Considerazioni di Ciro Spataro su "MOSAICOSMO — MANIFESTO. Per un Nuovo Umanesimo Cosmico" di Tommaso Romano
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- Category: Scritture
- Creato: 26 Marzo 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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La prima domanda che mi sono posto, leggendo il manifesto del Mosaicosmo di Tommaso Romano, è la più semplice possibile e nel contempo necessaria: che fare? Che cosa possiamo fare oggi per contrastare il disfacimento dei valori? E la risposta ci viene proprio dal messaggio di autentica speranza che suscitano in me le parole di Tommaso.
L’intellettuale non deve limitarsi ad una sterile lamentazione ma agire attivamente per una testimonianza etica, promuovendo la cultura umanistica come presidio di libertà.
Una cultura che soprattutto ci mette al riparo dal fanatismo e dalla violenza superando spesso quei pregiudizi che ci proiettano oltre le manipolazioni informative dei social.
Ecco allora come il nuovo umanesimo deve uscire dai cenacoli accademici per entrare con pieno diritto nella vita quotidiana della gente. In tal senso ho molto apprezzato “La lettera ai poeti” che Papa Francesco pronunciò in Vaticano, nella sala Clementina del Palazzo Apostolico il 27 maggio del 2023, quando affermò con forza come “la poesia non parla della realtà a partire dai principi astratti, ma mettendosi in ascolto della realtà stessa: il lavoro, l’amore, la morte, e tutte le piccole grandi cose che riempiono la vita. Il nostro continuò il Papa, per citare Paul Claudel, è un occhio che ascolta”. Ed infine Papa Francesco concluse affermando: “Questo è il nostro lavoro di poeti: dare vita, dare corpo, dare parola a tutti ciò l’essere umano vive, sente, sogna, soffre, creando armonia e bellezza”.
In queste parole ho trovato una sintonia unica con quanto affermato da Tommaso Romano nel Manifesto: “Il cristiano non è un principio astratto né una forza cosmica impersonale; è il Padre che conosce ogni figlio, ed in tal senso ogni persona ha un valore infinito perché è stata amata con amore infinito”.
Eppure, malgrado questa certezza, ogni giorno scopriamo le nostre piccole-grandi fragilità ed avvertiamo la nostra incapacità di vedere con chiarezza la realtà che ci sta davanti. Ci si sente fragili perché mancano i punti essenziali di riferimento e dobbiamo confessare che sono tante le situazioni che ogni giorno si presentano soprattutto i conflitti attuali come quelli in Ucraina ed in Medioriente, che ci impediscono di guardare al futuro con serenità, generando traumi, ansia e senso di impotenza a livello globale.
È proprio in questi frangenti che abbiamo bisogno di qualcuno che scommetta su di noi che ci dia la forza di una nuova resilienza “in fondo, afferma Tommaso Romano, nell’epilogo del Manifesto è “la scommessa sull’uomo: che valga la pena di difenderlo, amarlo costruire per lui istituzioni degne della sua grandezza e capaci di sostenerne la fragilità”.
Perché questo avvenga occorre, con coraggio, recuperare il concetto di speranza, superando a piè pari le continue delusioni del quotidiano. Il primo passo di un cammino di speranza comincia proprio dal non isolarci, dall’evitare in modo deciso di chiuderci in noi stessi ed in particolare riscoprendo il valore interattivo del dialogo fra gli uomini.
La nostra vocazione ad essere “cittadini del mondo” non è un’astratta posizione filosofica, ma una responsabilità concreta che si traduce in una cittadinanza attiva e globale. Significa riconoscere, ripensando proprio al patto di gemellaggio europeo che firmai, come Sindaco di Marineo, nel 1984 con Jean Salque, sindaco della cittadina francese Sainte Sigolene, che le nostre azioni locali hanno un impatto internazionale e che apparteniamo ad una comunità unica, indipendentemente dalla nazionalità.




