E. Agrusa, A. Pitarresi, L. Provenzano, "Aglaia una seppia avventuriera" - di Antonino Schiera
- Dettagli
- Category: Scritture
- Creato: 10 Luglio 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
- Hits: 68
La favola moderna Aglaia nata dalla penna e dall’inventiva di Enza Agrusa, di Antonella Pitarresi e di Letizia Provenzano, con le illustrazioni di Monica Emma e con la collaborazione della Parrocchia Sant’Anna di Balestrate, si apre con una citazione di Gianni Rodari: “Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi; essa ci può dare le chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo”.
Non si può che essere d’accordo con ciò che ha scritto il noto scrittore di Omegna ed aggiungerei che i fruitori del messaggio, insito nel genere letterario fiabesco, possano essere anche gli adulti. Diversamente giovani, passatemi il termine che evoca il desiderio degli stessi di restare giovani, spogliandosi dalle impalcature, o croste mentali, che l’inesorabile fluire del tempo genera nella mente, culla dei ragionamenti e delle decisioni.
Seppur nella sua virtuosa semplicità la favola “Aglaia” conferma laddove ce ne fosse bisogno, e non ce n’era, l’efficacia della comunicazione che unisce il testo alle immagini, riallacciandosi alla migliori tradizioni tramandateci, Esopo con le sue favole ad esempio. Ma, aggiungerei, si riallaccia stilisticamente anche alle spiritualmente sempiterni parabole, grazie all’efficace uso delle metafore, con le quali Nostro Signore Gesù Cristo, ancora oggi, ci insegna e ci traccia la via nella Bibbia. Nella mitologia greco-romana Aglaia è una delle Tre Grazie. Insieme a Talia (nella nostra favola è la tartaruga marina) ed Eufrosine è una divinità legata al culto della natura e della vegetazione, capace di infondere gioia di vivere nel cuore di dei e mortali. Il suo nome significa “Colei che Splende” e per questo incarna i principi di Bellezza ed Ornamento.
Ma andiamo al testo che ha un richiamo (terre delle Balestre nel testo) al luogo di origine delle autrici ovvero la cittadina marinara di Balestrate in provincia di Palermo. Aglaia nella favola di Agrusa, Pitarresi e Provenzano è una simpatica e curiosa seppia “avventuriera”, come da sottotitolo, che dichiara di “provare la strana sensazione di essere nel posto più bello del mondo, ma sbagliato” fornendo al lettore una prima chiave di lettura del registro di questa favola. Ovvero quella di desiderare di conoscere, di esplorare, di dare un contributo migliorativo alla società a costo di uscire dalla propria zona di confort. Il lettore potrebbe domandarsi perché Aglaia ritiene di essere nel posto sbagliato? La risposta la fornisce lei stessa nel momento in cui dichiara: “ho una forte convinzione dentro di me: desidero conoscere le mie origini. Se non fosse per questo meraviglioso inchiostro nero che mi porto dentro, e che ogni tanto mi permette di sparire, sentirei di soffocare”.
Aglaia “Nuotò per giorni tra rocce e conchiglie di ogni forma, facendosi guidare da ciò che sussurravano le acque…” proiettandosi in un mondo nuovo all’interno del suo infinito habitat naturale.
Tutto ciò che le accadrà, che non approfondisco per non togliere il piacere della scoperta, accompagnerà il lettore, trasversalmente e con registro narrativo ben congegnato, arricchito dalle belle illustrazioni di Monica Emma, all’interno di temi quali l’ecologia e il rispetto dell’ambiente in un virtuoso dialogo collaborativo tra la natura e l’uomo. Una fiaba che ha lo scopo di stimolare la consapevolezza della società, che il mare va rispettato in quanto soffre particolarmente l’eccessiva invadenza dell’uomo, che produce rifiuti che stanno mettendo a dura prova l’ecosistema marino. Una fiaba che, come scritto dalla professoressa Anna Maria Lo Piccolo “suscita l’interesse dei bambini, li motiva all’ascolto potenziando la loro capacità immaginifica”.
Bambini che impareranno ad amare la Posidonia (uno dei personaggi della favola) nel momento in cui ne scopriranno la funzione di protezione riguardo l'erosione delle coste e di sicuro rifugio per gli abitanti del mare.




