Elio D’Anna, “Un amore di Caligola: Nel cuore dell’Impero, tra i fasti e la crudeltà, l’amore diventa ossessione” – di Gaetano Celauro

Non era il suo vero nome quello di questo celebre e discusso imperatore romano che in realtà prendeva il nome dai sandali militari di piccola misura, minuscole “caligole”, che i legionari gli cucirono indosso quando era in giovane età. Il suo vero nome era Gaius Julius Caesar Germanicus e diviene Imperatore alla morte di Tiberio il 37 d. C. e in questo breve ma intenso sentito romanzo, Elio D’Anna ne traccia un ritratto che indaga il suo sentire, il suo animo travagliato da contrapposte passioni.

 L’autore, già docente di letteratura, è autore di saggi, raccolte poetiche e romanzi storici (cfr. in ultimo “Le Ceneri di Troia”) in cui esplora ed indaga con grande sensibilità l’animo umano e temi profondi quali il desiderio, il potere, la memoria.

Ecco adesso Elio D’Anna con “Un amore di Caligola”, addentrarsi nei meandri dell’Impero di Roma, nei suoi angoli più oscuri, con uno sguardo indagatore che offre a lettore un’inesplorata rappresentazione del suo terzo imperatore, nei suoi aspetti più intimi e tragici e nel succedersi degli eventi che lo videro di poi soccombere.

Al centro della narrazione un amor fou, un amore impossibile verso una donna che appare come una manifestazione dell’eterno femminino, quell’ideale di donna che porta al trascendente con la sua forza vitale e spirituale che ispira e innalza. Sono quelle donne che mutano come il mare e che seppur ignude restano sempre inaccessibili.

Risponde al nome di Livia Drusa, questa donna che incrocia in un momento particolare lo sguardo di Caligola e da animo, il suo animo rimane del tutto preso da questa donna, o meglio dall’immagine ideale che lui se ne è fatto.

Un abile costruzione narrativa quella di Elio D’Anna che affida ad un fedelissimo dell’imperatore, come una voce fuori campo, il compito di intervallare la rappresentazione del flusso degli avvenimenti con sue considerazioni e stilemi che significano il narrato.

Ecco allora assistersi progressivamente al perdersi dell’imperatore, al suo cupio dissolvi in un sentire sofferto dopo un infelice infanzia che lo ha visto sempre dovere stare in guardia.

Invano cerca di ricercare ossessivamente quella donna anche in un'altra donna essendo Livia inarrivabile e irraggiungibile e che così gli scrive in un invito a morire dentro desiderando l’impossibile:

Non cercarmi nel fuoco, ma nel silenzio che resta dopo. Io sono ciò che non puoi possedere. Ciò che brucia più del desiderio. Non sono un corpo. Sono il vuoto che il tuo corpo vuole colmare”.

L’imperatore perde così progressivamente il senno, ammalandosi e contagiando tutto ciò che lo circonda, mettendo in pericolo e trascinando l’intero impero dentro quel delirio. Arriva financo a ergere nell’Olimpo a Dea. Una Dea Silente con un tempio dove al centro a lei dedicata, una statua senza volto diviene persino luogo di culto ma ecco che un tradimento e una congiura pongono fine all’impero di Caligola. Aveva solo ventinove anni: “Troppo giovane per governare un mondo. Troppo fragile per sopportare il peso della divinità che si era imposto”; un Dio che era impazzito, nato per essere amato e finito per non amare nessuno se non ciò che gli sfuggiva.

Nella vicenda umana di Caligola e Livia Drusa pare scorgersi il destino fatale di Roma, un impero costruito sulle ambizioni degli uomini ma nutrito dal silenzio delle donne. Queste furono non mere figure di accompagnamento o oggetti di piacere, ma protagoniste inconsapevoli, vittime o complici, di un destino che le sovrastava e le annientava.  Nella follia di Caligola pare scorgersi un mondo interiore che continua a vivere in un sistema che vede passioni irrisolte e desideri proibiti. E nella sua caduta e nelle sue ossessioni si riflette la fragilità e il dissolvimento di un impero.

L’intenso romanzo di Elio D’Anna, ci restituisce una storia non detta, quella delle donne nell’ombra. Citando ancora l’autore: “È la storia di un desiderio eterno che sfida il tempo, la morte e persino l’oblio”. Un mondo dove si riconosce la fragile umanità che vi è dietro ogni potere e ogni follia.

 

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