La cultura della società cristiana in San Tommaso d’Aquino. Una lettura sociologica dei processi comunicativi e simbolici - di Francesco Pira
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- Creato: 09 Gennaio 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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Abstract
Il contributo propone una rilettura del pensiero di San Tommaso d’Aquino da una prospettiva sociologica, concentrandosi sui processi culturali, comunicativi e simbolici che hanno deteminato la strutturazione della società cristiana medievale. Inserito nel contesto teocentrico del Medioevo, il tomismo viene interpretato non solo come sistema teologico-filosofico, ma come una vera e propria architettura culturale capace di produrre un ordine simbolico condiviso. Attraverso concetti quali legge naturale, bene comune, virtù e giustizia, San Tommaso fornisce alla società cristiana un linguaggio comune e una visione integrata della realtà, orientando l’agire individuale e collettivo. Particolare attenzione è riservata ai dispositivi di comunicazione e trasmissione culturale – predicazione, scolastica, liturgia e simbolismo religioso – interpretati come strumenti di costruzione sociale della realtà. Nella parte conclusiva, il contributo si confronta con le sfide della contemporaneità, analizzando l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla comunicazione religiosa e sull’immaginario del sacro, anche attraverso esempi come l’installazione Deus in Machina, per riflettere sui limiti della mediazione tecnologica e sull’attualità del pensiero tomista in vista di un possibile umanesimo comunicativo.
Parole chiave
San Tommaso d’Aquino; società cristiana; cultura simbolica; comunicazione; bene comune; legge naturale; intelligenza artificiale; immaginario religioso; umanesimo comunicativo.
Introduzione
Nel contesto delle celebrazioni per l’ottavo centenario della nascita di San Tommaso d’Aquino, figura cardine del pensiero cristiano e della filosofia occidentale, il presente intervento propone una rilettura del tomismo da una prospettiva sociologica, ponendo al centro dell’analisi i processi culturali, comunicativi e simbolici che hanno contribuito alla strutturazione della società cristiana medievale.
L’intento è quello di mostrare come il pensiero di Tommaso d’Aquino non si configuri soltanto come un sistema teologico-filosofico di straordinaria coerenza, ma anche come una vera e propria architettura culturale, capace di offrire alla società del suo tempo un linguaggio condiviso, una visione del mondo e un orizzonte di senso unitario. In questa prospettiva, il tomismo appare come uno strumento di organizzazione simbolica della realtà sociale, destinato a esercitare un’influenza duratura ben oltre il Medioevo.
1. La società medievale e il ruolo del pensiero cristiano
Per comprendere la portata del pensiero tomista, è necessario collocarlo all’interno del contesto sociale e culturale medievale. La società del Medioevo si caratterizzava per una struttura teocentrica, stratificata e profondamente simbolica. L’ordine sociale non era percepito come il risultato di dinamiche storiche mutevoli, bensì come il riflesso di un ordine cosmico e divino, in cui ogni elemento trovava il proprio posto secondo una logica di finalità e gerarchia.
In tale contesto, la religione non costituiva una sfera autonoma della vita sociale, ma rappresentava il fondamento dell’intero edificio culturale. Come ha evidenziato Émile Durkheim[1], la religione è il luogo attraverso cui una società si rappresenta a sé stessa, producendo significati, norme e simboli capaci di dare senso all’agire collettivo. Parallelamente, Max Weber ha descritto la Chiesa medievale come un’“impresa di salvezza”[2], dotata di un forte potere simbolico e di un sostanziale monopolio del sapere legittimo.
Dal punto di vista comunicativo, la Chiesa operava come il principale sistema di produzione, selezione e trasmissione dei significati socialmente rilevanti. Testi sacri, rituali, immagini, narrazioni e istituzioni educative costituivano un complesso apparato comunicativo attraverso il quale veniva costruita e mantenuta la coesione sociale. È all’interno di questo universo simbolico che si colloca l’opera di San Tommaso d’Aquino.
2. San Tommaso d’Aquino e la cultura cristiana come ordine simbolico
San Tommaso d’Aquino può essere considerato non soltanto come uno dei maggiori teologi della tradizione cristiana, ma anche come un autentico sistematizzatore culturale.
Nella Summa Theologiae, egli costruisce una vera e propria architettura del sapere cristiano, nella quale trovano posto la rivelazione, la filosofia aristotelica, la morale, il diritto, la politica e la dottrina della salvezza.
Al centro del pensiero tomista si collocano concetti fondamentali quali la legge naturale e la legge divina, che consentono di pensare l’ordine sociale come orientato a un fine superiore: il bene comune. La società, in questa prospettiva, non è un insieme casuale di individui, ma una comunità razionale e armonica, chiamata a riflettere l’ordine del creato.
Da un punto di vista sociologico e semiotico, tali concetti possono essere letti come elementi strutturanti dell’ordine simbolico: il bene comune come simbolo aggregante dell’agire collettivo; le virtù come codici culturali che orientano il comportamento individuale e sociale; la giustizia come rappresentazione simbolica dell’armonia sociale; la legge naturale come mappa culturale condivisa, accessibile alla ragione umana.
Attraverso questa sistematizzazione, Tommaso non si limita a spiegare la dottrina cristiana, ma contribuisce a istituzionalizzare un linguaggio comune, destinato a orientare per secoli il pensiero teologico, giuridico ed educativo della società cristiana.
3. Comunicazione e trasmissione culturale nella società cristiana tomista
Il pensiero tomista attribuisce un ruolo centrale alla comunicazione. La verità, per Tommaso d’Aquino, non è esoterica né riservata a pochi, ma è comunicabile e condivisibile attraverso la ragione, la fede e la parola. Tale concezione si traduce in un articolato sistema di trasmissione culturale, che coinvolge l’intera società cristiana.
I principali canali di comunicazione erano rappresentati dalla predicazione, intesa come strumento di evangelizzazione e formazione del popolo; dalla scolastica, che costituiva un metodo di insegnamento fondato sul confronto argomentativo e sul dialogo tra autorità e ragione; dalla liturgia, con la sua forte carica simbolica e rituale; e infine dall’uso delle immagini, dei sacramenti e della musica sacra, che costituivano un vero e proprio linguaggio culturale condiviso.
In termini sociologici, seguendo l’impostazione di Peter Berger e Thomas Luckmann, è possibile interpretare la cultura cristiana tomista come una forma di costruzione sociale della realtà[3]. Attraverso la trasmissione simbolica e rituale dei significati, la società cristiana produce e riproduce il proprio ordine culturale. In questo senso, il tomismo funziona come una memoria comunicativa, capace di garantire continuità, stabilità e coesione all’interno della società medievale.
4. Il modello di società cristiana tra teologia e sociologia
Per San Tommaso d’Aquino, l’uomo è per natura essere sociale e razionale. La vita in società non risponde soltanto a esigenze pratiche, ma costituisce una dimensione essenziale della condizione umana, voluta da Dio.
Riprendendo Aristotele, Tommaso concepisce la comunità politica come il luogo in cui l’uomo può orientarsi verso il proprio fine ultimo, che per il cristiano coincide con la beatitudine eterna.
Questo modello implica un’organizzazione sociale fondata su:
- un’educazione alle virtù come elemento centrale della vita comunitaria;
- un sistema di istituzioni morali e politiche orientate al bene comune;
- una Chiesa incaricata di custodire e trasmettere l’ordine simbolico condiviso.
Ne emerge una concezione di cultura integrata, nella quale le diverse sfere della vita sociale – economia, politica, religione ed educazione – risultano interconnesse da un tessuto simbolico comune. Questo progetto di integrazione culturale rappresenta uno degli aspetti più significativi e duraturi del pensiero tomista.
5. Attualizzazione: il pensiero tomista nella società contemporanea e nell’era digitale
La riflessione sul pensiero di San Tommaso d’Aquino si rivela particolarmente significativa anche nel contesto contemporaneo, segnato da una profonda frammentazione simbolica e comunicativa. I linguaggi comuni tendono a rarefarsi, mentre la polarizzazione e l’ipersemplificazione dominano lo spazio pubblico, rendendo sempre più difficile la costruzione di orizzonti di senso condivisi.
La comunicazione digitale e i social media hanno amplificato il fenomeno della cosiddetta “vetrinizzazione” dell’individuo, per cui l’identità non è più qualcosa da scoprire o coltivare interiormente, ma da esibire, ottimizzare e capitalizzare all’interno di uno spazio pubblico perennemente connesso[4]. L’individuo, per riprendere una nota immagine di Erving Goffman, non si limita più a recitare ruoli sociali, ma vive stabilmente sulla scena, alla costante ricerca di visibilità, riconoscimento e reazione[5].
In questo scenario, il pensiero tomista – capace di tenere insieme ragione e fede, verità e carità, individuo e comunità – può offrire una bussola interpretativa di grande attualità. Tommaso propone una visione relazionale dell’essere umano, chiamato a realizzarsi non attraverso l’autoaffermazione narcisistica, ma mediante l’orientamento al bene comune. Una società fondata esclusivamente sull’economia dell’attenzione o sul culto dell’immagine rischia infatti di perdere la propria coesione simbolica, poiché ha bisogno di significati condivisi, di simboli aggreganti e di un orizzonte trascendente che superi l’immediatezza del presente.
Un’ulteriore e decisiva sfida è rappresentata dall’avvento dell’intelligenza artificiale, che non incide soltanto sull’ambito tecnico o produttivo, ma entra sempre più profondamente nella dimensione culturale, spirituale ed etica della società contemporanea. L’IA non modifica solo le modalità della comunicazione, ma apre scenari inediti anche per la trasmissione della fede e per la costruzione dell’immaginario religioso.
Emblematico, in tal senso, è il caso dell’installazione Deus in Machina[6], realizzata a Lucerna, dove un ologramma raffigurante Gesù, animato da un sistema di intelligenza artificiale, è stato impiegato per simulare la pratica della confessione in numerose lingue.
A questo si affiancano altre esperienze, come la produzione di narrazioni bibliche generate da IA, i video animati del progetto Pray o i giochi di carte cristiani sviluppati in Giappone con finalità catechetiche e divulgative. Tali iniziative mostrano, da un lato, potenzialità comunicative considerevoli, soprattutto nel dialogo con le giovani generazioni; dall’altro, evidenziano il rischio di una riduzione simbolica del sacro o di una sua banalizzazione mediatica.
Il pensiero di San Tommaso d’Aquino invita a interrogarsi criticamente su ciò che distingue la persona umana da ogni altra forma di intelligenza: l’anima, la libertà, la coscienza morale e la capacità di relazione con Dio. La verità, nella prospettiva tomista, non si comunica soltanto sul piano cognitivo o informativo, ma coinvolge la dimensione spirituale e relazionale della persona, all’interno di un’esperienza incarnata e comunitaria. Nessun algoritmo, per quanto sofisticato, può sostituire il mistero di una coscienza umana che si apre al trascendente.
Il rapporto tra fede e intelligenza artificiale richiede dunque un rinnovato discernimento. L’IA può certamente essere uno strumento al servizio della comunicazione religiosa, ma non potrà mai divenire soggetto della fede né sostituire la relazione autenticamente umana che essa presuppone. Come ricordava Sant’Agostino, «nella confessione l’uomo esprime la sua umiltà, nella misericordia Dio manifesta la sua grandezza»: un dinamismo che implica una relazione personale e responsabile, non delegabile a una macchina.
Infine, l’uso crescente dell’intelligenza artificiale impone di ripensare anche l’antropologia cristiana: cosa significa essere immagine e somiglianza di Dio in un’epoca in cui l’umano appare sempre più ibridato con la tecnica? Si tratta di un interrogativo che interpella non solo teologi e filosofi, ma anche i sociologi della cultura, poiché riguarda i modi in cui la realtà viene simbolicamente costruita, interpretata e trasmessa.
Conclusioni
In conclusione, il modello di società elaborato da San Tommaso d’Aquino – fondato su una cultura comunicativamente ordinata e su una verità condivisa con rigore e umiltà – non va riproposto in forma rigida, ma reinterpretato criticamente. Esso può tuttavia offrire ancora oggi le basi per un nuovo umanesimo comunicativo, capace di coniugare tradizione e innovazione, ragione e fede, persona e tecnologia, restituendo alla parola, come insegna Tommaso, una funzione non divisiva ma autenticamente edificante nella costruzione della vita sociale.
Bibliografia
Berger P. L., Luckmann T. (1997), La realtà come costruzione sociale, trad. it., Il Mulino, Bologna.
Durkheim É. (2020), Le forme elementari della vita religiosa. Il sistema totemico in Australia, trad. it., Morcelliana, Brescia.
Goffman E. (1997), La vita quotidiana come rappresentazione, trad. it., Il Mulino, Bologna.
Pira F. (2021), Figli delle App. Le nuove generazioni digital popolari e social dipendenti, FrancoAngeli, Milano.
Weber M. (2005), Economia e società. Comunità, Donzelli, Roma.
[1] Durkheim É. (2020), Le forme elementari della vita religiosa. Il sistema totemico in Australia, trad. it., Morcelliana, Brescia.
[2] Weber M. (2005), Economia e società. Comunità, Donzelli, Roma.
[3] Berger P. L., Luckmann T. (1997), La realtà come costruzione sociale, trad. it., Il Mulino, Bologna.
[4] Pira F. (2021), Figli delle App. Le nuove generazioni digital popolari e social dipendenti, FrancoAngeli, Milano.
[5] Goffman E. (1997), La vita quotidiana come rappresentazione, trad. it., Il Mulino, Bologna.
[6] Per un’analisi del rapporto tra intelligenza artificiale e comunicazione religiosa, si veda il dibattito contemporaneo sull’uso dell’IA nei contesti liturgici e pastorali; l’installazione Deus in Machina a Lucerna costituisce un caso emblematico di tali sperimentazioni.




