Elite e Distinzione/28 - George Ernst Stahl

Non sono l’avvocato difensore dello spirito dello Junkertum, dell’orgoglio di casta, del­l’ozioso e del tracotante abuso di posizioni ottenute, senza merito e senza fatica, per solo diritto ereditario; non difendo il puro e semplice egoismo, l’ottusità nei confronti delle fi­nalità ideali, la rozza aspirazione ad un ordine politico privilegiato in rabbiosa resistenza ad un ordine religioso basato sulla disciplina e sul rigore dei costumi. Sono invece favo­revole allo spinto aristocratico che si esprime in un profondo rispetto per le memorie fa­miliari, nella tradizione di un’alta professione e di un alto dovere, nel costume e nell’onore cavalleresco, nell’assistenza e nella protezione della parte meno abbiente della popolazione contadina, nella fedeltà personale al re. Questi motivi etici del tempo passato non devono soccombere di fronte alla nuova conquista di altri motivi etici, quali il dovere civico, la fedeltà professionale, l’ordine legale, l’utilità pubblica, la comunità nazionale universale, ma devono, in simbiosi con questi, costruire la civiltà perfetta che deve penetrare un popolo e produrre lo stato sociale. All’aristocrazia non è perciò permesso di rinunciare alle au­tentiche istituzioni aristocratiche, perchè esse condizionano la sua funzione pubblica. Ga­rantire la sua esistenza è compito anche di colui che non appartiene a questo ceto perchè esse sono condizioni essenziali del benessere generale e perchè sono messe in pericolo dalla dottrina e dalla mentalità del tempo, con grave danno per tutti...

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