe, Rodolico, Moscati, Ghisalberti, Rodolfo De Mattei, Goffredo Pistoni, Ettore Paratore, e ancora Evola, Monti della Corte, Remo Renato Petitto, Mario Pucci, Nino Serventi, Mario Viana, Ernesto Frattini, Giovanni Artieri, Mario Attilio Levi, Pietro Gerbore, Attilio Mordini, Nino Guglielmi autore di un “Manifesto ai Monarchici”, fino ai più giovani Romeo Castiglione, Fabio Torriero, Aldo A. Mola, Massimo de Leonardi, Alessandro Mella, Francesco Maurizio Di Giovine, il tentativo di chiarificazione ideologica fra le anime risorgimentaliste liberali e tradizionaliste restò, come «una frattura tra cultura e politica», da un lato non stimolando «alcun serio approfondimento del fenomeno risorgimentale, limitandosi ad un'esaltazione oleografica e commemorativa troppo superficiale per potere costruire il fondamento sulla quale innestare una battaglia politica. Altrettanto inconsistente è la scelta tradizionalista: la tematica maurrassiana è troppo legata al pensiero e alla stona francese per potere essere riproposta in blocco, e problemi non meno complessi li pone la riscoperta del pensiero controrivoluzionario italiano: Mentre il primo tentativo lascia tracce assai labili, il secondo, iniziato timidamente in questi anni, avrà sviluppo successivo, tanto da essere strumentalizzato in maniera non corretta da certa storiografia «antiunitaria», come scriveva De Napoli. Basti citare l’evoliano “Monarchia necessaria” (il Borghese, 24 ottobre 1968) per sottolineare che il declino della idea monarchica «è andata essenzialmente di pari passo con il materialismo e l’apatia della società moderna di massa», mentre il ritorno alla Monarchia «potrebbe avere una influenza rettificatrice sul piano politico nazionale», a condizione però di un mutamento di clima. La fede e la ragione, auspicata da Enzo Selvaggi per con una discreta, e in certi casi ottima, presenza di personalità dichiaratamente monarchiche, stenterà a concretizzarsi efficacemente, specie sul piano di una «risposta omogenea ai problemi della società italiana» e al «ruolo subalterno spesso svolto a favore della Democrazia Cristiana» dai monarchici organizzati in partito, nonchè per il monotono rimarcare una identità liberale che il P.LI mai vorrà sancire in unità, malgrado i ripetuti appelli dei monarchici.

Tuttavia, va notato come il P.N.M. sia stato «il maggior polo di attrazione del movimento monarchico e che fino al 1954 rappresenti il più valido strumento della battaglia istituzionale. In effetti esso riuscì a coagulare intorno al simbolo “Stella e Corona” importanti masse meridionali, trasformando la loro scelta emotiva in un fenomeno politico significativo al punto da determinare nel 1952- 53 la rettifica, anche se tattica, dell’intransigenza repubblicana della Democrazia Cristiana», come noterà ancora De Napoli.

Avendo, per grandi linee, ripercorso la parabola dei Monarchici in tempo di Repubblica, dicevamo dell’importanza del Partito Monarchico in un decennio cruciale, sono assai utile per tracciare una linea ricostruttiva assente, o peggio, legata a luoghi comuni dei pochi che hanno scritto su tale partito e sui movimenti di dichiarata fedeltà monarchica Diremo ancora, non solo della fedeltà alla dinastia Sabauda ma all’Istituto in quanto tale (specie da parte di teorici quali Alessandro Augusto Monti della Corte, Attilio Mordini, Luigi Athos Sottile d’Alfano, Julius Evola) e alla monarchia cattolica (Carlo Francesco D’Agostino) e all’Idea di Impero (Clerici). Va rilevata, inoltre, la fervida azione di Sergio Boschiero (1936-2015), storico esponente del Fronte Monarchico Giovanile (in cui si formò l’attuale Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani) e dell’UMI, ora presieduta da Alessandro Sacchi.

Un ruolo di indirizzo, politico e istituzionale, è svolto dalla Consulta dei Senatori del Regno voluta dal Re Umberto II nel 1953. Attualmente a fronte di due linee legittimiste dei Principi di Casa Savoia (Vittorio Emanuele e Amedeo Savoia – Aosta) che si proclamano ambedue Pretendenti al trono, anche la Consulta si è divisa in due rami, come del resto le organizzazioni politiche che si richiamano esplicitamente ai Savoia.

Non va però taciuto che l’Idea monarchica ha registrato un ritorno di interesse con il revisionismo sul Risorgimento e sul fondamento della più ampia visione metapolitica della regalità.

Attive, con i loro Ordini cavallereschi, dagli anni Settanta in poi, sono molte Case Reali eredi di Sovrani preunitari. Lo stesso Pontefice è sovrano (assoluto) dello Stato della Città del Vaticano e a Roma opera, come stato e con extraterritorialità, il Sovrano Militare Ordine di Malta con il Gran Maestro o, in assenza, con un Luogotenente, che è a tutti gli effetti un Sovrano elettivo, come il Papa.

Certo la figura adamantina di Re Umberto II, il suo essere sovrano non abdicatario che mai riconobbe la Repubblica nata nel sangue (titolo di un libro di Carlo Antonio dal Papa), la sua alta funzione di equilibrio e moderazione, senza cedere sul piano della legittimità e sempre cosciente di essere un cattolico praticante, gli attirarono simpatie e un fiume ininterrotto di italiani in visita a Cascais o a Nizza (come ben capito a chi scrive), nonchè ampi consensi umani, fino alla morte.

Tuttavia è profondamente errato richiudere le vicende dei monarchici nel recinto dello sterile nostalgismo in periodo postmonarchico, in Italia e per l’attività svolta in Sicilia. Ed è al pari fuorviante, soprattutto rispetto all`ampio radicamento e consenso popolare ottenuto dai partiti monarchici nel Sud, ridurre l'azione politica di questi esponenti a mera «difesa dei privilegi delle classi abbienti» o dando luogo «a fenomeni, degenerativi del sistema democratico, come il laurismo» caratterizzato da «nullismo programmatico›› o peggio, della contiguità con la mafia (cfr. i saggi di Romolo Menighetti e Franco Nicastro, peraltro studiosi assai documentati sui temi cruciali della storia dell'Autonomia in Sicilia).

Se, come si può adesso evincere dagli elenchi di dirigenti del Partito in Sicilia,

un buon numero di questi era di origine aristocratica e/o latifondista, moltissimi altri provengono dalle professioni, dalla media borghesia e dai ceti popolari e, come la “burocrazia” delle missive dei rendiconti organizzativi e delle circolari dimostra, nella sequenza dei documenti miracolosamente scampati alla distruzione, anche in posizione dirigenziale e ai vertici, grazie al  suffragio popolare e politico.

Covelli stesso, leader di Stella e Corona, era un professore borghese della provincia di Avellino.

Va ribadito ancora che nel Referendum Istituzionale del 2 giugno 1946 in 8 regioni la Monarchia risultò maggioritaria (Lazio, Abruzzo e Molise, Campania, Puglia, Lucania, Calabria, Sardegna e in Sicilia con il 67% dei suffragi: 72,9 a Catania, del 77,2 a Messina e del 73% a Palermo).

Nel 1958 la scissione di Lauro con la creazione del Partito Monarchico Popolare vide due liste monarchiche contrapposte, con questi risultati, percentuali: Partito Monarchico Popolare 2,6 %, Partito Nazionale Monarchico 2,2% per un totale di 13 deputati. Nel 1963 il nuovo partito unito dei monarchici italiani il P.D.I.U,M., totalizzò l’1.7 % dei voti.

Nel 1968 saranno eletti solo 6 deputati e 2 senatori fra cui il noto generale Giovanni De Lorenzo, sciogliendosi come detto il partito nel 1972.

Per ciò che riguarda la Sicilia i risultati elettorali l'Assemblea Regionale Siciliana diedero nel tempo i seguenti esiti: 1947 con 185.669 voti 9,53 % 9 seggi; 1951 voti 177.533, 8,3 %, 6 seggi, con un’altra lista presente denominata Blocco Liberale Monarchico che conquistò 18.222 voti, 0,9 % e 1 seggio. Nel 1955 i voti furono 295.745, 12,7 %, 8 seggi, fu eletto Presidente Franco Restivo, con in Giunta i monarchici. Nel 1959 - il 7 giugno - i monarchici conquistarono 115.296 voti pari al 4,7 % e 3 seggi: fu questa la legislatura del milazzismo (Presidente Silvio Milazzo), che vide insieme in Giunta regionale i dissidenti del PCI, della DC, nonchè missini e monarchici nella storica prima giunta presieduta appunto da Silvio Milazzo e la cui storia è la più nota per la determinante partecipazione appunto dei monarchici e che si ripetè con la seconda e terza giunta Milazzo e con il governo del nobile catanese e monarchico Benedetto Majorana della Nicchiara (1960-1961), che diventerà Senatore del M.S .I.-D.N. nel 1972.

Nel 1963, il PDIUM raggranellerà appena in Sicilia, 32.731 voti, l'1,4 % e 2 seggi. Migliora con 45.045 il risultato elettorale del 1967 che porterà in avanti la percentuale al1'1,9 % sempre con la conquista di 2 seggi. Il 1971, per poco scarto con 28.746 voti e l’1,2 vedrà la scomparsa da Sala d Ercole del PDIUM che mancherà l'unico seggio, pei l’uscente e adamantina figura fedele dell’On. Paolino Di Stefano. Candidato del P.D.I.U.M. a Palermo fu anche il giornalista martire della violenza mafiosa, Mario Francese. Le cifre dei consensi conseguiti dai monarchici nella capitale dell’Isola, Palermo, riguardanti il Consiglio Comunale, sono anch’esse interessanti e indicativi: dal 1946 con il 19,8%, al clamoroso 31,4 e 50.875 voti del 1947, ai 40.113 e 18,8% del 1948 con una tenuta nel 1951 di 33.169 e 19.217 e nel 1952, 38.168 voti e 17,29% di voti.

Le aride cifre testimoniano anche che i monarchici organizzati in partito ebbero comunque un ruolo. E, ancora, in Sicilia il ruolo fu determinante in piu occasioni.

Ma il declino maturatosi negli anni Sessanta del secolo scorso fu costante e irreversibile, fino alla scomparsa di un partito dichiaratamente monarchico presente nel Parlamento all’Assemblea Regionale e nei Comuni e Province in Sicilia, come nel resto d'Italia, malgrado qualche lista qui e la presentata nel tempo successivo, con magri risultati elettorali (l’ultima di Stella e Corona, per le comunali di Palermo, nel 1985).

Va ancora ricordata l’azione del mondo giovanile del partito monarchico sotto

la sigla Gioventù Monarchica Italiana, che si costituì con il suo I Congresso romano nel 1949, guidata da Renato Ambrosi de Magistris, poi da Domenico Giglio, Nunzio Caroleo, Luciano Lo Re, Antonio Paternò di Roccaromana, Carmelo Marino, Pasquale Rocco. Paternò fece conquistare al Gruppo Universitario Monarchico siciliano negli Atenei di Catania (14 seggi) Palermo e Messina notevoli risultati fra il 1956 e il 1963.

Va detto ora del ruolo che il Principe Gianfranco Alliata di Montereale, autentico protagonista della vita monarchica siciliana e nazionale (tre volte deputato nazionale fino al 1963, deputato regionale siciliano e consigliere comunale a Palermo e a Bologna), singolare e assai discusso, più volte accusato di usare e ispirare il separatismo siciliano e perfino di mandante per la strage di Portella, cosa che Egli sempre con forza negò, anche nelle sue memorie. Alliata continuò a fare politica in modo spesso estemporaneo dopo la fine del Partito Monarchico, fondando vari gruppi e gruppuscoli (dalla Socialdemocrazia Europea al Partito Monarchico Siciliano), di scarsa rilevanza. Molto piu importante fu invece l’attività, iniziata con Vittorio Emanuele Orlando, dell’Accademia del Mediterraneo e dei rapporti, specie con la classe politica e l`intellettualità di Malta dove si era rifugiato a causa di accuse di stragismo, di connivenza con la mafia, di golpismo e piduismo massonico, negli ultimi anni di vita.

Alliata di Montereale narrò la sua burrascosa esistenza (dilapidò fra l`altro un

patrimonio economico familiare consistente), in un libro assai interessante quanto poco noto: Esperienze di un Italiano. Avventure e polemiche, di circa trecento pagine, edito dall’editore Adriano Gallina di Napoli nel 1990.

Accanto alla figura di Alliata (e a quella da ricordare del Colonnello Filippo Aquila che rappresentava inizialmente c ufficiosamente Casa Savoia) troveremo ricorrenti i nomi di protagonisti e comprimari di quella awentura politica: Francesco Beneventano della Corte, Emanuele Alesi, Giovanni Genna, Annibale Bianco, Giacomo Cusumano Geloso, Domenico Arcudi, Paolo Lombardo di Cumia, Pietro Castiglia, Giuseppe Cerami, Tommaso Leone Marchesano, Pietro Sgadari di Lo Monaco, Stefano Lanza di Mirto, Ignazio Calandrino, Francesco Trafficante, Sergio Marullo, Giuseppe Lanza di Mazzarino, Napoleone Ardizzone, Ferdinando Hardouin di Belmonte, Giuseppe Romano Battaglia, Giovan Battista Oddo Ancona (più volte assessore e vice sindaco di Palermo, che con Thule pubblicò le sue memorie e considerazioni storico - politiche: L'ultimo vincitore nella latta politica in Italia, 1989), Cosma Acampora, Salvatore Ponte, Ernesto Pivetti, Marcello Italo Leto, Salvatore Barberi, Paolo Camassa, Trento Corselli, Antonino Sorci, Giacomo Teghini, Lucia Artale, Giovan Battista Valenza, Nello Pogliese con i giovani d`allora Antonino Schifaudo, Michele Megale, Ernesto Di Fresco, Paolino Di Stefano, Franco D’Appolito, Francesco Aronadio, Vittorio Emanuele Miranda, Filippo Marotta Rizzo di S.Agata, Nunzio Chiovaro, Pippo Genovese, Salvatore Portanova e l'attivista, fedelissimo per antonomasia, il cav. Andrea Ingrassia, detto il “bidello buono”. Fra i più giovani dirigenti del PDIUM: Giuseppe De Stefani, Giacomo D’Orsa, Gaetano Festa, Salvatore Savoia.

Comunque la si voglia giudicare, quella monarchica fu una battagliera classe dirigente, una generazione di siciliani che resteranno in gran parte fedeli all'Ideale monarchico, anche militando successivamente in altri partiti (D.C., M.S.I., P.L.I. ecc.), spesso provati dagli scontri con i comunisti e perfino dalle galere, oggi totalmente dimenticati e/o rimossi.

Sarà anche importante consultare lo sfoglio attento dei giornali monarchici nazionali come “Italia Nuova” di Enzo Selvaggi, “Tribuna Politica” di Sausa e Del Papa; “Monarchia Oggi” di Sergio Boschiero; “FERT” fondata da Mario Pucci; “Tribuna Monarchica” di Orio Valdonio; “Nuova Azione” di Mario Miale; numerosi i fogli siciliani diretti da Alliata quali “Fermento” e “Sicilia Monarchica”; nonchè a Catania i quotidiani “Il Giornale dell'Isola” (attivo fino al 31 marzo 1955) e “L’Isola” (1955-1956). A Palermo nel 1946 fu pubblicato il quotidiano “Corriere Espresso” diretto da Renzo Mazzone, a cui collaborò lo stimato scrittore Nino Aquila.

Una piccola curiosità: su “Sicilia Monarchica”, scrisse anche Giacinto Militello, poi noto sociologo di area socialista, di cui abbiamo rintracciato appunto un articolo “Piccolo Teatro e scene al servizio della Cultura Popolare” (31 maggio 1955).

Per concludere, diremo che l’apporto sensibile che questi fatti forniscono al rilancio e alla ricostruzione della storia siciliana dopo la guerra, da parte dei monarchici, specie riguardo il campo agricolo e artigianale, non fu per nulla residuale ed «anzi per l’appoggio che nel decennio in via diretta e indiretta diede ai vari governi regionali ha il merito di avere consentito la realizzazione di una politica che è risultata di indiscussa positività per la Sicilia» (Dino Grammatico, L'Autonomia Siciliana nel decennio 1947-57, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2006).

Anche in Sicilia Stella e Corona tentò di attuare una ferma linea autonomistica

(lo Statuto Siciliano nel 1946 fu firmato e promulgato dal Re Umberto II), nel solco di una fedeltà ai valori tradizionali e nella consapevolezza di uno sviluppo necessario, nell'equilibrio perenne che venne indicato fra conservazione e innovazione, per la ricerca della possibile e auspicata fusione fra le diverse componenti storiche e culturali della comunità, nell’orizzonte di una politica anticomunista moderata e di destra.

 

Certo, non sempre riuscendovi, specie nella attuazione degli assunti programmatici, a causa anche dei rivolgimenti elettorali, nonchè per una forte litigiosità interna, che culminerà in una lenta diaspora verso il M.S.I., la D.C. e il P.L.I. negli anni Sessanta.

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