Sulla storia/2 - I Bizantini in Sicilia

di Pasquale Hamel

 

 

 

Nel 1951 si svolse a Palermo l’VIII congresso Internazionale di Studi Bizantini che servì a smentire alcuni luoghi comuni abbastanza ricorrenti tesi ad accreditare l’idea di una conquista araba capace di fare tabula rasa delle culture che l’avevano preceduta affermando, a chiare lettere, che anche quando la conquista stessa divenne effettiva, ciò che avvenne coll’occupazione di Siracusa nell’878 d.C., la Sicilia continuasse a restare bizantina nelle forme della cultura e della vita religiosa. A livello scientifico si rendeva così giustizia ad una civiltà, appunto quella bizantina, che si era profondamente radicata nell’isola al punto da essere appena scalfita dalla sovrapposizione di una nuova e invasiva cultura com’era appunto quella islamica. La stessa assise lasciava inoltre intuire che quella araba dovesse  essere considerata una sorta di parentesi nella storia siciliana dal momento che, spazzati via con l’arrivo dei Normanni i dominatori arabi, della cultura islamica non fossero rimaste che eredità marginali riferite soprattutto alla onomastica e alla toponomastica.  In effetti, i circa tre secoli di presenza bizantina, cui va aggiunto almeno un altro secolo durante il quale il governo di una parte del territorio isolano, con alterne vicende, continuò in qualche modo a dipendere dalla capitale dell’impero d’Oriente, incisero così profondamente nella cultura delle popolazioni locali da renderla impermeabile ai forti processi di acculturazione che i nuovi dominatori avevano messo in atto. Quando, infatti, prendendo atto della fortissima e, forse, maggioritaria presenza di popolazione islamizzata della Sicilia orientale e di quella meridionale, aree desertificate dagli eventi che seguirono la conquista, si dimentica che la gran parte di essa corrispondeva agli straordinari trasferimenti dalle aree dell’impero arabo nell’isola che erano state favorite dai nuovi dominatori e solo in minima parte di popolazioni indigene. Dunque, pur non avendo documenti per ricostruire in modo attendibile il numero degli abitanti nell’isola in quegli anni, si può ragionevolmente immaginare che non superassero i cinquecentomila e che di questi almeno un quinto fossero di origine araba. Ma andiamo alla storia. La Sicilia, dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente era sfuggita al dominio degli eserciti barbarici avevano causato nel resto della penisola. Solo i Vandali, che si erano impossessati delle province africane dell’impero dando vita ad un potente regno, avevano più volte tentato di aggiungere l’isola ai propri domini provocando distruzioni e devastazioni. Delle spedizioni vandaliche fece le spese Siracusa, che fu saccheggiata ma, Palermo resistette all’assedio e il massimo risultato conseguito fu l’occupazione temporanea di Lilibeo, l’odierna Trapani. In ogni caso l’insediamento vandalo sarebbe stato molto precario, niente di  paragonabile con quanto negli stessi anni accadeva nella penisola. Quel mancato consolidamento favorì la conquista dell’isola da parte degli gli Ostrogoti che, alla fine del V secolo, si insediarono in Sicilia. Una conquista che, tuttavia, i bizantini ritennero come propria tanto è vero che non riconobbero mai a colui che l’aveva realizzata, cioè a Teodorico, il titolo regio a cui ambiva. I bizantini infatti mal tolleravano quella pretesa di autonomia che pretendeva il condottiero germanico tanto che solo la debolezza dell’impero, impegnato su molti fronti, impediva un intervento diretto per mettere fine a quella condizione ambigua che il sovrano goto alimentava. La concezione imperiale di Giustiniano, pur essendo di tipo orientale, si ispirava alla concezione romana: i Goti rappresentavano per lui un popolo vassallo che amministravano in nome dell’imperatore una parte dell’impero. Ed infatti, non appena fu abbastanza forte ed in grado di permettersi una lunga campagna militare divenne evidente che le sorti del dominio ostrogoto fossero segnate. Giustiniano che, nonostante la cultura e la struttura dell’impero avessero assunto una direzione diversa rispetto alla tradizione romana, non ne aveva dimenticato le antiche glorie, e non appena fu in grado di mobilitare delle armate da destinare all’occidente, promosse campagne militari per riconquistare le terre occidentali dell’antico impero. Il comando della spedizione fu affidato a due valorosi generali, Belisario di origine germanica e Narsete, di origine armena. E’ interessante per richiamare Infatti, prima di iniziare le operazioni militari, gli ambasciatori di Bisanzio si recano da Teodato, re dei Goti, e gli chiedono di restituire all’imperatore le sue terre “offrendogli in compenso altre dignità”. Giustiniano, dunque, si muove in modo formale, le operazioni militari diventano la conseguenza del rifiuto di Teodato. La campagna militare in Sicilia fu abbastanza rapida, emblematica fu la conquista di Palermo, città difesa da Sinderico e da un forte contingente goto. In quell’occasione, rifulse il genio strategico di Belisario che, avendo preso atto della difficoltà di infrangere le difese cittadine, decise di ricorrere ad uno stratagemma. Dopo avere infatti occupato il porto di Palermo fece issare sugli alberi delle imbarcazioni delle coffe nelle quali si collocarono gli arcieri che, da lassù, tempestarono le mura con i propri dardi micidiali decimando le difese nemiche. Fu una scelta indovinata visto che, ben presto, i goti si trovarono nelle condizioni di non potere ulteriormente resistere essendo privi di armati. Per evitare la strage a Sinderico non rimase che un’unica scelta quella di spalancare le porte e consegnare al nemico la città. Si può ben dire che, a parte l’effimera avventura di Totila  il quale nel 549, era sbarcato nell’isola con l’intenzione velleitaria di riconquistarla , con la caduta di Palermo inizi la storia della Sicilia bizantina che si protrarrà, come si è anticipato, ben oltre quell’827, anno in cui gli Arabi sbarcarono nelle vicinanze di Mazara del Vallo iniziando una conquista che si sarebbe conclusa solo nel 965 d.c. con la caduta della roccaforte bizantina di Rometta.

La conquista bizantina riportò in auge il forte legame, mai scomparso, fra l’isola e il mondo greco. Nella Sicilia latina la lingua e la cultura greca aveva convissuto, in modo armonioso, con quella dei nuovi padroni, la “grecità” non era stata assolutamente scalfita semmai si era arricchita del portato specifico del mondo romano. E, d’altra parte, Orazio, uno dei maggiori poeti latini, non aveva forse sottolineato che “Graecia captam ferum victorem cepit et artes intulit ”?

 

 

 

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