Elio Manili, “Pax tibi liber Venetia” (Alcheringa Edizioni, 2019)

di Ester Monachino

Vi è una materia vivissima, mai raggelata, oltremodo dinamica nel recente romanzo di Elio Manili, “Pax tibi liber Venetia”, edito con i tipi della Alcheringa Edizioni.

La lucida narrazione immerge il lettore nelle atmosfere veneziane degli ultimi respiri della libera Serenissima, in quelle trame dove sogni patriottici si scontrano con le vicende napoleoniche. Invero, l’ordito essenziale, la risonanza per una compartecipazione al di là dell’orizzontalità temporale, cristallizzata nei fatti storici, è l’appassionata e appassionante dimensione dell’Amore che fa, di queste pagine narrative, una balausta di privilegio nell’osservare i movimenti animici, interiori, dei protagonisti.

Simbolo della Serenissima è il bucintoro, la sfarzosa imbarcazione su cui il Doge, l’ultimo, ci fa partecipi dello “Sposalizio col mare”; e poi i canali, strade d’acque, piazza San Marco, il palazzo ducale che lo scrittore cesella come aurea materia.

La scrittura, che si svolge con naturalezza e trasparenza disarmanti sia nei dialoghi che nella visionarietà paesaggistica e nell’espressività dei movimenti intimi, è la costruzione della storia d’amore di Lucrezia per Marco Montis, dapprima tangibile e poi evanescente, ma sempre fortitudo nel ricordo, in quanto l’uomo è scomparso in mare durante una missione contro i corsari barbareschi. Alla protagonista si affiancano il marito Tebaldo Alberiso, ricco mercante di sete dedito al gioco e alle donne, il giovane cicisbeo Monsieur Desalt, e inoltre Ugo Foscolo colto nel suo aspetto patriottico più che letterario.

E’ costante l’attenzione dello scrittore alla ricostruzione delle atmosfere culturali che stimolavano e si vivevano nell’orizzonte europeo di quei giorni, rendendole con polso deciso in vivezza di pensiero.

Da rilevare che l’espressività, lo stile, ogni prospettiva narrativa si mantengono saldi anche con il variare delle situazioni il che conferisce coerenza, compattezza e unità al tessuto del romanzo eccezionalmente attento all’analisi, alla documentazione.

Romanzo di gran fascino, dunque, dal linguaggio contemporaneo e prensile in giusta miscela di giovinezza e antichità, di verità e sogno, preziosità evocative, misteriosi squarci fianco a fianco con l’apogeo della carnalità non declamata ma soffusa, velata, in sordina ma certamente presente. Tempo dell’Amore che travalica i tempi in quell’istante che sa farsi goccia e oceano.

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