Gibellina nuova: il sonno della ragione genera mostri. Ma l’arte contemporanea pretende ancora di essere religione salvifica – di Ciro Lomonte

Una terribile notte del 1968 il terremoto del Belìce colpì Gibellina. Tempo dopo il sindaco Ludovico Corrao (reduce dalla traumatica esperienza del Milazzismo) ad affidarne la ricostruzione ad artisti come Alberto Burri. È un caso di rigenerazione urbana al contrario, per fortuna unico nella storia siciliana, che giustifica il titolo di Gibellina Capitale dell’Arte contemporanea 2026. per alcuni una medaglia al valore, per altri il riconoscimento di una patologia non curata.

Non basta l’incubo in cui sono costretti a vivere gli abitanti, che difficilmente troverete per strada o nel sistema di piazze. Bisogna pure rieducarli, per convincerli di avere ricevuto il dono impagabile di essere circondati da architetture e opere d’arte dal misterioso potere taumaturgico. Il paesino del trapanese, con i suoi ruderi trasformati in monumenti e le sue installazioni artistiche create prima che si chiamassero così, rappresenta qualcosa di molto più radicale di un museo diffuso. Una calamita per i radical chic.

 

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