Sulla mia pittura - di Enzo Tardia

L’artista pittore si esprime con il segno, con il colore; il critico con la parola.

Nella pittura faccio in modo che sia visibile l’invisibile, i sentimenti, le emozioni.

L’arte astratta, quella vera, è una fede, fatta di passione, tormenti e felicità; è ricerca dell’assoluto.

Nella mia pittura miro al superamento dei contrari inseguendo l’equilibrio dell’anima.

L’arte è riuscire a dire in maniera semplice cose profonde.

L’arte deve stuzzicare l’occhio, il cuore, la mente.

Guardando la mia pittura, il visitatore non deve subire l’immagine passivamente ma secondo la propria sensibilità, fantasia e cultura, deve interagire con essa, diventandone l’artefice.

Un buon quadro figurativo si fa guardare, un buon quadro astratto ti fa pensare.

Alcune mie tele fanno riferimento al Mandala o allo Yantra, figure mistiche che alludono alla conciliazione dell’uomo con se stesso, alla conciliazione della sua ragione con le sue emozioni.

La mia pittura nasce, come per il neoplasticismo, dalla consapevolezza che non si possono rappresentare con immagini le cose come sono e come si manifestano nel continuo variare delle loro proprietà sensibili e visibili. Il pittore ricorre quindi al procedimento di denaturalizzazione della materia, che nella pittura significa astrarre dal colore naturale lo stato più puro possibile, corrispondente al colore primario. In ogni epoca i pittori hanno cercato di capire in che cosa consiste la bellezza, talvolta ricercandola nella purezza della linea e del colore, in ciò che intrinsecamenteesprimono e non per quel che possono rappresentare naturalisticamente.

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