Il "vuoto dentro" di Jacopo Grisolaghi - di Anna Maria Lo Piccolo

Riuscire a leggere dentro gli sguardi, la postura, gli atteggiamenti, le parole potrebbe essere facilmente intuibile.

Purtuttavia una adeguata introspezione richiede di andare oltre le apparenze tangibili così da entrare nel mondo personale di ciascuno di noi per scrutare i significati più reconditi che si nascondono e si mimetizzano nel proprio sé, negli altri, nel mondo. Realtà alquanto complesse e che talvolta rispecchiano smarrimento e mistificazione.

Oggi la persona sembra aver perduto il senso della propria identità, socialità, dello stare bene insieme, il senso del dovere, della responsabilità, che concorrono a determinare condizioni favorevoli alla vitale strutturazione della famiglia e dei valori esistenziali dei quali si riscontrano difficoltà attuative e di senso.

Il libro del Professor Jacopo Grisolaghi, "Il vuoto dentro", edito da "Betti" Editrice, Monteriggioni (Siena), è un racconto che, con delicatezza diagnostica e rappresentatività umana, narra la storia di una famiglia senese nella sua configurazione dinamica quotidiana. Si scruta, leggendo, la labilità con cui emozioni e sentimenti divengono ingessati da "non sensi" e da falsi modelli di vita.

Si legge fra le righe una laboriosità ripetitiva, si intravedono vissuti in cui alti "steccati" separano le persone, che finiscono col rendere la comunicazione intermittente e, talvolta, negativamente smorzata sia nell'enucleare messaggi, sia nel riuscire a stabilire una significativa intimità relazionale che, spesso, nasconde il bisogno di affetto, di comprensione.

Conseguentemente scaturiscono dinamiche che non facilitano il dialogo e creano abitudini misconoscenti le esigenze profonde degli esseri umani.

La famiglia di cui tratta e racconta il Professore Girovaghi è una famiglia "normale", come tante, ma a ben vedere, si scopre tra i protagonisti la distanza creatasi tra i due genitori e tra genitori e figli, e viceversa. I loro rapporti esistenziali sono attraversati da "il vuoto dentro".

Tra le generazioni si insinuano eventi traumatici non contenuti né risolti che incidono nei rapporti intrafamiliari e determinano talune reazioni negative nei confronti del tessuto comportamentale adolescenziale.

Riemerge quel nichilismo che spesso si palesa anche negli ambienti lavorativi generativi di una profonda crisi nelle proprie credenze.

Lo stesso concetto di "educazione" vissuta nell'ambito familiare e scolastico si allontana dal suo genuino significato applicativo perché il soggetto umano viene ridotto a datità, "a funzione, pretesa, immagine, ostacolo".

Pensare al periodo pandemico, dovuto al Covid, sembrava l'occasione per riavvicinare i componenti di questa famiglia, che come tante, si ritrova "sotto il vuoto". Durante la chiusura pandemica si vissero "pressioni" e "tensioni" che non cancellarono la parola "violenza", costretti com'erano ad abitare spazi ristretti che amplificavano l'emozionalità della "rabbia" e la solitudine, per altro determinata dal digitale.

È nei contesti scolastici e familiari che, anche successivamente, si osservano distorsioni e distanze, mancanza di attenzione per l'altro, di creatività, limitata elaborazione e rielaborazione linguistica in ispecie da parte di figli e allievi.

Divenendo così "Analfabeti del cuore", ci si accorge (con l'aiuto del terapeuta) che l'amore va opportunamente "dosato", che il silenzio va riconosciuto come "ascolto", e non come "assenza", e che vanno praticati i valori della "dignità", del "limite", della "fedeltà", della "cura", della "verità", della "responsabilità", della "misericordia".

Quando allora ha inizio la vita nella sua pienezza esistenziale?

: "La vita ricomincia quando qualcuno, finalmente, ti "restituisce" "il volto dell'altro".

Il testo è particolarmente significativo, gradevole nel suo fluire narrativo e pieno di insegnamenti che arricchiscono la mente e il cuore di chi lo legge.

Il linguaggio è dolcemente espresso, la scrittura è scorrevole e incide, con professionalità, nell'arricchimento emozionale e nella consapevolezza personale del tempo in cui viviamo.

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