Profili da Medaglia/30 - "Mons. Giuseppe Petralia" di Tommaso Romano

Nato a Bisacquino nel 1906, morto a Palermo nel 2000.
Figura centrale dell’Episcopato siciliano del secondo dopoguerra assieme al cardinale Ruffini, che lo ebbe sempre in grande stima, Petralia fu anche poeta sensibile, giornalista sulla breccia e scrittore forgiatosi alla palestra di Pietro Mignosi e de “La Tradizione”, a cui intensamente collaborò dedicando al Maestro un saggio fondante, Mignosi (Pietro) ovvero della trascendenza (1935). Formatosi al Seminario di Monreale, completò gli studi presso l’Ateneo Lateranense a Roma, dove ebbe quale docente Ernesto Ruffini, che lo volle accanto a sé sin dal 1945.
Nel 1928 fu ordinato sacerdote, il più giovane del mondo. Insegnante di Lettere al Ginnasio e di Sacra Scrittura al Seminario monrealese, fu direttore spirituale dei seminaristi e anche Rettore.
Nel 1963 il papa Paolo VI lo nominò Vescovo di Agrigento. Partecipando al Concilio, fu vicinissimo alle posizioni dei cardinali Siri, Ottaviani, Bacci e Ruffini. ne scrisse settimanalmente sul periodico diocesano “L’Amico del Popolo”.
Docente di Sociologia e Dottrina Sociale della Chiesa presso la Scuola Superiore di Servizio Sociale “S. Silvia” di Palermo, fu professore anche nell’Istituto Superiore di Giornalismo presso l’Università di Palermo (dove io ho insegnato per quasi vent’anni) e direttore di “Voce Cattolica”.
In prima linea durante il terribile terremoto del Belice del 1968, dovette subire la pesante contestazione di numerosi sacerdoti progressisti della sua Diocesi, che si espressero a favore del divorzio e che seppe però fronteggiare.
Molti di questi contestatori lasciarono il sacerdozio, altri lo rivalutarono.
Sempre pronto a difendere l’ortodossia, non mancò di schierarsi contro il comunismo e la teologia della liberazione.
Concluse il ministero episcopale sulla cattedra di San Gerlando nel 1980, non venendo mai meno all’impegno spirituale e culturale.
Così giustamente scrive A. Ferro nella voce a lui dedicata nel Dizionario Enciclopedico dei Pensatori e dei Teologi di Sicilia (2010): «La riflessione filosofica di Petralia si sviluppa nell’ambito della critica al positivismo, all’idealismo, al materialismo, all’individualismo e al collettivismo e nella diffusione del personalismo sociale, dello spiritualismo, del neotomismo».
Oltre alla “Tradizione” di Mignosi, Petralia collaborò a “L’Osservatore Romano”, “Vita e Pensiero”, “Il Frontespizio” di Bargellini, al “Ragguaglio” di don Paolo Ratti, “Parva lucerna”, “Levamen”, “Sicilia del Popolo”, “Spiritualità & Letteratura” e “La Carità”, periodico del Boccone del Povero, fondato da padre Giacomo Cusmano, ora beato, a cui sempre si sentì vicinissimo nell’ispirazione, nel rigore e nell’aiuto ai poveri, anche di spirito, e alla cui figura e opera dedicherà una monografia.
Nel 1954 organizzò un Convegno di Studi Cattolici, che vide riuniti i migliori intellettuali cristiani, essendo Petralia amico e sodale di Bargellini, Lisi, Betocchi, Andrea Tosto De Caro.
In poesia esordì nel 1930 con il poemetto in terza rima L’Aquinate giovane, a cui fecero seguito: Purificazione (1932); L’atomo e il mare (1938); Nel nome del Signore, edito da Rebellato nel 1966; Al confine della luce (1987); Trovare Te sulla riva, una raccolta di liriche dedicate alla Vergine nel 1980; Adorare in spirito e verità (1989); Il mio verso è preghiera (1994).
Nel 1998 le mie Edizioni Thule di Palermo raccolsero le sue poesie, a cura di Giuseppe Castellese, nel volume antologico È ancora giorno. Gli furono conferiti vari premi, fra cui il Fragmenta e, nel 1989, il Premio Speciale La Tradizione di Mignosi, in occasione del Convegno, da me ideato e voluto, dedicato all’animatore de “La Tradizione”, curato dall’ISSPE nella sede della Fondazione Chiazzese a Palazzo Branciforte di Palermo. Nella stessa occasione, insieme a Petralia, volli premiare un altro sodale di Mignosi, l’ottimo poeta e critico di Salemi, Andrea Agueci.
Fra i saggi e le opere agiografiche di Petralia ricordiamo: Poetica manzoniana (1935); I prescelti (1938); S. Ignazio di Loyola (1939), con Gino Novelli; Maria Madre di Gesù (1954); Corso di morale professionale applicata al giornalismo (1954); San Paolo apostolo e maestro (1963 e 2009); Il cielo è disceso a Massabielle (1991); Sociologia cristiana (1959); Cristo vivente nei Vangeli (1968); nonché la corposa biografia, edita nel 1989 dalla Libreria Editrice Vaticana, Il cardinale Ernesto Ruffini, Arcivescovo di Palermo.
Negli ultimi anni non mancò di essere vicino a Thule e al movimento cattolico “Tradizionalismo Popolare”, presiedendo i Convegni su padre Pio da Pietrelcina e sull’Ecclesia Dei.
Mons. Petralia è stato un autentico protagonista nella storia del secondo Novecento della Chiesa siciliana. la sua autorità, il suo carisma, la qualità e lo stile dell’uomo di cultura, del teologo, del poeta, del Pastore mi furono evidenti unitamente alla sua grande autorevolezza, a partire dagli anni Ottanta. La presenza e la parola di Petralia, che era stato vescovo di Agrigento in tempi di aspra contestazione ecclesiale, da lui saputa con decisione contrastare, risuonavano ogniqualvolta lo chiamavo a intervenire nelle iniziative molteplici e nei Gruppi di Preghiera di padre Pio da Pietrelcina, di cui furono animatori Giulio Palumbo e Pietro Mirabile. Non mancò, con rigore e autorità di studioso, che si era forgiato al magistero tomista e come collaboratore di Pietro Mignosi, di prendere nette posizioni, non soltanto in campo ecclesiale. Sulla teologia della liberazione, proveniente dal Sud America, scrisse un testo introduttivo molto organico, che volli premettere ad uno studio di Giuseppe Montalbano, uno dei padri dell’autonomia siciliana, comunista e sottosegretario di Stato, poi fervido critico di Marx e del socialismo reale.
Petralia era molto aperto riguardo alla questione sociale, sulla linea tracciata da Leone XIII, ma non tollerava deviazioni o falsi sincretismi, sulla chiara impostazione, a cui restò fedele, di Pio XII.
Aveva un carattere deciso, ma come pochi praticava la carità. Suoi riferimenti furono, oltre al Beato Giacomo Cusmano, anche Giuseppe Toniolo e padre Nunzio Russo che, nell’Ottocento, avevano coniugato le due linee di direzione sociale e vocazione ecclesiale.
Le sue poesie, che volli riunire in volume, sono l’espressione di un’anima tersa e consapevole, pensosa e aperta al trascendente, e divengono a volte inno e preghiera, colme d’amore mariano e di cristocentrismo, senza alcuna mondanizzazione rispetto al Cristo e al suo perenne insegnamento, senza deroghe banalmente “misericordiose” rispetto alla Legge Eterna.
Le parole di Petralia entravano in relazione con ogni interlocutore, senza scivolare mai nella superficialità sociologizzante o, peggio, nel trasbordo, ed erano tonanti nella certezza, scevre da retorica e, tuttavia, classicamente auliche. Non ammetteva le critiche gratuite alla Chiesa, sebbene sulle concrete ricadute del concilio (sulla linea del cardinale Giuseppe Siri e di Ernesto Ruffini) e sullo stato del clero nutrisse riserve, a volte aperte perplessità che soleva comunicarmi, convocandomi nella sua casa palermitana in via Cilea. La piccola cappelletta della Fondazione Thule, inoltre, fu benedetta nel 1989 proprio da mons. Petralia e fu dedicata, con due belle statue, a S. Antonio e alla Vergine Maria.
Era un sant’uomo Petralia e, a volte soffrendo, amava la Chiesa e coltivava la sicurezza nell’aiuto della Provvidenza. E con tale spirito presiedette il Convegno che organizzai nel 1989 sulla fedeltà, con relatori il grande storico del Diritto romano Salvatore Riccobono e padre Benedetto Maria Albergamo (pur avendo il cuore strappato per la stima che nutrivo per mons. Lefebvre, le cui ragioni erano tante allora e si sono ora moltiplicate).
Non si dimentichi che, nel 1976, avevo pubblicato La Chiesa di sempre, in esclusiva italiana per Thule, del Vescovo fondatore e icona della Fraternità San Pio X. La stessa sede della Fondazione Thule – lo ricorderà l’amico Alberto Maira di Alleanza Cattolica, fedelissimo di Giovanni Cantoni e allora del magistero di Lefebvre – fu benedetta nel 1978 dall’Abbè Du Chalard. Io stesso conobbi Lefebvre personalmente nella Sala del Trono, a Roma, per una conferenza, ospite della Principessa Elvina Pallavicini, e di Lui conservo una bella foto con dedica autografa. Oggi, grazie a Vincenzo Ferotti, frequento la messa di San Pio V, liberalizzata da papa Francesco e volta a celebrare a Palermo don Paolo Buzzi, della Fraternità.
Mons. Petralia era stato, infatti, uno dei padri conciliari schierati dalla parte dell’ala conservatrice e tradizionale; per questo a lungo discutemmo del caso di mons. Lefebvre e del suo “scisma”, dovuto all’ordinazione di sacerdoti – e poi di vescovi – della sua Fraternità San Pio X senza mandato pontificio, decidendo, non senza dubbi, una parecchio sofferta fedeltà, che pure mi legò assieme ai miei amici di Tradizionalismo Popolare, anche per il decisivo incontro in Vaticano che avemmo col cardinale Augustin Mayer, insieme a Pino Tosca, il quale, invece, sul crinale finale della sua vita, ritenne un errore quella scelta.
 
nella foto in alto da sinistra: Tommaso Romano, mons. Giuseppe Petralia, Salvatore Riccobono jr., Giuseppe Mantalbano

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