Tommaso Romano, “Anthropos e Complessità" - di Veronica Garito

Sulle punte
le cime e le vette
Sulle ali del vento
Sull'imminente catastrofe
Librare
 
 
 
Il testo di Tommaso Romano “Anthropos e Complessità “ affronta diverse criticità relative alla nostra attuale civiltà contemporanea complessa. 
 
In primis vorrebbe fornire strumenti per affrontare la questione della microcriminalità, che ha registrato un notevole aumento dopo il covid, con notevoli punte nelle grandi città.
La questione è assai complessa ,ed il sistema è letteralmente un colabrodo. 
Allo stato attuale, le affollate carceri italiane non sono preparate al “reinserimento dell’individuo detenuto" .
La pena da scontare ha carattere meramente punitivo e, in secondo luogo , la detenzione è una forma temporanea di tutela del cittadino.
Molto frequentemente il detenuto, una volta riconquistata la libertà, ritorna a delinquere, non per scelta, ma per necessità, non avendo un lavoro e non essendo stato reinserito socialmente.
Questo è il processo finale, che è un processo fallimentare sia per il singolo individuo che per tutta la società
 
Certamente nell’ottica di prevenzione della criminalità, ha fondamentale importanza il ruolo della famiglia, prima agenzia educativa e valoriale per la formazione dell’essere umano .
Se la famiglia si sgretola l’individuo riporta ferite ed un’identità frammentata.
La prima cellula della società è la famiglia. Formare identità e comunità in una società complessa come l’attuale, votata alla produttività ed alla frenesia risulta veramente difficile , complicato tenere insieme tutti i pezzi.
La società si sgretola perché la famiglia si è sgretolata.
 
Altro elemento cardine per la prevenzione della criminalità in una società orientata “all’avere per l’affermazione di sé stessi” è l’abbattimento delle disuguaglianze sociali, offrendo alle famiglie gli strumenti economici adeguati all’allevamento della prole.
 
Resta ad ogni modo un grande punto interrogativo: il corto circuito tra quello che promuove la scuola, e la famiglia, quando esiste, e la società capitalista orientata al profitto. Basta citare a tal proposito l'industria della pornografia dilagante e disumanizzante, a portata di un click.
Oramai la tecnologia fa parte della nostra esistenza e un bambino o ragazzino ha la possibilità di accedere , alla pornografia efferata,  piuttosto che a contenuti che propinano la violenza come pane quotidiano.
L'industria pornografica è al centro di accesi dibattiti sociali. I critici sollevano preoccupazioni riguardanti lo sfruttamento, la salute mentale degli attori, l'impatto sulla percezione delle relazioni e l'eventuale normalizzazione di pratiche violente. Mentre i sostenitori sottolineano l'importanza del consenso e la libertà di espressione per gli adulti consenzienti.
Dov’è il rispetto per l’essere umano? Per i valori tradizionali a cui sempre è stato legato l’uomo?
In una società che propina la violenza come normalità. ed anche il cinema fa la sua parte, non è normale avere come prodotto un aumento di femminicidi, delitti efferati, e abusi, e chi più ne ha, più ne metta?!
Il cambiamento umano non può avvenire solamente dal basso, è necessario un rinnovamento dei valori in nome del bene comune.
Dov’è la politica se questa è asservita all’economia?
Dov’è l’uomo? Dove andrà a finire se in questo pianeta continueranno a prevalere le logiche del profitto?
 
Un tentativo da parte delle altre agenzie educative potrebbe essere l’inserimento nelle scuole dell’educazione alla non violenza, insieme all’ora di religione e all’educazione civica.
La chiesa dovrebbe cercare di avvicinarsi ai giovani con un linguaggio più contemporaneo. Promuovendosi come “vera alternativa “.
Ad ogni modo il cambiamento sociale non può rimanere goccia nel mare. Immane sforzo di piccoli grandi uomini dotati di buona volontà, guidati dall’amore verso il prossimo, che sia il professore o il prete di provincia, piuttosto che un giudice , che paga con la vita la propria lotta contro la mafia.
C’è bisogno di un intervento strutturale e multidisciplinare, i governi a livello internazionale dovrebbero affrontare tali questioni, prima che seguirà una strada di non ritorno sotto diversi ambiti.
 
Il cane si morde la coda e negli ambienti più disagiati attecchisce maggiormente l’uso o il consumo di droga. I minori sono spesso cavie degli spacciatori, divenendo centrali stesse della diffusione della droga.
Per concludere questo aspetto: l’ambiente è una proiezione dell’interiorità umana,
un ambiente disagiato è riflesso dello stesso disagio, la cura e l’amore si riflettono nello stesso ambiente circostante.
Dice a tal proposito il Professore Romano: rispettare l’ambiente significa rispettare l’uomo.
 
Anche il rispetto dell’ambiente inteso come rispetto del pianeta terra è una questione essenziale e urgente da affrontare.
Pure qui c’è un grande corto circuito che i Governi internazionali dovrebbero assolutamente prendere in considerazione.
I paesi più ricchi paradossalmente sono i paesi che risentono meno dell’inquinamento o comunque in cammino verso una strada di sanificazione.
I più poveri invece ,dall’India all’Egitto , sono i più inquinati e inquinanti a causa di una combinazione esplosiva di fortissima densità demografica, massiccio uso di combustibili fossili (in particolare il carbone), traffico veicolare intenso, pratiche agricole non sostenibili e una gestione inadeguata dei rifiuti, in preda a produttività selvagge   senza regole e tutela alcune.
In certi casi i paesi più poveri divengono discariche dei paesi più ricchi.
Questo fenomeno è noto come “colonialismo dei rifiuti”.
Questa spazzatura finisce spesso in gigantesche discariche a cielo aperto, causando gravissime emergenze umanitarie e ambientali.
Anche sotto questo aspetto la globalizzazione è sfruttamento del più debole, del più povero a favore dei potenti.
Insomma un grande fallimento dell’umanità.
Davanti questo scenario catastrofico la strada più semplice da percorrere potrebbe apparire un ritorno alle origini, alla vita semplice di campagna. Ai valori della civiltà preindustriale.
Probabilmente per questo ha tanto impressionato la vicenda abruzzese della “Famiglia nel bosco”, senza entrare nel merito della vicenda, e lasciando agli organi di competenza la questione.
 
Altro punto preso in considerazione nel testo è l’animalismo, che nella versione più estrema diventa “anti specismo”. Un movimento che spinge a superare l'idea che l'essere umano sia il "centro del mondo" e promuove l'inclusione di tutti i viventi all'interno della nostra sfera di considerazione morale.
Certamente animalismo estremo e individualismo estremo spesso si tendono la mano, e non è raro il caso in cui si predilige la compagnia animale a quella umana. Un vero paradosso mettere gli animali sullo stesso piano dell’essere umano, e non avere poi tempo per occuparsi dei propri figli parcheggiati in baby parking sin dalla tenera età, o peggio ancora, dei propri anziani, che muoiono da soli in povertà o in strutture socio-assistenziali.
Sicuramente gli animali vanno rispettati e amati, esattamente come tutto il resto del creato, poiché partecipano alla bellezza divina.
Più dell'animalismo è auspicabile un "Nuovo Umanesimo" che contempla e include l'amore e il rispetto per gli animali.
A tal proposito ritorna cara e utile la figura di San Francesco con il suo " Cantico delle creature", grande umanista e primo poeta italiano.
 
Altro punto che affronta il professore Tommaso Romano è il fatto che in una società priva di riferimenti valoriali e culturali, senza radici, prolificano indisturbate sette e gruppi religiosi alternativi. Una setta è, in senso generale, un gruppo di persone che segue una dottrina religiosa e filosofica minoritaria, la quale, per particolari aspetti dottrinali o pratici, si discosta da una dottrina preesistente già diffusa e affermata. Questi nuovi movimenti religiosisi stima che contino centinaia di realtà e migliaia di adepti a livello globale. Si tratta di gruppi, anche non religiosi, sorti attorno a personalità carismatiche. 
Per concludere è proprio questa l'apoteosi del post moderno, una società globalizzata ed estremamente frammentata in cui l'individuo sente la necessità di ritrovare la propria tribù, il proprio villaggio.
Sostanzialmente sé stesso.
Un mondo in cui si accorciano le distanze, in cui si è tutti interconnessi e profondamente soli.
 
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