Serena Lao, "Io... Rosalia e altri cunti" (Ed. Thule) - di Emanuele Insinna

Serena Lao, oggi viene considerata una tra le più accreditate artiste nel campo dell'etnomusica siciliana, anche se lei si considera (con semplicità) nel suo ultimo lavoro una “raccontatrice”. Ma Serena è sempre una figura essenziale della cultura siciliana, identità originaria e irrevocabile, che lega le parole e le immagini del teatro alle parole della poesia e del canto siciliano. Di questa conoscenza e legame è la sua forza e il suo senso della vita. Maneggia il suo dialetto con perizia letteraria, alla stregua di un idioma “alto” che la conduce verso un realismo romantico. Raccoglie tutto ciò che ha visto e memorizzato per poi fissarlo in un pentagramma di note e parole. Sono scritti ingiustamente poco noti o noti ad una stretta di cultori delle tradizioni siciliane. Serena scrive testi nati per essere letti e rappresentati è il caso dello straordinario volume “Io… Rosalia” che si apre con il “poemetto” dedicato alla Santuzza, dove afferma di essere: “la cantastorie siciliana” così mi sento di sospettare che “Io… Rosalia” non sia tanto da leggere o recitare, ma più tosto da solfeggiare. La sua difficile collocazione in una precisa direzione, in quanto capace di esprimersi in diverse forme artistiche, rende Serena Lao un continente artistico da esplorare a piccoli sguardi sulla sua pluralità degli scritti e canti. I suoi “poemetti” raggiungono gradi di spettacolarità, in cui il recitativo è preponderante e fornisce una sceneggiatura attiva che disincaglia la poesia dialettale dal folklorismo più diffuso. Infatti non mancano nel volume, monologhi, dove spesso si avverte la presenza di un interlocutore, così il linguaggio diventa sforzo, non solo d’espressione ma anche di memoria. Essa, infatti, riesce a fissare immagini ancora terse del tempo che fu, la memoria del passato non è mai una scappatoia, ma solo un po' di nostalgia. In “Io… Rosalia” riunisce quattro racconti poetici in siciliano di ispirazione religiosa, che hanno per protagonisti le figure fondamentali della fede cristiana. La Santuzza, il Salvatore e San francesco, dove, in “Francesco una follia d’amore”, lirica sul santo di Assisi che ripercorre, in un monologo che è, al tempo stesso, racconto e preghiera, le tappe fondamentali della sua vita, dalla rinuncia ai beni all’attesa della morte. Ne risulta un unico canto d’amore, dove poesia e professione di fede si intrecciano in versi di grande forza espressiva che si conclude con la lirica: “A canzuna di lu suli e di la luna”. Il volume comprende anche tre “poemetti” Quantu vuci, Luntanu e Un pupo veru”, dove domina il purgatorio della vita quotidiana, fatta di fatiche e consolazioni, di contrasti e seduzioni ma non manca qualche spazio di paradiso.

In Serena Lao la matrice popolare del linguaggio non sa di fittizio, di forzature, bensì di una semplicità che ricorda le movenze dei cantastorie, in senso recitativo di una parlata corrente ad una realtà ancora in atto.

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