Antonino Causi, “Ogni uomo ha la sua isola” (Ed. Il Convivio)

di Dorothea Matranga

“Un vero poeta deve essere in grado di fare uscire ciò è che dentro ogni uomo, e con i suoi versi restituire a lui l’isola purificatrice” questo il messaggio dell’autore della silloge dal titolo “ogni uomo ha la sua isola”, che il poeta Antonino Causi ha voluto inserire nelle prime pagine d’esordio al libro, e aggiungiamo noi, anche incidere un’iscrizione pregiata all’ingresso di una porta che punta diritto, come la freccia di Cupido, al cuore del lettore. Nelle parole, un messaggio che contiene tutto il concentrato a cui tende l’intento del poeta. Una silloge di impianto psicologico, che si articola secondo piani spaziali diversi, e si dirama anche in plurime direzioni, per una spinta centrifuga che dall’uomo procede verso l’umanità, ed anche una spinta centripeta, che dall’uomo procede verso l’uomo stesso, per scandagliare con forza e pienezza d’intenti la psiche particolareggiata, e a più ampio raggio anche l’intera umanità. Nel procedere all’analisi del testo, notiamo che l’anticamera mostra una piena corrispondenza tra il titolo “ogni uomo ha la sua isola” e l’immagine di copertina, dove è riportata una foto dello stesso autore, che riprende un magnifico tramonto sull’Isola delle Femmine, alla periferia di Palermo, a pochi km dall’aeroporto Falcone-Borsellino, circondata dal Mar Tirreno, un mare calmo, pacato, sereno. Scelta a nostro avviso non casuale, sia del tramonto che della pacatezza e dolcezza di questo mare calmo e carezzevole allo sguardo.

La silloge “ogni uomo ha la sua isola” ed Il Convivio 2018, con foto dello stesso Antonino Causi in quarta di copertina di Franca Lo Presti, ha una bella prefazione del Prof. Tommaso Romano che si esprime così nel dipingere la poetica e la personalità di Antonino Causi: “nel variegato e spesso meschino mondo dell’arte vi sono ancora figure di generosa umanità e di cristallina fede nei valori imperituri, lo fa scrivendo con garbo, con smisurata passione, con partecipazione accorata ed autentica vocazione ideale”. Siamo d’accordo in pieno con la riflessione di Tommaso Romano, riconoscendo in pieno le doti autentiche del nostro Poeta, che si distingue nel panorama poetico per classe e ricercatezza di contenuti, per lo spirito sensibile, il suo spontaneo e sincero modo di proporsi. Due le sezioni della silloge: Uomo e Isola. Una ripartizione accuratamente scelta e voluta per esplicitare il suo modo di intendere la vita, la sua rigorosa attenzione nella selezione dei versi, delle liriche, dei messaggi, dei temi, dei contenuti che gli permettono di scandagliare, analizzare l’uomo, i suoi problemi, i suoi desideri e aspettative, i suoi vuoti, le sue mancanze, per poi giungere finalmente alla seconda parte della silloge, “l’isola” che è la parte più intima dell’uomo, la sua anima, la sua sensibilità più vera, ma anche la parte più difficile da raggiungere come tutte le cose più preziose che sono più difficilmente a portata di mano. Articolata, di difficile interpretazione questa stesura psicoanalitica della silloge, che apparentemente nella pacatezza di immagini, nella sobrietà di linguaggio esplicito, diretto e ben intuibile, sembrerebbe o potrebbe lasciare inespresso e occultato il vero intento del poeta, che indirizza il suo poetare autentico con uno scopo ben preciso, una strada ben delineata già dai primi versi e dalla prima lirica. Siamo anche d’accordo con il nostro autore per la scelta di un linguaggio sobrio e chiaro. Diretto a tutti gli uomini nell’universalità dell’uomo-mondo, in quanto solo un linguaggio diretto, senza oscurantismi o artifici ermetici gli consente di avere un’ampia eco, più voce altisonante per essere ascoltato da un maggior numero di lettori, di variegato spessore. Una più vasta gamma di pubblico a cui Causi volge la sua attenzione e il suo riguardoso rispetto.

La sua passione per la poesia è l’input che lo spinge a scrivere questa silloge. E noi aggiungiamo anche una grande passione per il mondo, la vita, l’uomo. Tale passione lo spinge a trattare certi temi, ad adottare un metro ben determinato nella selezione poetica. Lo afferma lui stesso nella nota d’autore, specificando anche che la silloge racchiude tutte le stagioni dell’uomo: amore, gioia, felicità, speranze, attese, emozioni, sentimenti, ma anche dolore, tristezza, paure, angosce ecc. L’isola, spiega Causi, è uno spazio silenzioso, operoso, costruttivo. Un laboratorio dove l’uomo può dare libero sfogo alle sue libere scelte. In tutto 40 poesie, esclusivamente in lingua italiana, poesie da lui considerate come tanti tasselli. La prima sezione si apre con l’immagine di Causi visto di spalle che abbraccia il mondo. Egli stesso rappresenta il mondo. Un volere far coincidere l’anima particolare e singola, con l’anima universale che è il mondo intero degli uomini. Già la prima lirica, ci dà il sapore di questa sezione: /solo il tempo potrà sanare le ferite e tu uomo raccoglierai dai tuoi errori la tua saggezza /. Ecco che prorompente compare il dolore nella vita dell’uomo. La sofferenza del vivere. Ferite che risanano, dolori che segnano ma che sono utili alla crescita in saggezza. Sofferenze che affliggono ma consentono, dopo il risanamento, di acquistare nuova forza: /volerai a conquistare un nuovo orizzonte di gustosa letizia /. Ecco palesarsi, emergere nel mare della sofferenza della vita l’intento dell’autore, condurre l’uomo al risanamento interiore che è la vera felicità. Una felicità conquistata sui propri errori, demolendo e ricostruendo la vita, nuovi piani dell’essere, nuova spiritualità più rafforzata. Un monito, consigli per gli uomini. Un monito per sé stesso prima di tutto. E così si dirama la traccia dei versi, in questo senso pieno di risanamento per migliorare e migliorarsi. Imboccare, quando si presenterà il nuovo bivio, la strada giusta, in questo difficile cammino dove il filo della vita si dipana piano piano come in una matassa, di cui con pazienza, alla fine del viaggio, se ne verrà a capo del bandolo. Si vedrà con chiarezza, senza dubbio alcuno, qual è la propria strada, la propria meta. /Questa è la strada giusta, semina le tue regole, cresceranno in un campo come frutti. /Non guardarti in uno specchio solo di vanità. /Pareti ruvide accolgono cuori in ostaggio, da una finestra sguardi liberi aspettando la pioggia e rintocchi di felicità. /Pettegolezzi e maldicenze infiammano e distruggono reputazioni e dignità. /Una guerra che non è ancora finita. / Li chiamano eroi, questi paladini della legalità, ma sono persone come noi. / Molte le liriche che parlano d’amore, il suo amore, l’amore in generale. Causi alterna versi che riferisce a sé stesso, a versi che riferisce all’intero genere umano. / Ogni tassello di vita è stato prezioso, mi ha aiutato. / Sono arrivato a cinquant’anni, e guardandomi indietro vedo un seme, una piantina, un albero che si sente quercia, ma in fondo è un fuscello. /Due caratteri somiglianti la quercia e il fuscello. Rispettivamente la quercia è solida, non si piega al vento per le robuste radici. Il fuscello è tenero, ma si piega facilmente al vento e al tempo avverso. Lo stesso risultato ottengono la quercia e il fuscello, entrambi sono dentro lo spirito dell’autore, come nel “fanciullino” di Pascoli. Il fuscello vive ancora nell’anima della quercia, cresciuta in spessore e forza, pur sempre tenera nei sentimenti, sempre fuscello, seme, pianta e albero. Come dire che la memoria è imperitura.

La memoria vive con noi e senza memoria noi non esistiamo. Non siamo vivi, siamo come in uno stato vegetativo, una vita apparente e scialba. Nella lirica “un amore non si programma il poeta dedica i versi a sé stesso ma anche a tutti noi. Egli poetando dice: /l’amore è fedeltà e coraggio, ostinazione e perseveranza / è nutrimento per l’anima /è la più bella favola /il nostro amore non è scalfito, è cresciuto, era seme, ora è diventato albero / un chicco di felicità che cresce sempre di più / sarà l’unica ragione di vita /getterò l’ancora della nave quanto basterà per l’eterno che arriverà. /La solidarietà la troviamo nella lirica “con il cuore”: /con il cuore sarai vicino ai più deboli / farai ogni buona azione ma solo se batterà il suono della sincerità. /Molta fede traspare nella prima sezione della silloge dedicata all’uomo. Il poeta parla del presepe: / Le statuine di un presepe antico mi trasmettono pace, serenità e voglia di vivere. /Vorrei vivere un nuovo Natale, non il solito, ci vorrebbe più amore, meno egoismo e ipocrisia, aiutare i deboli, i poveri e gli emarginati. / Solo così potrà essere Natale, una festa religiosa e spirituale. / Nella lirica “ciò che resta” secondo il nostro parere critico il poeta Causi fa riferimento a ciò che resta dell’uomo che ha perso i valori veri, quelli cristiani, quelli fondati sulla fede. Con i valori l’uomo ha perso anche la voglia di vivere: /ora non ci sei più, sento ancora il tuo profumo. /Come ossigeno arricchisce la mia giornata vuota. / Farò ancora ritorno negli angoli della tua solitudine. /E siamo giunti a questo punto, alla seconda parte della silloge, che si apre, così come la prima parte, con un’immagine, questa volta di un’isola. La prima lirica fa riferimento al titolo della silloge “ogni uomo ha la sua isola”: /abiterò dentro un sogno per regalare gioie, speranze e amore, non mi sveglierò. /Il mio futuro sarà rifugio, protezione, pace, lontano dal caos. Ecco che chiaramente si delinea l’intento e l’approdo del messaggio iniziale. La proiezione della volontà dell’autore si fa palese. L’uomo nella prima sezione della silloge deve barcamenarsi in una quotidianità piena di difficoltà, dolori, prove, sofferenze. E in questo male di vivere il bravo poeta Causi prende per mano sé stesso, e tutti gli uomini, non si arrende, non si abbandona a una sorte già segnata di declino dei valori, reagisce, incoraggia prima sé stesso, poi tutti gli altri. Lo fa mostrando un cammino all’indietro, un flash back nel tempo, con le memorie di un passato glorioso, di sapori antichi, di un gusto ritrovato nel presente. E grazie a questo riassaporare il passato e la ribellione a una vita senza senso, si proietta e proietta nel futuro. Il rimedio c’è. È vivere d’interiorità, nel proprio io, nel ritrovarsi dentro sé stesso e dentro la propria isola per vivere un sogno. Mentre lo costruisce quel sogno, lui lo vive già dentro, lo progetta, nel virtuale lo crea. Un’isola di pace, senza guerre, un Natale vero, sentimenti veri, sinceri, senza falsità, senza secondi fini, senza chiacchiere e pettegolezzi, senza retrogusto, senza come direbbe Pirandello l’uso delle maschere. Si ritira come Leopardi oltre la siepe, che per Causi è l’isola. Per potere vivere d’infinito benessere, e nuotare nel mare dell’immensità che porta la felicità nella visione cosmica di un Bene Comune che l’uomo non vede, ma sogna. Il poeta vede questo mondo così pieno di bellezza, lo assapora, ce lo mostra e consegna in un sogno ancora virtuale, che dovrà diventare reale, ma che può non solo essere progettato, ma anche realizzato e consegnato alle nuove generazioni. / In questo mare si agitano i nostri cuori. / Si stagliano come onde tra scogli prigionieri. /Come catene dure d’odio. / La memoria fa da padrona anche nella seconda sezione della silloge: /tu memoria, come un ulivo saraceno sei testimonianza del tempo che fu. / Tenderai i tuoi rami verso raggi di luce colmi d’amore e di fede. /Molto bella la lirica “Palermo in un quadro”: / ora appari così logora, deturpata nel tuo fascino /dipingerò una tela dove userò il verde perché non potrà esserci mai rassegnazione / il rosso per l’esaltazione dello spirito della cultura e dell’arte / l’azzurro per non annegare nell’abisso dell’indifferenza e dell’omertà /il giallo per illuminare ogni cuore. / Ecco i colori che utilizza il poeta per dipingere la bella tela di Palermo, la sua cara città. Un volere far coincidere la tela con la sua isola. Un sogno nel sogno. / Nell’attesa di una resurrezione per volare più in alto dove non declinerà mai la primavera. / Di solidarietà verso gli ultimi invece ci parla il poeta nella lirica dal titolo “non sono ultimi”: / impareremo dagli ultimi a ritrovare il sentiero della felicità. /Altri versi solidali verso i migranti nella lirica “migranti”: / persone che hanno ancora una dignità ma defraudati del rispetto. /Ancora solidarietà per le donne di Aleppo: / vorrei che un Dio potesse salvare queste donne e i loro figli. / E nella lirica “S.O.S. Africa”: / è più importante la ricchezza interiore che quella materiale. /Non poteva mancare in questa silloge una lirica dedicata dal poeta al Sud, la sua amata terra: / c’è un Nord più colto e organizzato, e un Sud sfruttato e denigrato. / Mi piace raccontare una storia risorgimentale vera, e non falsa e strumentale. / Parole tonanti di rimprovero anche per una falsità storica creata per il raggiungimento di scopi politici utilitaristici. La speranza la troviamo nella lirica “gabbie”: / solo avendo fiducia in noi stessi, queste gabbie potranno sparire. / Il poeta Causi conclude la silloge parlando della bellezza dell’arte: / l’arte ci parla, ti educa, ti emoziona. / Conclude con un monito lanciato a tutti gli uomini: / ogni storia inizia e non smette se non conduci tu le regole del gioco / costruisci con cura ogni suo dettaglio / non ci sarà un fine se prima non avrai sporcato di colori le stagioni della vita. Ecco che l’apoteosi della silloge viene raggiunta dal poeta con la Bellezza Suprema dell’arte, che è la più alta espressione della bellezza dello spirito. L’arte ci consente di vivere un sogno immortale, la vita risanata che esprime l’alto sentimento umano.

L’espressione della capacità dell’uomo di uscire dalla propria interiorità, dalla propria isola, estrinsecando nella bellezza dell’opera creata tutte le emozioni e sentimenti dell’animo. Ma può raggiungere questo stadio di suprema elevatezza dello spirito, solo se saprà rinascere dopo avere vissuto, provato, e superato il dolore che sensibilizza l’animo, lo rende saggio e gli consente, dopo aver raggiunto la piena consapevolezza, che un mondo migliore può essere progettato e costruito. Afflato dell’animo sublime è l’Arte che sublima. L’arte è rinascita e status felicitatis raggiunto. Un poeta sopraffino, il nostro autore e poeta, Antonino Causi. Dal respiro poetico autentico, che ci indirizza carezzevolmente verso il risanamento dei valori, per il conseguimento, successivo approdo, nell’isola felice, che esiste come sogno prima nell’interiorità, e poi potrà essere il sogno realizzato nella realtà, se sapremo osservare le regole, per la conquista di un mondo dove vale la pena di vivere felici. Nascerà così, finalmente, un mondo di Suprema Bellezza intorno a noi.

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