UNA SALDA AMICIZIA – RACCONTO DI GIOVANNI TERESI SELEZIONATO AL CONCORSO LETTERARIO “RACCONTI IN LIBERTÀ – SUD” AA.VV. 2016 EDIZ. HISTORICA

Racconti in Libertà. Sud.

 

 Una salda amicizia (pagg.113 -120 dell'Antologia)

 

 

Era una giornata grigia e veramente fredda, non c’era la neve che di solito nel mese di gennaio ricopre tutto e contribuisce a dare il giusto colore alla grande Milano. Ma, nella quiete assoluta, la nebbia continuava a ricoprire ogni cosa e, nonostante tutto, come sempre, la gente anche quella domenica mattina aveva riempito le strade. Carlo Monti, rappresentante siciliano da anni trapiantato in Lombardia e il suo amico Alberto Castelli, lombardo meccanico da almeno tre generazioni, occuparono un tavolino appartato sistemato in un angolo del vecchio bar Motta e, sedendosi l’uno di fronte all’altro, ordinarono il caffè. La loro era una salda amicizia che risaliva all’ultimo conflitto mondiale, quando appena diciottenni si trovarono a combattere la stessa guerra. Entrambi si incontravano spesso in quel bar a rimembrare lo loro giovinezza bruciata, i loro amori, i loro cari defunti. Carlo era una persona buona e sensibile. Anche Alberto, ma lui riusciva a nascondere la sua sensibilità guardando sereno il suo amico mentre continuava a ricordargli una vecchia storia. Quattro giovani soldati di leva, nel frattempo entrando e scherzando tra loro, si sedettero al tavolino accanto. Dalla gioia che trapelava dai loro volti, dagli zaini messi uno accanto all’altro, si capiva benissimo che stavano aspettando il treno che li avrebbe portati a casa per la licenza.

Alberto li guardò e rivolgendosi a Carlo disse:

4 “Mi sembra di rivedere i miei cari compagni, anche noi eravamo così, ti ricordi? Mi devi perdonare se ti racconto solo episodi di guerra, so che anche tu vorresti dimenticare quella tremenda esperienza, ma certe storie ci appartengono, fanno parte della nostra giovinezza”.

 

Poi continuò: “Ricordo ancora quei momenti drammatici vissuti con alcuni ragazzi che si tolsero la divisa per cercare di salvarsi in mezzo a tutta quella confusione che regnava nel nostro paese. Del nostro reggimento eravamo rimasti in pochi mentre i tedeschi abbandonavano l’aeroporto. Fuggii anch’io, senza sapere cosa fare e dove andare; quelle notti sembravano proprio non finire mai. Una sera seguii la linea ferrata per più di venti chilometri che portavano ad una contrada ove abitavano i tuoi familiari.

Tua madre era seduta davanti la porta di casa e guardava quei binari con lo sguardo smarrito come se stesse aspettando qualcuno da un momento all’altro.

Mi avvicinai pian piano ma lei non ebbe paura, anzi, mi venne incontro e mi fissò:

– Chi cerca buon uomo da queste parti? –  mi disse guardandomi intensamente negli occhi. Io rimasi colpito dal suo sguardo così dolce e sincero. Risposi che mi ero smarrito e che non sapevo dove andare, ma lei capì subito il mio stato d’animo. D’altronde  solo una madre che aveva il figlio in guerra e che aspettava il suo ritorno poteva capire certe cose.

Da quel momento, col consenso di tuo padre, rimasi nascosto in soffitta, dormendo sulla paglia e mangiando qualche pezzo di pane nero e fichi secchi. Ma io non avevo bisogno di nient’altro, sapevo soltanto che lì ero al sicuro.

Dopo una settimana, tuo padre mi avvertì che i tedeschi se n’erano andati via dal paese e che gli americani erano già sbarcati in Sicilia. Non mi sembrava vero! Ma non potevo al momento partire, le notizie che giungevano dal nord erano terribili.

I tuoi genitori mi trattavano come un figlio ed io mi davo da fare per alleviare le loro pene. Sapevo tutto di te, che in quel periodo ti trovavi in Russia e che purtroppo non si avevano notizie. Ero diventato parte della tua famiglia, condividevo le vostre ansie cercando di dare coraggio soprattutto alla tua povere mamma che ogni giorno si recava a pregare in quella piccola chiesetta di San Giuseppe poco distante da casa per cercare un po’ di conforto in Dio.

Maggio è il più bel mese dell’anno in Sicilia perché i colori ed i profumi intensi delle zagare e dei fiori di campo si diffondono nell’aria tiepida.

Seduti davanti la porta di casa, catturati da tutto quello splendido spettacolo naturale, ogni tanto il nostro sguardo volgeva verso i binari diventati ormai l’unica speranza.

Un pomeriggio, ad un tratto, da lontano scorgemmo una piccola figura che, come un mendicante, comminava vicino la linea ferrata. Avvolto dentro un lungo cappotto scuro, per la distanza e per il suo modo di camminare, quella persona sembrava molto anziana. Tua madre, però, non staccò il suo sguardo da quell’uomo e continuò a seguirlo e ad osservarlo attentamente in tutti i suoi movimenti. Ogni tanto quel poveretto si fermava, ma capimmo che stava cercando qualcosa o qualcuno e che doveva venire da molto lontano. Credimi!…”

 

– Alberto disse a Carlo afferrando forte la sua mano : 

 

Io mi emoziono ancora quando racconto questo fatto.  Fu in quel momento che tua madre mi strinse forte il braccio e con un filo di voce mi disse: Corri Alberto!… Quello è mio figlio Carlo!!

Mi si gelò il sangue nelle vene. Ricordo soltanto che mi ritrovai subito tra quei lunghi binari correndo come un matto affannosamente e, quasi senza fiato, gridai: “Carlooo!!.

Adesso prendiamoci il caffè.

Se ben ricordi dopo qualche settimana io partivo per Milano per abbracciare i miei cari che ancora non sapevano del mio destino.

Carl,o ti vedo emozionato! È vero, pensiamo la medesima cosa: la nostra amicizia si è consolidata nel tempo, è stata la guerra a farci incontrare; quel conflitto che ha seminato odio, violenza e rancore tra i popoli.

 Noi continueremo a credere in Dio che ci ha salvato, che ci da il lavoro e il pane e a tutto quello che i nostri genitori ci hanno insegnato.”

 

Poi  Carlo ed Alberto lasciarono il bar ed uscirono insieme a quelle quattro reclute augurando loro un mondo di bene e felicità.

                                                                                  Giovanni Teresi

 

La prima edizione del concorso letterario Stampa Libri realizzato in collaborazione con Historica Edizioni nasce dalla sinergia tra il web e il libro cartaceo. Cinque i volumi che raggruppano gli autori divisi per provenienza geografica: Nord, Sud, Lombardia, Centro e Lazio. Un viaggio letterario che fa tappa in decine di città italiane che si specchiano nei racconti capaci di far rivivere modernità e tradizione, ricordi e fantasia di un Paese, l’Italia, sempre diverso, nuovo e sorprendente. Variegato il contenuto dei racconti, così come il linguaggio, particolare lo stile e differente il genere di ogni singolo racconto. Uno solo l’intento: dar voce ai propri pensieri e al proprio talento letterario. Un libro dedicato a tutti quanti ancora oggi credono nel potere della scrittura.

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