Profili da Medaglia/32 - "Luigi Scrivo" di Tommaso Romano

Nato a Roma nel 1901, vi morì nel 1976.
Laureatosi in Giurisprudenza, giornalista, fu segretario di Filippo Tommaso Marinetti dal 1929 al 1944, anno della morte del capo del Futurismo, oltre che geniale poeta e scrittore.
Collaborò all’“Asino” di Podrecca e diresse l’agenzia stampa “Futurismo=Artecrazia”. In campo pubblicistico, prima dell’ultima guerra, prestò opera a settimanali e quotidiani come “L’impero”, “Il Bril­lante”, “Arte e Artisti”, “Patria”, “Italia e Oriente”. Diresse Il Ro­manzo Quattrini”, divenuto poi “Romanzo Settimanale” e suc­cessivamente “Romanzo per tutti” (1933-1942), in collabora­zione con Marinetti, Buzzi, Corra e Notari, e anche l’agenzia d’informazioni quotidiane “ALA” (Agenzia Lettera­rio-Artistica).
Partito volontario nel 1942, Scrivo fu corrispondente di guer­ra sul cacciatorpediniere Circe. Al suo ritorno si occupò di sindacalismo, ricostituendo l’Unione Sindacale Italiana fondata da Corridoni, divenendo poi redattore sindacale dei quotidiani “Ricostruzione”, “La Capi­tale”, “Secolo d’Italia” e dirigendo il settimanale “La Voce del Lavoro” (1946-1948). Corsivista de “Il Popolo Italiano”, il quo­tidiano diretto da Pino Romualdi, fu inoltre titolare delle agenzie “Deminform” e “Airi” (Agenzia Informazioni Rapporti Interna­zionali). Collaborò anche a “La Voce della Scuola Libera”, “Voce del Sud”, “Il Picchio Verde”, “Ricerche”.
Fu firmatario del manifesto futurista Il romanzo sintetico.
Tra i suoi libri citiamo: La scuola integrale italica, ALA, Roma (1929), in cui sono narrate le sue esperienze teosofiche con la medium Eusapia Palladino; Il primato italiano del romanzo storico, Edizioni Futuriste di «Poesia», Roma (1932); Kiril Todorov scultore bulgaro, Sansaini, Roma (1935); Dal romanzo storico al romanzo sintetico futurista, Edizioni Futuriste di «Poesia», Roma (1939); Filippo Corridoni, Edizioni «La Voce del Lavoro», Roma (1947). Fondamentale è Sintesi del Futurismo: storia e documenti, Bulzoni, Roma (1968). Tra i saggi ricordiamo ancora: Il futurismo e la letteratura e L’aeropittura di Gerardo Dottori, apparsi su “Ricerche”.
Degli ultimi esponenti storici del Futurismo, con cui entrai in contatto fin dal 1969-70, il posto d’onore tocca di certo a Luigi Scrivo. A rivelarmelo è stata, nel numero Maggio-Giugno 1970, un’intervista che egli rilasciò per il “Conciliatore” a Gianfranco de Turris, proprio su Marinetti e il movimento Futurista. Fu un’illuminazione per me sapere che vi erano ancora futuristi attivi che non si erano pentiti o prostituiti ad altre avanguardie o retroguardie.
Presi subito contatti epistolari, denunciando anche la mia età e quella dei miei amici che scrivevano poesie e dipingevano, lavorando artisticamente e creativamente insieme a quello che chiamai “Centro d’Azione Futurista F. T. marinetti” (ne ricordo alcuni nomi: Valerio Accolla, paolo Li Causi, Lilly Duro).
va detto, soltanto per doveri di biografia da non occultare, che l’amore per la poesia e la pittura sorsero assai presto in me giovinetto. Come altre volte ho raccontato, la sorella di mio padre, Giovanna, era artista versatile e di grande talento, anche tecnico e compositivo; dipingeva come gli aveva insegnato il suo grande Maestro Luigi Di Giovanni. Ed io m’infervoravo a disegnare, chiedendole insistentemente di passare ai colori a olio e alle tele.
Mi rispondeva che non era il momento e che dovevo intanto tracciare linee e copiare. Aveva ragione. Volli, però, bruciare i tempi e comprai della tela – complice mio padre, ignaro – non certo adatta per dipingere.
Mia zia rise di cuore e, quindi, mi ammise al tirocinio con i colori a olio. Per fortuna dell’arte pittorica, dipinsi solo pochi anni, anche se continuai, per un po’, a disegnare poesie visive. Era il 1967 e fu così che partecipai alla prima Collettiva (a san Giuseppe Jato, dove ottenni una segnalazione), organizzandone, nello stesso anno, una a Natale, completamente da solo, affittando un negozio in Via Rocco Jemma, vicino casa. Fu uno sbalorditivo successo per tanti increduli, che non potevano raccapezzarsi di quella mia spontanea temerarietà, a meno di tredici anni.
Più che legarmi alla figurazione mi appassionai – studiandole anche teoricamente – alle avanguardie. Ecco spiegato, in breve, il mio amore (mai tramontato fino ad oggi) per il Futurismo.
Luigi Scrivo fu assai aperto e gentile e m’incoraggiò non poco. Anzi pubblicò la notizia dell’attività del mio Centro su “Futurismo=Artecrazia”, ripresa da molti fogli, giornali e riviste del tempo, e mi mise in contatto con: la sua autorità, il pittore Enzo Benedetto (che dirigeva “Futurismo Oggi”, a cui collaborai saltuariamente, ma fino alla fine, come testimonia il librino mio “Tradizione x Futurismo”); Bruno Sanzin poeta di Trieste; Antonio Marasco, Umberto Luigi Ronco e Luigi Tallarico, amico affettuoso, storico dell’arte e del futurismo, autore, ai tempi, di una Verifica del Futurismo edita da Volpe, il quale fu, a sua volta, il prefatore del mio librino prima citato; Gerardo Dottori, l’aeropittore straordinario, il più sacrale e “rurale” dei futuristi, e soprattutto Castrense Civello e Giacomo Giardina, valorosi poeti che vivevano a Bagheria, a loro modo futuristi e poi cari Amici a cui ho dedicato molta partecipe attenzione critica. al primo, anche un convegno, inaugurato da un’indimenticabile prolusione del compianto Amico e Maestro Nino Buttitta, a Bagheria, voluto dalla Fondazione Ignazio Buttitta, della quale sono stato a lungo Vicepresidente, potendo ben conoscere e frequentare, in tale veste, il primo Presidente della stessa, il Prof. Tullio De Mauro, con cui collaborai proficuamente, anch’egli da poco scomparso. Al secondo, Giacomo Giardina, il poeta-pecoraio di Godrano, incoronato con uno scolapasta da Marinetti, uomo semplice, autentico, vero poeta, con gli amici del Circolo Giardina di Bagheria (Giuseppe Bagnasco, Paola Galioto, Carlo Puleo, Piero Fumia, Anna Maria Ruta, studiosa del Futurismo siciliano di grande qualità e rigore) da anni dedichiamo un Premio e approfondimenti, fra cui ricordo un numero monografico di “Spiritualità & Letteratura”. Non va dimenticato l’apporto fondamentale alla riscoperta di Giardina da parte di validi studiosi: Francesco Carbone, Nicolò D’Alessandro, Nuccio vara, Aldo Gerbino, Francesco M. Scorsone, Antonino Russo, Anna Maria Ruta, Vincenzo Viscardi.
Incontrai a Roma Scrivo, dopo aver visitato a Rovereto la casa museo di Fortunato Depero nel 1970, un paio di volte, e non mancai di farmi raccontare del suo sodalizio con Marinetti e delle serate futuriste, non lesinando di chiedergli pareri e consigli, che mi servirono non poco.
Mi fece, inoltre, esaminare documenti rarissimi del periodo d’oro del futurismo: libri introvabili, manifesti, donandomi suoi testi e biografie (fondamentale la raccolta dei “manifesti del Futurismo”, edita da Bulzoni nel 1968).
Già avanti negli anni, però, mostrava vigore intellettuale notevole e nutriva speranza nel futuro. Non si considerava un vinto, ma un artista in battaglia che professava il motto marinettiano “marciare non marcire” come una sorta di religione.
le molte lettere che mi scrisse (alcune edite in occasione degli atti di un convegno in un libro che curai con Umberto Balistreri sul Futurismo in Sicilia, nel 1977) testimoniano una vivezza ideale, indimenticabile, anche quando presto svoltai lontano dall’ideologia futurista, pur restando e per sempre stregato dall’arte e dal dinamismo di quella stagione unica, che anticipò tutti gli altri ismi, con grandi slanci ideali ed esiti straordinari. Basti solo ricordare i nomi di Boccioni, Balla, Severini, ma anche dei miei conterranei scrittori, come Armando mazza (l’autore di Firmamento, di cui curai la ristampa, sempre con Umberto Balistreri e Anna Maria Ruta) e Federico De Maria, che per primo propose a Marinetti (precedentemente al manifesto fondativo del 1909, pubblicato su “Le Figaro” di Parigi e di cui fu peraltro firmatario) d’intitolare al movimento, che si andava ideando, il termine di “Avvenirismo”.
Marinetti, da quel genio che fu, seppe intuirne la portata innovatrice; però coniò per il movimento il nome, che lo rese immortale, di Futurismo.

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