I divini argonauti negli autos sacramentales mitologici di calderón de la barca

di Gianfranco Romagnoli.

  

1.   Cosa sono gli Autos sacramentales

   Nel teatro spagnolo gli Autos sacramentales sono  strettamente legati alla festa liturgica del  Corpus Christi, istituita nel 1264 da Papa Urbano VIII e solennizzata al massimo dal Concilio di Trento per contrastare il rifiuto luterano del dogma della Transustanziazione. In tale quadro controriformista, a partire dal Secolo d’Oro, l’auto sacramental si configura come una piéce teatrale in un solo atto, rappresentata ogni anno in tutto il mondo della Hispanidad in detta ricorrenza liturgica: in esso, personaggi e situazioni vengono presentati secondo una rilettura allegorica cristiana volta all’esaltazione del Sacramento della Eucaristia, la cui apoteosi costituisce sempre il finale.

   I soggetti erano tratti dall’Antico Testamento, ma pure dalla storia e spesso anche dai miti classici: in quest’ultimo caso, si parla di autos mitologicios in cui, accanto ai personaggi umani, identificati in genere con Cristo e gli Apostoli, ne venivano introdotti altri allegorici che incarnavano le virtù cristiane, ovvero le forze del male come il Demonio, potenti ma alla fine invariabilmente sconfitte,.

   La rappresentazione avveniva in strada su carri, due o quattro a seconda delle disponibilità finanziarie. Questi carri, di notevole altezza e superficie, erano veri  e propri palcoscenici mobili, creati da valenti architetti scenografi, sui quali erano installati complessi meccanismi scenici.

   L’auto sacramental era accompagnato da musiche con parti recitate o cantate dal singolo personaggio o da un coro.

   Frequente negli autos sacramentales, che in ciò riprendevano un topos letterario dell’antichità, era l’uso di etimologie o, per meglio dire, di paraetimologie non filologicamente corrette, ma strumentalmente forzate per dare ai personaggi dei miti pagani, attraverso l’interpretazione allegorica dei loro nomi, una significatività cristiana, ben comprensibile agli spettatori già massivamente indottrinati

   Molti commediografi del Secolo d’oro scrissero autos sacramentales, e  tra essi tutti i più grandi, Lope de Vega, Tirso de Molina e Calderón de la Barca (1600-1681), il quale fu il più prolifico in questo genere, che portò alla perfezione.

 

2.   Gli autos mitologici  di Calderón de la Barca

     L’auto sacramental mitologico è un modo di riuso allegorico del mito in chiave cristiana. Calderón de la Barca, tra i tanti autos di cui fu autore, scrisse otto autos mitológicos. Qui ci si occuperà in particolare di quattro: El divino Jasón, El divino Orfeo, El Laberinto del Mundo e Andrómeda y Perseo, (da me tradotti e pubblicati con un più ampio saggio introduttivo in e-book sul sito academia.edu), accomunati dall’avere per protagonisti quattro argonauti: Giasone, Orfeo, Perseo, e Teseo, incluso quest’ultimo nell’elenco degli Argonauti soltanto in epoca romana con le Fabuale di Igino (I sec. a.C).

    Questi autos sono elaborazioni «a lo divino» di precedenti opere teatrali dello stesso Calderón o di altri autori quali Lope de Vega e  Tirso de Molina. In essi, Calderón usa temi, personaggi e motivi del mito pagano, presentando ciascuno degli eroi protagonisti come figura di Cristo, considerato di volta in volta in uno tra i suoi molteplici attributi, ciò che non mancò di suscitare critiche negli ambienti cattolici più oltranzisti  Però in Calderón l’impiego di temi e personaggi mitici non era un mero adeguarsi alla moda,  allora corrente tra gli scrittori, di rievocare il mondo pagano: nel mito infatti, da lui “assorbito” attraverso il teatro che si praticava nei collegi dei Gesuiti di cui era stato allievo e nel quale spesso gli eroi dell’antichità erano trasformati in Santi, egli scorgeva, in linea con il concetto paolino, una preparazione della vera religione attraverso quelle che il grande commediografo spagnolo definiva «verità nascoste nell’ombra» o «luci mal comprese».

   I miti argomento degli autos calderoniani simbolizzano non soltanto l’Eucaristia, ma in generale le verità più direttamente connesse a Gesù Cristo, spaziando dal peccato originale alla redenzione. Ogni auto era preceduto da una loa, breve composizione teatrale nella quale l’Autore, mediante personaggi simbolici, introduceva in funzione encomiastica l’argomento dell’auto, la cui rappresentazione seguiva a continuazione.

 

2.1   El divino Jasón, scritto nel periodo giovanile di Calderón, esplicita  sin dall’elenco dei personaggi la loro identificazione allegorica: Giasone è Cristo; il Re delle Tenebre è il Mondo; Ercole (un altro argonauta) è San Pietro; l’Idolatria è Lucifero; Teseo è Sant’Andrea; Medea è l’anima; Argo è l’Amore divino; Orfeo è San Giovanni Battista.

   La nave Argo, allegoria della Chiesa, è costruita dall’omonimo personaggio, per Giasone, perché conquisti,  attraversando un mare pieno di pericoli metafora della vita, il Vello d’Oro, descritto come l’anima di un candido agnellino smarrito, che l’eroe, vinti i mostri posti a sua guardia, si metterà sulle spalle.

   L’identificazione di Giasone con Cristo riguarda dunque l’attributo cristologico del  Buon Pastore. L’eroe,  pur  riconoscendo di avere già una moglie (Israele) promette a Medea (la Gentilità), inizialmente a lui ostile, di sposarla, realizzando una raffigurazione allegorica dell’universalità del messaggio di Cristo.

 

2.2  El divino Orfeo propone l’identificazione tra la figura  mitologica di Orfeo e Cristo nell’attributo cristologico di Verbo Divino:  la simbologia, oltreché  sulla cetra assunta come immagine della Croce, si appunta sul canto di Orfeo come Parola di Dio, Verbo creatore e redentore. La trama ripercorre allegoricamente tutta la storia della salvezza, dalla creazione al peccato originale e alla redenzione. La Natura umana, simboleggiata da Euridice, pecca ed è rapita dal Demonio nell’Ade, ma Orfeo la riscatterà a costo della propria vita e lascerà a sua perenne difesa l’Eucaristia.

 

2.3  El Laberinto del Mundo  è l’auto più complesso per struttura e densità di contenuti ideologici. Il protagonista  non è presentato come eroe, ma come galán (l’attor giovane amoroso, personaggio fisso del teatro spagnolo aurisecolare); inoltre, Teseo è sempre indicato non col suo nome, ma con quello assonanre Theòs,  che ne sottolinea la natura divina.

   Il protagonista impersona il Christus patiens: l’auto infatti ripercorre sotto il velo dell’allegoria tutta la vicenda della Passione, citando circostanze e riportando frasi tratte letteralmente dai Vangeli: la storia della caduta dell’uomo è soltanto accennata, mentre ha rilievo centrale e pressoché esclusivo il racconto allegorico del sacrificio  redentore di Cristo.

   I personaggi sono tutti incarnazioni di forze spirituali, positive, la Verità e l’Innocenza - e negative la Malizia, il  Furore, l’Invidia; la Menzogna, la Colpa; infine il Mondo. Deus ex machina è un Bambino che appare nel finale dell’apoteosi eucaristica..

 

2.4  Andrómeda y Perseo, ultimo auto mitologico di Calderón scritto nel 1680 ma rappresentato solo nel 1882 dopo la morte dell’autore, ripercorre in chiave allegorica la storia della salvezza a partire dalla caduta. Andromeda, bellissima, anzi l’opera più perfetta del creato simboleggiante Eva nell’Eden, vive in uno splendido giardino, assistita e lodata da quattro personaggi simbolici di natura spirituale: la Grazia, di cui è ancella l’Acqua; l’Ignoscienza, da cui dipende il Fuoco; la Volontà che è servita dalla Terra; la Scienza da cui dipende l’Aria.. Altri personaggi simbolici sono il Centro (della terra) da cui ella è nata e, con un ruolo determinante, l’Arbitrio, che determinerà la libera espressione della volontà causa della rovina di Andromeda.

   Ai personaggi positivi si contrappongono quelli che rappresentano le forze del male: il Demonio, chiamato anche Fineo, che susciterà il Drago; e Medusa, che spargendo il suo veleno sull’albero dai frutti proibiti, sarà strumento della caduta. Perseo, raffigurato come un cavaliere errante che gira il mondo per porre rimedio a torti e ingiustizie nell’identificazione allegorica  è il Cristo Salvatore. L’eroe, accorso a salvare Andromeda dalla morte eterna cui la condanna il peccato, promette di sposarla, ma nella lotta contro il drago che vuole divorarla, pur riuscendo a uccidere il mostro, è ferito a morte: tuttavia, dopo essere scomparso, manterrà ugualmente la sua promessa di sposarla in una grande festa finale, offrendosi a lei e a tutta l’umanità sotto le specie eucaristiche del pane e del vino.

 

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