Considerazioni di Teresa Di Fresco su "MOSAICOSMO — MANIFESTO. Per un Nuovo Umanesimo Cosmico" di Tommaso Romano
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- Category: Scritture
- Creato: 26 Marzo 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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Nessuna tessera è uguale a un’altra, né per forma, né per dimensione, né per colore. E’ questo il vero senso del mosaico: l’unicità di ogni tessera. E così nel cosmo, l’uomo, ogni uomo, è diverso da tutti gli altri e il suo prestigio, la sua essenza sta proprio nella sua unicità. Ma tutte insieme, le tessere, formano un mosaico dando così, a ciascuna di esse, lo stesso valore, la necessità di esistere, l’unicità, l’insostituibilità. Non può essere tolta alcuna tessera perché si mutilerebbe l’opera e non può essere sostituita perché non si rispetterebbe il disegno originale.
Date queste premesse, il Mosaicosmo – interessantissimo neologismo – ci svela la visione filosofica laica e, a un tempo, religiosa di Tommaso Romano. Il suo rispetto per l’uomo nella sua dimensione umana senza trascurare quella divina poiché ogni uomo è figlio di Dio e, in quanto tale, la sua immagine. Molteplice, dunque, perché è in ogni uomo; singolo, perché è in ciascuno di esso e contemporaneamente ne abbraccia la totalità che è divina.
Una domanda si pone il filosofo Romano, antica ma sempre attuale e oggi più che mai: “Che cos’è l’uomo?” E allora viene spontaneo pensare al crollo delle ideologie e alla religione divenuta espressione folkloristica o superstiziosa. Ma un’altra domanda si fa strada: “Quale destino lo chiama?” A salvarlo interviene la consapevolezza di sé proprio come unico, irripetibile, singolare: una persona che incontra altre persone con le stesse singolarità, irripetibile, unica.
Il Mosaicosmo è, dunque, la visione dell’intero cosmo come mosaico in cui ogni tessera cioè ogni uomo, ha un suo posto ed è insostituibile e la libertà che è insita nell’uomo, è qualcosa di interiore che scaturisce dal proprio essere individuo; essa si estrinseca in libertà personale, economica e anche artistica. Nello specifico, l’artista esprime la propria libertà nell’esercitare la propria arte ed è capace di linguaggi che solo egli è in grado di produrre, siano essi musicali, figurativi, letterari ed è sempre egli in grado di rivelare ciò che altri non è capace di manifestare o forse anche di sentire, di percepire.
Nella sua visione il Mosaicosmo non teme la tecnologia né l’intelligenza artificiale, strumenti creati dall’uomo che possono, devono avere un senso solo se è esso stesso a governarle e non a farsene governare altrimenti perderebbe la sua libertà e la sua unicità. Inoltre rifiuta l’idea che la tecnologia sia la panacea di tutte le problematiche umane e sia, quindi, il progresso. Non può esserci progresso senza umanesimo insieme alla tecnologia purché non si resti ancorati a preconcetti che vorrebbero escluso l’uno o l’altra.
Già nel 1908 Luigi Pirandello scriveva nel saggio “Arte e Scienza” dell’autonomia dell’arte rispetto all’approccio scientifico ai misteri dell’Universo. Nel suo saggio non rinnega il valore della scienza ma distingue i diversi metodi: la scienza vuole stabilità, certezze e li ricerca continuamente; l’arte rappresenta la “realtà frantumata” con le sue contraddizioni e il suo eterno conflitto tra la vita e la forma, tra la realtà e l’apparenza. Pertanto non sarà la scienza a svelare l’arte perché l’arte è “libera creazione” e, in quanto tale, attinge alla fantasia per spiegare la realtà. Non vuole sostituirsi alla scienza ma indaga gli ambiti in cui essa non sa muoversi con la stessa disinvoltura, senza preconcetti. Ciò però la porta a considerare la realtà frantumata, spesso vittima della sua stessa disgregazione in “pochi volti e molte maschere”. Ma l’arte, nelle sue varie espressioni, nasce dall’intuizione, dal caso e non da ciò che è vago bensì dall’individuo come soggetto unico e irripetibile.
L’uso dell’IA, ultimo in ordine di tempo, apparato tecnologico, sia sempre al servizio dell’uomo e non viceversa; non sostituirà mai la vera essenza umana, la sua creatività, la sua morale, il senso di responsabilità che non deve mai mancare nella sua applicazione.
Infine, il Mosaicosmo si affaccia al cosmo, non ha la Terra come dimensione bensì il cosmo, l’universo; non una visione, comunque, astratta di umanità ma di esseri umani, ancora una volta esseri unici che non possono e non devono ignorare i cambiamenti ambientali, i confronti culturali tra popoli e religioni diversi, la rivoluzione digitale.
Tommaso Romano non trascura il pensiero politico che, partendo dal nuovo umanesimo, vorrebbe riconosciuta ogni persona al bene della quale tendere; alla sua piena libertà, alla sua dignità; alla sua creatività artistica o economica che sia.
Un cosmo senza confini in cui l’unico confine possa essere il canovaccio su cui poggiare le tessere, uniche, insostituibili, con le sue caratteristiche, con le sue specificità, le sue originalità e, trattandosi di individui, con la propria religiosità, col proprio rigore morale, col confronto costruttivo tra popoli e idee diverse, nel rispetto l’uno dell’altro, nella visione che è propria del Mosaicosmo. E nella visione del Mosaicosmo, radicato nella religione cristiana si rispecchiano i valori che le sono propri: libertà, amore, sacralità dell’uomo nel rispetto dell’incarnazione del Verbo, della Resurrezione e della storia dell’umanità.




