Considerazioni di Giuseppe Mirisola su "MOSAICOSMO — MANIFESTO. Per un Nuovo Umanesimo Cosmico" di Tommaso Romano

 
 
Tessere di luce


Fin dall’alba dei tempi l’uomo si è interrogato sulla propria esistenza, sull’origine delle cose e sul proprio ruolo all’interno del mondo. In epoca precristiana, le risposte alle principali domande esistenziali venivano cercate in natura, e oggi più che mai, nonostante le incredibili innovazioni della scienza e della tecnologia, credo che vi sia un profondo bisogno di riconnessione con la terra, con la nostra parte più intima, con la nostra casa primordiale.

Seguiamo binari arrugginiti e invisibili, immersi in pensieri stanchi e ridondanti, smarriti, intontiti, uniformati da una società che ci incalza per annullare la nostra individualità e illuderci di poter “scrollare” la realtà che ci circonda proprio come facciamo sui nostri smartphone. Ci uniformiamo a ideologie che pensano per noi, ghettizzandoci, dividendoci, per il semplice desiderio di appartenere a qualcosa che ci restituisca quell’identità che abbiamo smarrito. La soluzione a questo torpore sociale non è un’altra ideologia collettiva, ma la valorizzazione del particolare, di ciò che è piccolo, locale e profondo: una forma di sussidiarietà dello spirito che parte dal basso.

Bisognerebbe fermarsi un attimo per dare valore alla nostra unicità irripetibile, senza necessariamente etichettarla e, soprattutto, senza combattere l’unicità del prossimo. Dobbiamo ricordarci che la vita è sacra e ogni anima è una tessera insostituibile del grande mosaico cosmico. Difendere questa singolarità non è un vezzo, ma una necessità ontologica: significa proteggere la struttura stessa dell’essere umano contro ogni sua riduzione a mero dato statistico.

Siamo sempre più annoiati, avvolti da un torpore che ci impedisce di meravigliarci per le cose più straordinarie, ulteriormente impigriti da una tecnologia che, se usata correttamente, rappresenta una risorsa immensa, ma che rischia anche di annullare la nostra creatività e la nostra scintilla vitale. L’arte, del resto, non è un semplice ornamento della civiltà, ma il linguaggio con cui diamo forma all’invisibile. È qui che il Mosaicosmo ci richiama all’ordine: l’intelligenza artificiale deve essere al servizio della persona, non un sostituto della nostra responsabilità morale o del nostro saper fare.

Ci troviamo in una fase di transizione non facile, che potrebbe portarci ad una straordinaria svolta o, al contrario, impoverirci fino a regredire. Abbiamo bisogno di riscoprire le nostre radici, che non significa chiudersi nel passato, ma capire quale luce la nostra “tessera” debba portare nel disegno comune oggi. Riscoprire le radici, come suggerisce il Manifesto del Professore Romano, non è un atto di nostalgia, ma una scommessa sul futuro: la scommessa che l’uomo valga ancora la pena di essere difeso nella sua magnifica e fragile unicità.
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