"Arte e legalità" mostra collettiva di pittura a Mistretta - di Anna Maria Esposito
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- Category: Arte e spettacolo
- Creato: 13 Aprile 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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24 ARTISTI, IL PROGETTO.
Prosegue l'attività di Candelarte con questa nuova tappa.
Una compagine di artisti affermati presta il proprio pennello per la causa della lotta contro la mafia.
Noi siciliani da sempre soffriamo per l'attacco della mafia alla convivenza civile. Gli artisti denunciano con il loro linguaggio, noi meditiamo sulla loro esperienza e sul sacrificio degli Eroi.
Linguaggi diversi ma di artisti che da anni perseguono con serietà un loro discorso. Per questo l'esposizione è importante ed è una tappa sul percorso di testimonianza che ognuno di noi deve rendere.
IL BEATO “GIUDICE RAGAZZINO”, ROSARIO ANGELO LIVATINO.
Il 21 settembre 1990, sulla Strada Statale 640 (nei pressi di Agrigento), un “commando” della “Stidda” uccide Rosario Livatino.'
Il giudice si era laureato nel 1975 a Palermo ed era entrato in Magistratura nel 1978.
La Mafia lo uccise perché la sua integrità morale rendeva impossibile qualsiasi forma di corruzione o intimidazione.
UNO, UNO ED UNO ANCORA.
Uno, ed uno, e uno ancora. Ogni morte ci diminuisce e, a poco a poco, di noi non resta più nulla, disintegrati dalla mancanza.
L'umanità è organismo: milioni muoiono, milioni sopravvivono.
Il dolore ormai ci ha plasmati, resi freddi e doloranti.
Ci chiediamo, sorpresi, come mai ancora respiriamo e guardiamo il cielo.
Drammi moltissimi, un numero infinito.
E il dolore è intollerabile eppure dobbiamo sopravvivere all'orrore, e una volta e una volta ancora, non sappiamo con quali forze. Troppe volte abbiamo incontrato il dramma. È meraviglia essere ancora sulla terra.
Intollerabile è la distruzione del fratello.
A Rosario è toccata questa sorte;
noi ancora respiriamo e guardiamo il cielo ma lui non lo fa più da tempo. O meglio: adesso è lui il cielo.
Lui, privato del calore della vita terrena, ci ispira orizzonti altri ed irraggiungibili eppure ineludibili.
MARTIRIO DEL GIOVANE GIUDICE: LA CAMICIA INSANGUINATA
La camicia, elemento di base dell’abbigliamento formale, è diventata un racconto, sintesi simbolica.
Il suo bianco, colore neutro e fresco, era drammaticamente predisposto all'effetto impressionante nella visione del colore del sangue, succo di vita che, anziché essere custodito all'interno del corpo, viene, per la prepotente violenza mafiosa, esposto.
La camicia è il segno condensato di tre dimensioni della Giustizia: dolore, coraggio, rapporto con la prepotenza mafiosa.
Nel dolore, il sangue sulla camicia richiama la dimensione corporea del martirio, suprema testimonianza morale.
Il coraggio suggella la perfetta coerenza con il proprio pensiero e la propria coscienza, che la prepotenza mafiosa non è riuscita a spezzare.
La camicia insanguinata, la sua camicia, è, adesso, reliquia.
Linguaggio simbolico che urla con voce potentissima la fragilità forte di chi resiste, e smaschera la paura che ha la mafia della Giustizia che, giustamente, Rosario vedeva come umana e divina insieme.
IL SANGUE
La giustizia non è un concetto astratto: passa attraverso la carne vulnerabile di chi la difende.
Livatino non volle nessuna scorta, nessuna protezione. Si espose alla violenza: la legalità, quando è autentica, espone chi la esercita.
Nella cultura contemporanea il sangue ha una forte valenza antropologica, è patrimonio civile ma anche simbolo confessionale. Così, la testimonianza del sangue ha la doppia dimensione liturgica e civile.
E il sangue, che doveva essere sconfitta, diventa testimonianza e accusa eterna, come il sangue di Abele che gridava a Dio dalla Terra.
LA VALENZA SIMBOLICA
Teologicamente, nel cristianesimo, gli oggetti legati al martirio assumono valore memoriale: ma non sono feticci, sono segni.
Il sangue versato richiama la tradizione martiriale cristiana: il sangue come “seme” (Tertulliano) e come testimonianza sigillata dal corpo.
Nel paradosso cristiano, ciò che appare sconfitta diventa testimonianza, rivelando che la dignità umana è superiore alla forza brutale.
LA BEATIFICAZIONE: FEDE E VITA (FEDE È VITA?)
Secondo la prospettiva indicata dal Concilio Vaticano II nella costituzione Lumen Gentium, che parla della vocazione universale alla santità, il lavoro diventa luogo di santificazione.
Nel caso di Rosario Livatino tutto inizia con Giovanni Paolo II che lo definì “martire della giustizia e indirettamente della fede”.
Livatino, cattolico praticante, si era formato spiritualmente nell’ambiente dell’Azione Cattolica.
Conduceva una vita appartata e riteneva la sua professione una testimonianza di fede, cercando in essa ragione e chiarimento dei propri giudizi. Una chiara testimonianza è la sigla S.T.D. – Sub Tutela Dei, “sotto la tutela di Dio”, che apponeva sui documenti prima della firma dei provvedimenti.
Per lui l'amministrazione della giustizia rappresentava, in qualche modo, una partecipazione alla giustizia di Dio. Il giudice doveva rispondere non solo alla legge dello Stato, ma anche alla propria coscienza, illuminata dalla fede. Il suo coraggio si alimentava della forza della coscienza.
MARTIRIO IN ODIUM FIDEI: IL MARTIRIO COME SIGILLO DELLA VITA
La Chiesa ha riconosciuto la sua morte come martirio “in odio alla fede”, perché fu ucciso anche a causa della coerenza cristiana con cui viveva la sua responsabilità di magistrato e per l’impossibilità della sua corruzione. Il suo eroismo consistette anche nell’accettazione di questo rischio. Il suo luogo dell’incontro con Dio era la sua coscienza.
Consapevole dei pericoli legati al suo lavoro, non modificò il proprio comportamento per opportunismo o per paura.
PARALLELISMO CON LA FIGURA DEL SACERDOTE PADRE PINO PUGLISI
Entrambi servitori dello Stato (Padre Pino Puglisi era docente ), non risposero con la paura alle minacce ma la loro risposta fu l’affidamento alla volontà Divina, come espresso nelle parole paoline:
“Per me infatti il vivere è Cristo e il morire è un guadagno’.
Impossibile per noi seguire questi ideali, ma Rosario, da laico, e Padre Pino Puglisi, da sacerdote, lo hanno fatto.
Un esempio irraggiungibile, ma reale.
GLI ARTISTI CHE HANNO PRESTATO IL PROPRIO PENNELLO AL PROGETTO:
GIUSEPPE APA.
Apprezzato artista poliedrico, nato a Catania. Dipinge da ormai 30 anni, con un particolare interesse per la fotografia ed AI. Svolge anche attività quale organizzatore di eventi.
GIUSEPPE BARTOCCI.
(Brindisi,1961).
Pittore vero, dipinge da sempre ed ovunque.
“Nipote” d’arte, impara dal nonno scultore e disegnatore.
Studia all’Accademia di Belle Arti di Palermo nel 2000, apre uno studio nei pressi del Teatro Massimo a Palermo.
La sua seconda città è Bari. La sua amministrazione è per l’astrattismo e l'impressionismo astratto. Ammira Burri.
Usa colori acrilici, olii e tinte madri oltre a materiali terrosi e carta, in stratificazioni di cellulosa; colori carichi di pigmenti da accostare a stucchi e colle. Talvolta graffia la tela, completa con matite e penne biro. I dipinti nascono di getto senza una bozza o schizzi preparatori.
GIUSEPPE BELLOMO
(S.Cataldo, Caltanissetta, 1963).
È appassionato sia al figurativo che all’ astrazione. Già conosciuto anche all’estero, è pubblicato su importanti riviste.
ALESSANDRO BRONZINI
(Palermo)
È un innamorato del colore, artista che pone alla tela domande infinite sul rapporto che intercorre tra il giallo, il rosso, il verde, ed innumerevoli. cromatismi che dal loro accostamento scaturiscono, indagine costante e mai esausta delle loro potenzialità espressive e su come esse mutino; confronto tra tonalità e accostamenti, sperimentazione esasperata per moltiplicazioni, addizioni, suddivisioni.
I suoi spazi sono squarci attraverso il quale egli osserva e mostra a noi la realtà invisibile che vive oltre le apparenze.
Alla radice del suo pensiero è la valutazione critica della società alla quale egli ha contribuito da protagonista, nel bene e nel male.
SEBASTIANO CARACOZZO
(Mistretta)
È sua una tecnica originale: dipinge prevalentemente su tessuti damascati. I suoi soggetti sono figure allegoriche e scorci paesaggistici.
Sue opere sono ubicate presso numerosi comuni della Sicilia, acquisite tramite concorsi di pittura.
Ultimamente impegnato in una mostra itinerante denominata arte e legalità, ciclo contro la prevaricazione mafiosa. Dirige l'associazione culturale Candelarte.
AURELIO CARUSO
Caruso è una gloria palermitana. Conta al suo attivo più di sessanta mostre personali che sono state organizzate in tutta Italia da Gallerie private, Enti pubblici, Università degli Studi ed Associazioni culturali varie, oltre e diverse centinaia di mostre collettive e di gruppo sia in Italia che all’Estero. È presente in moltissime raccolte, mostre, esposizioni e in numerose riviste del settore, annuari d’arte contemporanea, ecc. Della sua attività si sono interessati la RAI, la RAI-TV, numerose emittenti private oltre a quotidiani e riviste.
Il suo percorso artistico è caratterizzato da cicli pittorici, a partire dagli anni ottanta.
Si interessa anche di scrittura. Ha pubblicato diversi romanzi gialli, thriller, grafic novel.
PINO COLETTA
(Messina)
Inizia la sua attività da autodidatta a diciassette anni. È anche musicista.
Il suo peculiare stile attinge anche al suo inconscio. Le sue immagini sono trasparenti, ectoplasmatiche, le atmosfere irreali e nebulose, con presenze eteree e fluttuanti dei suoi dipinti, di un'estetica magica e, onirica e spiritualistica, integrata dai segni e simboli decorativi e floreali.
FRANCESCO D’AGOSTINO
È nato e vive a Palermo. Oltre che pittore che ha lavorato diffusamente in Sicilia, è Interior Designer; ha collaborato a lavori teatrali e come aiuto scenografo. È anche scrittore di romanzi, racconti, fiabe.
Partecipa alla mostra con l’opera “L’arte e la giustizia rendono liberi”,
composizione astratta costruita sul simbolo della bilancia, tramite linee geometriche sovrapposte e forme curve.
MARCO FURRI
(Brescia, 1953)
Attivo dal 1973, ha realizzato oltre cinquanta mostre personali in Italia e partecipato a numerose collettive. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. La sua pittura coniuga rigore disegnativo, tensione simbolica e una visione mitico-cosmica che attraversa l’intero percorso artistico.
VINCENZO MICHELE GRIMALDI
(Palermo)
Autodidatta, storico artista del CENACOLO di Vincenzo Vinciguerra a Palermo. Ha esposto in tutta Italia.
GASPARE MATTEO LI CAUSI
(Palermo, 2008)
È ancora soltanto uno studente del liceo classico, e siamo lieti di averlo fra noi. È importante la tela qui esposta, dal titolo "L'occupazione di Feudo Rinazzo”, che riprende la nobile storia di famiglia: l'occupazione del feudo, guidata dal sindacalista comunista marsalese Vito Pipitone e da Gaspare Li Causi, nonno di Gaspare Matteo, che hanno lottato strenuamente contro le prepotenze della mafia per un'equa ripartizione delle terre e per i diritti dei lavoratori. Vito Pipitone venne ucciso a Marsala il 18 novembre 1947 da un colpo di lupara mentre si trovava sulla sua bicicletta, a pochi metri dalla casa materna. Ai suoi funerali parteciparono almeno 5000 persone.
PASQUALE NOCERA, ARKONE.
(San Giovanni Gemini, Agrigento).
Inizia a dipingere nei primi anni '70. È costantemente presente in eventi artistici e collezioni di elevato rilievo nazionale e internazionale.
ENZO PULEO
(Savona,1965)
Un mostro sacro nel panorama artistico italiano.
Pittore, ritrattista, caricaturista, ha studiato, tra l’altro, scultura con i maestri Scimeca e Rizzuti.
Disegna caricature per alcune riviste sportive nazionali e per il Giornale di Sicilia.
Nel 1984 la sua prima personale di grafica e pittura a Baucina. Da allora partecipa ad infinite mostre, manifestazioni estemporanee di pittura e collettive conseguendo premi e riconoscimenti. Accademico di Sicilia, attualmente docente di Scultura presso il Liceo Artistico “Renato Guttuso” di Bagheria.
ANTONINO SANCARLO
(Palermo, 1954)
Lavora come grafico pubblicitario.
Si esprime nel figurativo e nei ritratti. Possiede una piacevole padronanza nel disegno e nel colore, hanno il potere di creare piacevoli emozioni. Espone in Italia che all'estero.
MANUELA SEICARU
(Romania, 1967)
Autodidatta, approfondisce i suoi studi artistici da adulta, ottenendo apprezzamento e riconoscimenti. Predilige l’astrattismo. La sua tavolozza è vivace ed elegante.
TOMMASO SERRA
Dipinge su tela ed altri supporti, a tecnica mista (acrilico e olio), luoghi reali ma anche dell’anima e della mente, rielaborati e reinterpretati da uno sguardo pittorico e metafisico. Spazi di passaggio, stratificazione e memoria visiva; un immaginario naturale ed urbano che, anche nei disegni a guazzo e inchiostro, dà il suo personale e singolarissimo contributo al movimento artistico della Neofigurazione informale.
MARIA FELICE VADALÀ
Ha iniziato a dipingere da bambina. Molto conosciuta, espone in Italia ed all’estero. Il suo è un linguaggio molto personale, originale e particolarmente elegante, subito riconoscibile.
TIZIANA VIOLA-MASSA
(Palermo, 1978)
Artista conosciutissima, abile ed apprezzata, è diplomata anche in Arte Sacra Contemporanea, allieva del Maestro Franco Nocera. Vivace e colta, infinite le sue partecipazioni in Italia ed all’estero.
Anna Maria Esposito




