Strogyle (Stromboli) Faro del Mediterraneo

Stromboli (Terra di Dio) è un film girato nel 1949 da Roberto Rossellini, storia drammatica di una giovane profuga lituana che per ottenere la cittadinanza italiana sposa un picciotto pescatore ex prigioniero di guerra. Lei è sfuggita al tallone staliniano, lui, soldato dei perdenti, era finito in un campo di prigionia. Storia di due combattenti che non avevano rinnegato la loro patria, ed è tanto; pur con scelte diverse, l’ossigeno della libertà per Karin, il filo spinato per Antonio. Un matrimonio di convenienza come se ne fanno tanti, ripenso alla russa promessa sposa al vecchio mammone da Ficarra mezzano-pasticcione d’un film comico. Le due anime però non erano gemelle, troppodivaricata la forbice socio-culturale, per cui la storia scivola nel dramma, Karin s’affida a Dio, il finale lo  lascio a voi. L’attore principale non va cercato tra la bella amante del regista Ingrid Bergman o tra i personaggi prestati al cinema sull’onda del neorealismo, il protagonista autentico è “Iddu”, il vulcano con la sua leggenda di brontolii continui, di esplosioni incandescenti (eruttò davvero durante le riprese ), l’abitudine alla paura delle sue genti, lui ciclope dalle molte bocche, ma anche un faro sempre acceso nel mar eolico, un amico dei naviganti. Chiudendo con la pellicola di Rossellini, beh il film non ebbe dalla critica grande accoglienza soprattutto oltre oceano dove il puritanesimo badò assi di più alla relazione adulterina delle bella Ingrid che alla storia. Un difetto a dire il vero il film l’aveva, non seguiva il mosaico d’ un copione  ma si leggevano creazioni estemporanee d’ un regista cha aveva alle spalle ben altri lungometraggi come Paisà e Roma città aperta.  Un merito però la pellicola l’ ebbe, far conoscere agli spettatori l’inquietante, arcaicofascino delle isole Eolie, fu uno spot per rilanciare l’economia del turismo d’ un paradiso dimenticato. Ma a questo contribuì anche un film rivale , girato nello stesso anno il 1949 e uscito nelle sale sempre nel ‘50, titolo della pellicola drammatica Vulcano per la regia di William Dieterle, interprete principale Anna Magnani, nella parte d’ una prostituta di ritorno sull’isola natia, dopo tanti anni, per  rincontrare sua sorella. Solo che da poco la romana Magnani era stata scaricata da Roberto Rossellini caduto tra le braccia di Ingrid la vichinga, le due rivali in amore erano là a girare in parallelo su due isole eoliane, fu un grande gossip,  alla Dagospia, ben più scrosciante degli applausi per  i due film.

 

Comunque c’è sempre un gancio che ci porta a scrivere su qualcosa, il nostro è un viaggio al seguito di amici Elettra e Fausto, lei siciliana trapianta il Libia  lui appassionato di pesca subacquea fin quasi all’embolia. Fu così che io e mia moglie scoprimmo l’arcipelago del dio Vulcano, i suoi occhi di cenere e lapilli, il fumigare delle caldere, le eruzioni gastriche di Stromboli girandoci, con la barca, giro, giro, sublime assistere alla lava incandescente friggersi nel mare, le calette con la pelle bigia, le barche tirate a riva erano quadri di marine e la curiosità che s’ alza ai racconti dei pescatori, tradizioni orali di leggende trasmesse da padre in figlio.

Partiamo allora dal mito greco

Nomen omen, Eolie è il nome dell’arcipelago (sette isole) legato al Signore dei venti, Eolo, divenuto re in virtù della dote lasciata a sua moglie dal vecchio sovrano  Liparo, costretto per l’età a tornarsene in continente, per nostalgia patria o chissà forse messo a riposo in una clinica geriatrica.Fatto sta che il successore decise di imprigionare i tempestosi venti nelle profonde viscere di Lipari  tenendoli legati come i prigioni di Michelangelo, dopo gli sconquassi tellurici ch’ avevanoprovocato staccando la Sicilia dal continente come racconta, in versi, Virgilio nell’Eneide. All’anagrafe comunque il dio registrerà a suo nome l’arcipelago. Vulcano era una delle fucine di fuoco del dio Efesto, scaraventato giù dall’Olimpo dal fratellino Zeus e per la botta ricevuta, nella caduta, era rimasto pure zoppo. Brutto, irsuto , arroventato dal fuoco prenderà in moglie, come benefit dell’accaduto, la “leggera” Venere. Ma alla dea della bellezza e dell’amore non s’addicevano gli antri dell’Etna e i vulcani fumiganti delle Eolie, tanto meno gli orridi Ciclopi, meglio concedersi al valoroso Marte divenuto suo amante nel talamo nuziale del consorte.Lasciamo in disparte la vendetta del fabbro Efesto e veniamo a Strogyle, essa era davvero la porta dell’Inferno?  Non poteva esserlo in età pagana perché l’Inferno ancora non c’era, gli Inferi o Ade non erano la casa bollente dei satanassi, perciò il mito risale all’epoca cristiana, IX-X secolo d. C. 

Narra una leggenda calabrese che il pio Sant’Elia se ne stesse solingo a meditare sul monte che sovrasta Palmi. Gli si accostò improvviso  un uomo dal volto di carbone con un pesante sacco sulle spalle, lo poggiò accanto a lui e aprendolo invitò il santo a scrutarci dentro, era pieno di scintillanti monete d’argento. Lo sconosciuto raccontò d’averlo trovato dentro un casolare abbandonato e  propose a Elia di dividersi a metà il tesoro. Il santo allora prese ad una ad una le monete e cominciò a farle rotolare sul pendio, mentre ruzzolavano giù queste si tramutavano in pietre nere. A quel punto l’uomo si rizzò in piedi acceso d’ira, aprì due enormi ali da pipistrello svelandosi il demonio, poi s’alzò in volo dalla cima del monte per tuffarsi nelle acque del mare (o vi fu scagliato dal santo stesso), che dopo il ribollir violento, seguito da un fitto fumo, generarono un cono:Stromboli  fiammeggiante bocca dell’Inferno.

A questa leggenda popolare se n’ accompagna un’altra sulla fine dell’imperatore Teodorico ripresa dal grande storico Ferdinand Gregorovius nella sua Storia della città di Roma nel medioevo dove riporta una leggenda secondo la quale l’anima di Teodorico post mortem vagasse nell’aere in attesa di destinazione allorché le anime di Papa Giovanni e del patrizio Simmaco  l’afferrarono con forza scagliandola come una pietra dentro la bocca del vulcano Stromboli, di lì precipitò all’Inferno, racconto vendicativo trasmesso anche da Papa Gregorio nei suoi Dialoghi.

Infine c’è un’ipotesi affascinante, avvolta tra magia e fantasmi, si dice che il quarantenne filologo F. Nietzsche soggiornasse per qualche giorno alle isole Eolie nell’aprile del 1882 come sembra documentare in un suo racconto. In esso infatti cita un’isola “posta come un masso di rocca davanti alla porta degli Inferi; ma che attraverso il vulcano scende uno stretto sentiero che conduce a quella porta del mondo sotterraneo” certamente Stromboli, perché? Un capitano e i suoi uomini sbarcarono sull’isola in cerca di conigli; verso l’ora del meriggio sentirono distintamente una voce che disse “E’ l’ora! Non c’è più tempo da perdere!” e riconobbero Zarathustra fluttuare e sparire nelle bocche del vulcano. Si disse in seguito che il diavolo era venuto a prenderlo. Anche gli antichi narravano che gli assassini venissero gettati nelle caldere dei vulcani presenti nel’arcipelago e Zarathustra aveva ucciso Dio proclamandone la morte. Il filosofo di Rocken, fin da bambino, aveva l’Inferno sulla bocca, a questo l’aveva spinto il suo interesse giovanile per i fantasmi, in particolare l’aveva suggestionato un racconto del 1686 riportato dal medico Justinus Kerner nei Blätter auPrevorst, giornale dell’orrore, ove si narra che quattro navi britanniche fecero sosta all’isola di Stromboli, i loro comandanti scesero a terra per andare a caccia di conigli. A un certo momento della battuta, alle pendici del cratere,videro due figure in aria  venire incontro a loro, uno era di nero vestito l’altro in abito grigio. I due proseguirono incuranti  il loro volo per discendere giù nella bocca del vulcano e sparire. Uno dei due , quello in abito grigio, venne riconosciuto da uno dei comandanti, era il suo vicino di casa Mr. Bootty che si scoprì essere defunto proprio nel giorno del suo avvistamento a Stromboli, purtroppo per lui era finito all’Inferno come Zarathustra.

Emanuele Casalena

 

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