"Renato Tosini" di Tommaso Romano

Non posso nascondere l’intima nostalgia, la memoria viva di un grande artista che ci ha recentemente lasciato per altri mondi e ignote ironie, che pure certamente già intimamente presagiva, vivendo, da tanto tempo il suo essere uomo e artista atipico e mordace tanto raffinato quanto inattuale, isolato e tuttavia capace come pochi di leggere descrivere e interpretare la condizione umana: Renato Tosini (Palermo 1926 – 2018).
Si è scritto e certamente si scriverà ancora e si auspicano mostra antologiche esaustive di questo artista siciliano che ci ricorda George Grosz e Egon Schiele, dotato di una ironia mesta accompagnata da un tratto umano misurato, gentile e assai riservato di uno stile, insomma, d’altri e migliori tempi, che non a caso ammirava Maccari e Bartoli, Longanesi e Gianna Preda.
Vanno certamente ricordati almeno la personale di Tosini del 2001 organizzata dal Comune alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Palermo, allora Commissario Straordinario S.E. Guglielmo Serio, con un esaustivo volume dedicato al Maestro e firmato da Sergio Troisi che gli dedica pagine molto dense ed interessanti, nonché la mostra dal titolo “L’ombra e lo specchio” del 2004 alla Galleria Elle Arte di Laura Romano, con commento critico di Salvo Ferlito.
I suoi uomini pingui ritratti spesso davanti ad una bottiglia a meditare o sospesi in equilibrio su un filo nel bosco dell’abisso, le sue bombetta controtempi che non evocavano paesaggi e personaggi d’oltremanica, bensì soltanto emblemi di declino e di ansia, di pudore e disgusto.
Il lascito di Tosini è veramente ancora tutto da decifrare e rileggere, nonché biograficamente da indagare, compresa la sua professione di cartolaio esigente, non solo da parte di storici e critici dell’arte.
Intanto esprimo la gratitudine dei molti conversari incisivi e indimenticabile che Tosini mi ha donato, retorici e demagogici (a cui sono invece avvezzi i troppi oggi, pronti alle sentenze al frettoloso giudizio e all’oltraggio del proprio simile) e cosi Tosini resta un personaggio centrale della mia esperienza culturale e artistica e degli incontri di qualità che segnano.
Tosini sembrava come distaccato, svagato ma il suo sorriso appena accennato era quasi sempre amaro.
E ne aveva tutte le ragioni.

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