In memoria di guido Ceronetti

All’età di 91 anni è scomparso nella sua casa di Cetona  Guido Ceronetti, di nascita torinese : «Torinese sì, per foglietto anagrafico, l’accento incorreggibile, i ricordi… Finisce lì, io sono quello che ripeto spesso di essere, un cittadino di Gerusatene», Gerusalemme più Atene. La sua attività culturale è stata incessante  in vari ambiti: dal teatro, alla poesia, alla saggistica, alle traduzioni da considerare vere  riscritture artistiche, ovunque potesse parlare  della tragicommedia dell’uomo e del suo interminabile incontro-scontro con le divinità. Anticonformista imprevedibile ma sempre coerente, ha criticato usi e costumi contemporanei svelandone l’inconsistenza. Notevole a questo proposito gli articoli pubblicati su La Stampa nel corso di quarant’anni.  Diceva di sé : Irascor, ergo sum. Descrivere le sue opere non è facile per la complessità del pensiero e per la sterminata erudizione. Tra  le tante la traduzione del Cantico dei Cantici con un ampio commento Le rose del Cantico, pubblicata  nel 1975 presso la Biblioteca Adelphi. Il commento è preceduto da un’epigrafe che riporta il pensiero di Ahmad Al-Alawi : chi non considera che il significato esteriore isolandolo dall’insieme è un materialista, chi non considera che il significato interiore isolandolo dal resto è un falso mistico: ma chi unisce i due significati è perfetto. Questo è stato l’obiettivo di Ceronetti non soltanto traduttore, ma anche scrittore  nella generalità delle sue numerose opere, quello cioè di un osservatore del particolare ben collocato nel contesto in cui si trova. Secondo Ceronetti l’unica verità del Cantico  è l’elogio delle nozze umane, il vuoto che lo caratterizza ne conferma la sacralità. Diversamente  dagli altri esegeti,  Ceronetti non crede che si possa filologicamente   riempirlo con Dio.

 

 

 

 

 

 

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