Profili da Medaglia/4 - "Gianfranco Alliata di Montereale" di Tommaso Romano

 

Da sinistra: Orazio Siino, mons. Giuseppe Uzzo, Gianfranco Alliata di Montereale, Tommaso Romano

Principe del Sacro Romano Impero, Grand’Ufficiale dell’Ordine Militare di Cristo (Portogallo), Commendatore di Isabella la cattolica (Spagna), del Cruzeiro do Sul (Brasile), della Corona d’Italia, Cavaliere degli Ordini del Santo sepolcro e di San Maurizio e Lazzaro, Croce d’Oro Lateranense, Giovanni Francesco Alliata nacque a Rio de janeiro il 26 agosto del 1921, da S.A.S. il Principe Giovanni, Ministro Plenipotenziario di 1a classe di S.M. il Re d’Italia Vittorio Emanuele III, e da Olga nata Contessa Matarazzo.

Terminato, a sedici anni, il Liceo Scientifico, vinse il concorso ed entrò a far parte nel 1939 della Reale Accademia di Torino (121° corso “Osare”). Ferito nella difesa della Sicilia nella seconda guerra mondiale, decorato di medaglia di bronzo al valor militare e di croce di guerra al merito, prigioniero di guerra in Egitto dal Luglio 1943 sino al gennaio 1946, Capitano di Artiglieria con anzianità Maggio 1945, Alliata lasciò a domanda il servizio permanente il 1° Gennaio 1947.

Fu Vicepresidente onorario dell’Associazione Paracadutisti e membro della Corte d’Onore dei Volontari di Guerra. Nominato nel 1975 Tenente Colonnello dello Stato di Georgia (USA), fu anche Comandante Generale delle legione Garibaldina e Sovrano gran Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato, nonché Gran Maestro di varie obbedienze massoniche. fece pure parte della P2 di Gelli.

laureatosi in Giurisprudenza presso l’Università di Palermo nel 1946, Dottore H.C. dell’Università Ucraina di Monaco di Baviera e della Washington International Academy, Accademico di Coimbra, fu professore onorario della Escuela de Idiomas de Madrid (per Decreto del Ministro della Pubblica Istruzione di Spagna), professore aggregato della Andra University (India) e dell’Institute Universitaire di parigi. Nel 1985 fu chiamato alla cattedra di “legislazione sulla stampa” dall’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo. Fu tra i promotori, a Rovereto, del Museo Fortunato Depero e accolto fra gli Accademici dell’Ateneo veneto di lettere, Scienze e Arti e dalla Fondazione Giorgio Cini. Fu inoltre Presidente del Centro di Azione Latina, Vicepresidente dell’istituto Italiano per l’Africa, Presidente e Fondatore dell’Associazione italo-americana di Sicilia e Vicepresidente dell’Associazione Parlamentare Italia-Stati Uniti, nonché cittadino emerito dello Stato del Maine (USA).

Sul piano dell’azione politica fu Presidente del Fronte di Unità Monarchica, Vicepresidente del partito Nazionale Monarchico, del partito Monarchico Popolare e dell’Unione Monarchica Italiana, facendo parte, sin dal 1963, della Consulta dei Senatori del Regno. Inoltre, fu presidente onorario dell’Associazione dei Nobili della Spada e dell’Aquila e Presidente del partito Popolare Monarchico Siciliano. Consigliere comunale di Palermo (1946-1956) e di Bologna (1956-1960), fu il più giovane Deputato al parlamento Siciliano (1947-1948) e Deputato nazionale per la prima e, poi, per la seconda e terza legislatura. Per oltre dieci anni membro della Commissione per gli affari Esteri e, quindi, della Commissione Industria e Commercio, Alliata presiedette Missioni Parlamentari, Culturali ed Economiche in paesi di quattro continenti.

Giornalista sin dal 1948, diresse le testate: “rassegna mediterranea”, “Mondo Arabo”, “Camicia Azzurra”, “Sicilia Monarchica”, “Stampa Diplomatica”, “Il Popolo di Roma”, “Civiltà Mediterranea”, “L’Opinione Pubblica” di Verona, l’Agenzia d’informazioni per la Stampa “mediterraneo”.

Fondatore e Presidente dell’Accademia del Mediterraneo, dell’Accademia delle Scienze Esoteriche di Scienze Filosofiche Orientali, fu anche Presidente dell’International register of Chivalry (Malta), Consigliere internazionale dei clubs Empire ed esponente della UCCI. Infine gli fu assegnata la Croce d’Oro al Merito per la Riconquista dal RCTM.

Nel 1966 Alliata diede alle stampe un suo documento ideologico, Il Manifesto del Socialismo moderno, e nel 1990 l’editore Adriano Gallina, di Napoli, pubblicò il suo volume di memorie: Esperienze di un Italiano. Avventure e polemiche.

Assertore del federalismo Europeo e Mondiale, fu tra i fondatori, nel 1950, a Londra, della “Word parliament Association” e uno dei promotori del 1° Congresso Mondiale degli Scienziati e Statisti.

Socio del Circolo della Caccia (Roma) e del Circolo Bellini (Palermo), Alliata partecipò da giovane a gare aeree, automobilistiche e di bobsleight. Scrisse, inoltre, una monografia sulla pesca subacquea nelle Eolie.

Morì a Roma nel 1994, isolato e quasi dimenticato, malgrado la ricca biografia, prima ricordata, per rendergli l’onore che merita.

Pochi come Gianfranco Alliata di Montereale possono essere annoverati fra coloro che hanno goduto tanto dei privilegi e delle ricchezze quanto dell’esilio e della persecuzione politica.

Il Principe del Sacro Romano Impero era ovviamente a casa propria a Palermo, pur vivendo da tempo fra Roma e Malta (dove si autoesiliò per presunti colpi di Stato, colpito da mandati di cattura) ed essendo nato da una famiglia nobile e ricca anche da parte materna, i Matarazzo, che in Brasile vantavano autentiche fortune. Ciononostante, Gianfranco, coscientemente – io credo – dilapidò i suoi beni senza sosta, con la politica (fu esponente sempre di movimenti monarchici), le donne, il gioco, la vita mondana, la massoneria. In tutti questi “mestieri di vivere”, come un moderno dandy (seguendo l’esegesi dell’ottimo Marraffia), non badò ai limiti e agli eccessi.

Visse fino alla fine, con l’ultima moglie Rosanna, con le pensioni di deputato regionale siciliano e di deputato nazionale. Adempi ai suoi compiti, peraltro, con signorile cavalleria, sostenuti da pregiati alcolici e con atti di coraggioso legittimismo, come l’aver stracciato, alla prima elezione di un Presidente della Repubblica, la scheda gridando “Viva il Re”.

Alliata fu uomo di buona cultura, di grandi amicizie internazionali (Franco, Eisenhower), ma pure di un reticolo di amicizie molto interessate, annullatesi, come in un soffio, a causa delle sue peripezie, a seguito della strage di Portella delle Ginestre, poi del golpe Borghese – dalle cui vicende giudiziarie uscì assolto – e, infine, con la vicenda intricata di spie di Stato, della “Rosa dei venti”. Gli furono sempre fedeli, invece, pochi amici, quali il professore Leo Magnino, il Principe Ottavio Trigona, gli onorevoli Ernesto Pivetti, Tommaso Leone Marchesano, Ernesto Di Fresco e Luciano Pelliccioni di Poli, araldista che scrisse monografie pure sugli Alliata e i Matarazzo.

A palermo vantava un manipolo di amici cari: l’on. Paolino Di Stefano, Franco Sausa, il principe Hardouin, il barone Giulio Tramontana, Nino Schifaudo, Italo Arnone Montana, Orazio Siino, Paolo Camassa, Eugenio Barresi, Piero Cardia, l’on. Nino Muccioli, l’editore Renzo Mazzone (che pubblicava la rivista dell’Accademia), Cosma Acampora, G. B. Oddo Ancona, Gaetano Falzone, nonché l’amico di sempre e commilitone Domenico Bignardelli, la cui moglie, la fine scrittrice Adalpina Fabra, ha riunito importanti documenti, da lui ordinati, in un libro sulla storia del monarchismo siciliano, da me pubblicato con un mio saggio introduttivo. Ma Gianfranco Alliata mantenne, anche altrove, conoscenze “spericolate” in vari ambiti, non sempre al suo livello.

Eppure, fin dall’inizio degli anni Settanta, in cui lo conobbi divenendogli amico e restandolo fino alla fine, Gianfranco mostrò una superiore e, in certo modo, distaccata filosofia dell’esistenza, che me lo resero sempre simpaticamente ammirabile.

“Venerabile”, di vari riti e obbedienze anche da lui create ex novo, Gianfranco era un gran massone; io invece no; tuttavia, moltissimo altro ci univa, ambedue rispettando le nostre reciproche convinzioni e credenze.

Aveva, con Vittorio Emanuele Orlando (come ricorda una lapide “dettata” da Sausa posta all’Hotel Villa Igiea), creato l’Accademia Internazionale del Mediterraneo, proprio a Palermo, che ebbe vita gloriosa per decenni con convegni, convivi, manifestazioni in tutta Europa, specie in Grecia e a Malta.

Scrisse anche alcuni libri. Assai godibile la sua autobiografia, ovviamente sfumata in alcuni paragrafi e parentesi scottanti della sua vita.

veniva a trovarmi spesso in casa editrice (anche nella prima sede di via Ximenes e poi in via Ammiraglio Gravina) e lo stesso facevo io recandomi ai suoi temporanei domicili palermitani (le Palme, casa Schifaudo) o a Roma, nella sua casa.

Feci ingresso assai presto nell’Accademia del Mediterraneo, come Socio Accademico Corrispondente; mi volle anche onorare della sua stima volendomi introdurre nell’Ordine della Spada e dell’Aquila, da lui fondato, in virtù dei suoi privilegi nobiliari di principe del Sacro Romano Impero, come documentò in un suo libro del 1994 Ottavio Trigona, recentemente riedito e curato da Antonino Sala.

S’interessava di Thule e della mia attività e si espresse assai favorevolmente sulle linee del mio manifesto Tradizional Monarchico.

Mi chiamò più volte quale oratore designato nei corsi itineranti dell’Accademia e, insieme, ad Atene, fondammo il Premio Michele Ghitakos, in memoria del grande studioso greco e fondatore della Società di Studi Bizantini, unitamente al figliolo harry e a molti studiosi che partecipavano al Convegno annuale indetto dalla stessa Società, tra i quali ricordo almeno il nome del prezioso Amico professore Thomas Molnar. Il Premio presupponeva che gli Enti fondatori, Società, Accademia ed Empire dessero vita, in Grecia, all’Ordine al Merito Mediterraneo. Cosa che avvenne e che ancora si perpetua nella patria del pensiero filosofico.

All’Hotel Osborn di La Valletta, a Malta, il 6 settembre 1980, assegnammo ad Alliata il Premio Internazionale Salvator Gotta (dedicato al primo Presidente Internazionale dell’Empire International), in prima edizione. Dopo ben trentasei anni il Premio viene ancora assegnato.

Alliata, le cui carte sono depositate e consultabili all’Archivio-Biblioteca della Camera dei Deputati (dove pure compaiono tracce dei nostri rapporti in lettere, documenti, ecc.), fu un uomo ricco di umanità, dotato di senso dell’umorismo e forse un po’ troppo idealista e garante della buona fede del prossimo, non sempre ricambiata con lealtà e verità, come questo eccentrico e, a suo modo, geniale personaggio certamente meritava.

Paradossalmente fu proprio un giornale di stretta osservanza repubblicana e democratica, “la Repubblica” di Eugenio Scalfari, a intitolargli, a un mese dalla morte, un pezzo giornalistico a firma di Alessandra Ziniti, che ben lo ritraeva, almeno nel titolo: “bohemien con la nostalgia della corona”.

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