"La filologia del Mare" di Giovanni Teresi

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                                                                  “la preghiera del mare” 

 

La filologia del mare

La scienza del mare è studio di rotte e correnti, analisi chimica del tasso di salinità e rilievo stratigrafico, mappa del dominio bentonico e pelagico e suddivisione in zone eufotiche, oligofotiche e afotiche, misurazione di temperature e di venti; essa è tuttavia anche storia di naufragi e mito di sirene, galeoni affondati; amnios originario dell’umanità e culla di civiltà, la forma greca che nasce perfetta dal mare come Afrodite, la grande prova dell’anima di cui parla Musil, l’incontro col simbolo dell’eterno e della persuasione ossia della vita che riluce nel suo puro presente incorruttibile, nella sua pienezza di significato.

Il più grande romanzo di formazione, la più grande storia dell’individuo che si avventura nel mondo e ritorna a casa ossia a se stesso, e cioè l’Odissea, non è immaginabile senza il mare. Ma quel mare, il Mediterraneo, è anche il grembo della nostra storia, della nostra civiltà. Una grande voce del mondo continentale, PredragMatvejevic’  ha scritto“Breviario mediterraneo”;  un libro geniale e imprevedibile che arricchisce sia la storiografia culturale sia la vera e propria letteratura del mare.

Il libro di Matvejevic’ può ricordare, nella sua totale autonomia e nella sua diversità, La Mer di Michelet, un altro libro bizzarro nel quale un grande storico, dopo aver scandagliato negli archivi la storia di Francia e della Rivoluzione, dedica la sua infaticabile attenzione alla stratificazione geologica delle coste e ai fari, alle conchiglie e alla flora oceanica, agli stabilimenti balneari e ai racconti sulle sirene.
Col “Breviario mediterraneo”  Matvejevic’ legge il mondo, la realtà, i gesti e il vociare delle persone, lo stile delle capitanerie, l’indefinibile trapassare della natura nella storia e nell’arte, il prolungarsi della forma delle coste nelle forme dell’architettura, i confini tracciati dalla cultura dell’ulivo, dall’espandersi di una religione o dalla migrazione delle anguille, i destini e le storie custodite nei dizionari nautici e nelle lingue scomparse, il linguaggio delle onde e dei moli, i gerghi e le parlate che mutano impercettibilmente nello spazio e nel tempo “ chiacchiera, ciacola e cakula; scirocco silok e ciroko; neve, nevera e neverin; barca, barcon, barcosa, barcusius, bragoc”.

Ma ogni autentico Ulisse contemporaneo deve indossare, più che la casacca del marinaio, la vestaglia da camera e avventurarsi in una biblioteca, oltre che fra isole sperdute; l’Ulisse odierno deve essere esperto della lontananza del mito e dell’esilio della natura, deve essere un esploratore dell’assenza e della latitanza della vita vera.

La cultura e la storia del Mediterraneo sono nelle pietre, nelle rughe sul volto degli uomini, nel sapore del vino e dell’olio, nel colore delle onde; sono in tante cose concrete che esigono come nell’odore del cordame sui moli e nelle storie superstiziose nate intorno a quest’ultimi, nelle spume diverse da mare a mare, nelle differenti tonalità della tenebra sul mare, nella varietà e la nomenclatura delle reti, nei colori della pittura nei diversi paesi, nelle denominazioni del mare e nelle immagini della rosa dei venti, nella contemplazione del mare intesa come preghiera.

Ancor oggi la coscienza contemporanea si dibatte, specialmente in occidente, in un’impasse inaccettabile e fatale, fra Scilla e Cariddi, fra un realismo o classicismo progressista, le istanze umanistiche s’irrigidiscono in un conservatorismo anacronistico e repressivo, e una rivendicazione libertaria, che si degrada in una proliferazione pulsionale regressiva e indistinta.

Pochissimi autori aiutano ad affrontare quest’ingorgo come Matvejevic’, che con la sua cultura cosmopolita, difende la soggettività senza abdicare all’universalità, resiste al totalitarismo senza perdere di vista una prospettiva globale della realtà.

 

Giovanni Teresi

 

 

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