Emanuela Tolomeo, “Penna e Sangue” (Ed. Abrabooks) - di Gery Scalzo

Diceva Hemingway” per scrivere  la vita devi prima viverla “ma suppongo che oltre all’ esperienza  personale puoi viverla di riflesso: dal  nucleo familiare al gruppo di appartenenza, alla    società in cui vivi.

Ciò può essere sufficiente per aprire un varco e raggiungere  Le parole e le  emozioni per fermare e raccontare l’universo femminile .

 Parole innamorate riaffiorano  mitigando i  ricordi, storie del vissuto in un universo sociale sempre più alienante, sfiorato ancora da quel senso di colpa atavico, non del tutto rimosso.

Bagliori di luce, speranze, lembi della realtà di uomini e donne cercano di sminuire la routine quotidiana, spesso rallentata o bloccata dalle difficili  vicissitudini della vita.

Storie che si ripetono,  si sviluppano  attraverso una narrazione avvincente, un viaggio intimo e profondo che mette in luce le sfide e le battaglie quotidiane di una umanità che sopravvive ed arranca.

La speranza ed il  sogno diventano i protagonisti del racconto  ma  non sempre illuminano  l’anima, a volte lampeggiano , inventando cristalli  dove si riflettono spazi di silenzi, ritagli angosciati della routine quotidiana, da cui emerge stanchezza e insoddisfazione.

 Talvolta la necessità diventa un sopruso da sopportare e  l’unica valvola di sfogo resta il contatto umano, la famiglia, gli amici ma soprattutto i piccoli gesti, la magia della vita che si  scopre nelle piccole cose, i sorrisi. 

 Un  sole  piove grigio nello spirito delle varie sequenze ma la luce di un nuovo arcobaleno  rischiara i sentimenti più profondi.

 Il racconto si snoda attraverso pause di riflessione, flashes dove l’introspezione, il sogno si alternano  ad interrogativi esistenziali, metafore filosofiche colgono il segno così come i momenti sinestetici che appartengono alla gioia dei ricordi.

La  fanciullezza, le amicizie indelebili, Il  tempo dell’adolescenza  affiorano su alcune pagine del libro, come lembi colorati di libertà dove il  grigio della realtà cede al giallo accecante la luce del  nuovo giorno.

Emanuela  entra ed esce dal suo racconto che diventa in parte, per certi versi autobiografico, perché donna, madre ed artista, una condizione che ha vissuto in prima persona, sulla sua pelle, che ha rallentato la sua visione positiva del mondo ma che è riuscita a superare grazie  alla sua caparbietà, intelligenza  e cultura , trasformandole in uno strumento di liberazione, movente per superare i pregiudizi, le difficoltà ed  accendere una luce di positività  che le ha permesso  di riscrivere continuamente ed orientare il suo  destino.

Tra gli interrogativi che denotano la sensibilità dell’autrice verso problematiche e valori da condividere e vivere, i nessi filosofici si aprono  a spazi di silenzi.

Parabole d’aria racchiudono  sentimenti che si intrecciano e si alternano sulle pagine che l’autrice, poliedrica nella sua essenza, trasla pittoricamente  sulla tela per un riscatto comune.

Questa dipendenza emotiva, questa  trasposizione aiutano   le sue  parole a costruire una nuova luce, una  speranza che possa coinvolgere la grigia umanità, per interrogarsi sul valore della vita e la necessita di affermare che, pur nelle diverse situazioni ed emozioni, esiste una condizione paritaria  che delega soltanto alla intelligenza ed alla tenacia, il proprio ruolo di donna  e di uomo.  Purtroppo, l’umanità  usa ancora la fionda e la pietra ed i  racconti proseguono e si alternano in un tempo che si ripresenta puntualmente con storie che si ripetono per dimostrare che la circolarità degli eventi appartiene alla vita  e sta a noi dare il giusto peso o ignorarli;  questa ambivalenza, questa circolarità, a volte, può creare uno scollamento emotivo che continua a costruire “ isole nell’isola “dove un’ umanità lacerata cerca ancora un nirvana a cui aggrapparsi per continuare a far parte del gruppo e per dimostrare che esiste e continua a lottare.

 

 

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