Antonella Affronti a Terrasini, al Margareth Cafè...

di Anna Maria Esposito

Taluni artisti ‘sentono' il colore come materia , ed ogni loro lavoro è un’avventura.
Necessario, impellente, è per il loro animo entrare in quell'idea che, per un poco, li paralizza. Per un artista, le idee soni come tiranni capricciosi, che pretendono di essere assecondati senza repliche.
Molti ne vedo, di questi schiavi. Prigionieri dei loro racconti.
Le giornate a mare, per esempio: ogni ombrellone diventa il grumo di un racconto ; la famiglia uno strano animale multicefalo e con tanti arti: la carne rosea, imperiosa, suddivisa per blocchi di gusto novecentesco, ed il sorprendente azzurro degli ombrelloni che spicca solido e puro, padrone di quella porzione di spazio sul giallo della rena ed il celeste pacifico del mare.
Oppure le meraviglie dello scintillio dei riflessi velati nell'acqua...
Sempre mi chiedo cosa fa prigioniero un artista di un tocco di luce, di un suono, di un gesto.
Cosa lo spinge a non potersene liberare, come un’ossessione, fino a quando non riesce a materializzare la sua fascinazione in un atto che crea.
Così osservo ogni essere umano, affascinata sempre. Antonella racconta a qualcuno, talvolta, di questo mistero.
Mi ha raccontato di quando ha dipinto Monte Pellegrino, che ha veduto come una ninfa, viva, che veglia e protegge Palermo.
Questa ninfa l'avevo scorta, infatti: e questa immaginazione, trasformata in realtà, appare come uno spettacolo teatrale.
Un materializzarsi delle anime dei luoghi, con la figura femminea colore ocra accovacciata su un mare denso e materico, squarciato da bagliori di luce circoscritti. La materia che è tessuto dei sogni.
E, mentre osservo la sua personale, sono io vittima di un incanto, prigioniera di una sua fantasia che mi ha avvinghiata: la “notte sui campi”, nella quale il colore risplende infuocato, come lava che bolle, mentre il fresco della notte si squarcia su uno spicchio della luna piena, che sta per liberarsi dai velami delle nubi.
Il racconto, vero, di un'artista vera.
La fascinazione di un racconto, che deve essere infinito.


Terrasini, 11 luglio 2018, A. M. Esposito.

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