I misteri viventi di Marsala – ricerca storica di Giovanni Teresi

La Via Crucis del Giovedì Santo a Marsala
 

 

 

Chiunque sia abituato a una religiosità profonda potrebbe restare sorpreso dal carattere teatrale dell’evento dove i personaggi agiscono come attori. Però la forza e la bellezza della manifestazione è proprio questa: nel farsi popolare e trasformare valori e sentimenti in gesti, espressioni, atteggiamenti comprensibili alla gente che li guarda e che ne diventa partecipe con la commozione e la pietà. Parliamo della processione dei Misteri Viventi che si svolge a Marsala (Trapani) il Giovedì Santo con la messa in scena di quadri dinamici della Passione di Cristo. Le sue origini sono secolari (tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento) e fanno parte di quelle manifestazioni che subirono nuovi impulsi dopo il Concilio di Trento (1563), che con la Controriforma avviò un rafforzamento dei principi religiosi intorno alla rivitalizzazione dei riti della tradizione cattolica.

La processione è formata da sei gruppi (cinque animati e uno, il Cristo morto, inanimato) che rivisitano alcuni momenti della Via Crucis. Tutti i personaggi sono in costumi d’epoca. I gruppi sono preceduti da un trombettiere e da un tamburino in costume che richiamano l’attenzione degli spettatori. A ruota seguono i bambini e le bambine (alcuni così piccoli da essere portati in braccio dai genitori) e ragazze in splendidi costumi con corone d’oro in testa.

Il primo gruppo è quello di “Gesù con gli apostoli”. Il secondo (“la cattura di Gesù”) è formato da giudei con lanterna, dai soldati di Caifa, da Pietro e altri due apostoli, da un ragazzo col gallo e da Caifa con quattro ministri. “Gesù dinanzi a Erode” è il terzo gruppo formato anch’esso da decine di comparse tra cui Gesù, lancieri, giudei, Erode con i suoi ministri e paggi, sua moglie Erodiade con le ancelle. Il quarto gruppo è quello di “Gesù dinanzi a Pilato”, ancora con soldati romani, littori, lancieri, centurione a cavallo con i paggi, Barabba, l’Ecce Homo, Pilato con i ministri e i cerimonieri e la moglie Claudia con le ancelle. È il momento delle scene più tragiche di tutta la rappresentazione: le cadute sotto il peso della croce, la salita di Gesù sul Calvario, la crocifissione e la deposizione.

Il Cristo è costretto a portare la pesante croce e, legato alla cintola con una grossa fune, viene tirato con forza da un giudeo, ma, stanco per il grande sforzo, cade ripetutamente. Sopraggiungono, allora, il Cireneo che lo aiuta e la Veronica, con le ancelle in splendide vesti e corone d’oro sulla testa, che rinnova la scena di asciugargli il volto. A proposito della Veronica è il caso di soffermarsi sull’origine del suo sfarzoso costume che non ha eguali in Italia nelle rappresentazioni della Settimana Santa.

La Veronica- Processione
del
 Giovedì Santo a Marsala

 

 

La figura della Veronica con le sue ancelle è stata introdotta nella processione all’epoca della dominazione spagnola in Sicilia. Il Giovedì Santo gruppi di ragazze illibate davano vita alla scena della passione di Cristo – non presente nei Vangeli canonici, ma appartenente, dal XV secolo in poi, alla pietà popolare dell’occidente cristiano – in cui, durante la salita al Calvario, una “pia donna”, avrebbe asciugato il volto di Gesù, intriso di sangue e sudore, con un panno di lino, (il sudario), sul quale sarebbero rimasti, indelebilmente impressi, i lineamenti del suo volto.

 

 

 

In origine ad impersonare la Veronica veniva chiamata la figlia del contadino che nell’ultimo anno aveva ottenuto maggiori profitti dalla propria terra, e, per mostrare a tutti la propria fortuna, segno della benedizione di Dio, costui faceva agghindare la figlia con tutto l’oro che possedeva. Col passare degli anni, per non far torto a nessuno, alla Veronica fu accostata una coppia di ancelle anch’esse preziosamente vestite e ingioiellate. Si scatenava allora fra le fanciulle del posto una vera e propria gara per accaparrarsi il ruolo, al punto che si finì con l’introdirre più Veroniche, ciascuna con le sue ancelle. Anche la fastosità dell’abbigliamento diventò alla lunga motivo di competizione e chi riteneva di non avere abbastanza oro da esibire, lo chiedeva in prestito a vicini, amici e familiari. Di fronte all’accrescersi degli addobbi aurei delle Veroniche e all’esigenza di esibirlo nel migliore dei modi, si decise di introdurre la “coppoletta”, ossia un copricapo simile nella forma alla tiara vescovile, infiocchettato di pizzi ed impreziosito da gioie, perle e fili d’oro, dal quale si faceva scendere un bianco velo per celare il viso della giovane fanciulla. Non inferiore era lo sfarzo destinato all’abito, rosso per la Veronica e azzurro per le ancelle, realizzato in stoffa preziosa, con ricami in delicati arabeschi, sottogonne in pizzo e mantellina, e tempestato da gemme e fili d’oro.

Intanto la Madre di Gesù e le pie donne seguono il triste evento. A passo lento si arriva al Golgota dove il Cristo, insieme ai ladroni, viene crocifisso e poi deposto. Tantissime sono le comparse di questo gruppo. L’ultimo gruppo è il “Gesù morto”. Il corteo è aperto da alcune ragazze vestite di nero che portano un lungo lenzuolo. Subito dopo seguono la lettiga del Cristo morto portata dalle consorelle della confraternita Sant’ Anna (che cura tutta l’organizzazione della manifestazione), il simulacro dell’ Addolorata portato dai confrati e, dietro il baldacchino, la banda musicale e le autorità civili e militari. Per tutto il tragitto della processione migliaia di spettattori assistono con partecipazione e attenzione. Fedeli, curiosi e turisti si mescolano facendo da ala silenziosa al passaggio del corteo sacro.

 

 

 

 

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