Giovanni Burgio, “I comunisti prima del PD Sicilia 1982 – 2012” (Ed. Istituto Poligrafico Europeo) – di Gaetano Celkauro
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- Creato: 27 Marzo 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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Il più importante partito comunista dell’Europa occidentale per numero di elettori, questa è stata la compagine politica, sezione dell’Internazionale Comunista che nasce a livello nazionale a Livorno nel 1921 per poi sciogliersi nel 1991, assumendo dopo l’originario nome di “Partito Comunista d’Italia”, diverse successive denominazioni: PDS (Partito Democratico della Sinistra), DS (Democratici di Sinistra), PD (Partito Democratico).
In terra di Sicilia, il Partito comunista è andato svolgendo un ruolo di rilievo per i continui conflitti presenti e manifesti in questa terra martoriata, che però non si rassegna alle ingiustizie, come si evince dalla sua Storia millenaria piena di rivolte e lotte contadine; in ultimo nel secondo dopoguerra, si ricordano le battaglie sindacali degli anni Cinquanta e le storiche manifestazioni contro l’installazione dei missili Cruise a Comiso.
L’autore di questo prezioso volume viene lodevolmente a colmare una lacuna storiografica attinente un arco temporale specifico riferito all’attività del Partito comunista nella più grande isola del Mediterraneo. E si prende in particolare in esame il periodo a partire dal 1982 per terminare nel 2012, prendendo le mosse dal volume dello stesso autore su Pio la Torre (cfr. Pio La Torre un racconto su Palermo e la Sicilia, il PCI e la mafia, ed, Centro Pio La Torre, 2008) di cui vuole essere la sua continuazione.
La cifra stilistica di Burgio è quella della cronaca giornalistica non disgiunta dalla fedele ricostruzione storica degli avvenimenti e dei personaggi principali. Giovanni Burgio ha infatti una formazione di formazione storico - sociologica nell’ambito delle Scienze Politiche, impegnato da tempo nella politica e nell’antimafia. Collaboratore di numerose riviste e periodici, ha operato come ricercatore del Centro Siciliano di documentazione Giuseppe Impastato e si è specializzato negli studi e nell’approfondimento del fenomeno mafioso, specialmente su Cosa Nostra contemporanea.
Le fonti storiche da cui attinge l’autore sono quelle orali non avendo avuto riscontri diretti e documentari sugli anni Novanta e sulla prima donna alla guida del partito in Sicilia, Angela Bottari di cui si ricorda in ultimo il volume: Angela Bottari. Storia di una donna libera, a cura di Pietro Folena e Francesco Lepore (Castelvecchi, 2024)
Pochissimo materiale si ritrova ancora sui c.d. Folena Boys, i giovani comunisti a seguito del segretario padovano, Pietro Folena, poi alla guida del partito negli anni seguenti. Una totale assenza di notizie inoltre sull’ “Operazione Lombardo” alla fine degli anni 2000.L’autore per ricostruire i periodi, si è così avvalso proficuamente degli apporti giornalistici coevi, attingendo dagli articoli di alcuni dei maggiori quotidiani siciliani quali la Repubblica, Palermo e il Giornale di Sicilia.
Le fonti orali sono costituite da testimonianze dirette e registrate dei protagonisti dei fatti accaduti, gente che racconta la “propria versione dei fatti”, e che parla di alcuni aspetti evidenziando talora circostanze ignote. In ragione di dovere intervistare molte persone, si è dovuto per forza maggiore restringere il campo d’azione, incontrando prioritariamente solo i sette segretari regionali succedutisi negli anni. Inoltre vi sono le tra la altre le testimonianze di Nino Mannino, Pippo Cipriani, Maria Maniscalco, Totò Alamia e Gianfranco Zanna. Occorre tenere presente che le interviste sono state raccolte tra il 2009 e il 2013 e pertanto sono assenti considerazioni e giudizi sui fatti accaduti nel Partito Democratico negli ultimi dieci anni.
Le principali tematiche affrontate attengono alle dinamiche interne del Partito e alla sua organizzazione e struttura interna nel corso del periodo considerato. Il volume di Burgio si prefigge lo scopo di una corretta informazione dando la parola a ciascuno di coloro che “dall’interno” racconta la propria esperienza e afferma la propria verità. E questo libro raccoglie 15 testimonianze “in presa diretta” dei protagonisti di quello che è successo dal 1982 al 2012. palesandosi così come una sorta di “Autobiografia del Partito Comunista siciliano”. Una raccolta di “voci dall’interno” che esplicita una realtà completamente diversa da quella costruita dall’esterno del Partito. Una divergenza totale di opinioni tra chi vive dentro l’organizzazione e chi ne sta fuori. Un esempio di questa difformità di pensiero riguarda i governi di Angelo Capodicasa con le uniche Giunte nella storia della Sicilia guidate da un ex-comunista giudicate dalla sinistra estrema e radicale come “inciuciste” e “consociative”. Gli iscritti e i dirigenti del Partito, di contro, hanno considerato questi esecutivi come momento di rottura del vecchio sistema di potere e occasione di rinnovamento.
Tra le tante tematiche di rilievo affrontate in questo prezioso volume, vi è quella della forma Partito, ma l’A, non vede altra maniera seria, compiuta e professionale di “fare politica” al di fuori della “forma-Partito”; ma le scuole di partito, le sezioni, i luoghi del confronto politico non sono sventuratamente più operative. Dal 1992 in poi, con la spinta del maggioritario e con l’ondata di Mani Pulite, i vecchi partiti vengono cancellati o svuotati, e nascono formazioni politiche sempre più personalistiche.
Si analizza poi nei vari interventi ed interviste pur anco il tema del PCI riformista e della sinistra radicale. Il Partito Comunista Italiano sin dal secondo dopoguerra era diventato un partito nazionale, costituzionale, riformista, altamente responsabile delle sorti del Paese. Dalla svolta di Salerno, passando per l’Eurocomunismo e il Compromesso storico, si era affermata la linea nazionale e riformista del PCI. Una strategia tutta interna al sistema democratico iniziata da Togliatti e proseguita fino a Berlinguer. Negli anni successivi il sostegno al governo Ciampi, l’appoggio al governo Dini, la volontà di entrare nell’euro e di risanare i conti pubblici, il contributo alla nascita del governo tecnico di Mario Monti alla fine del 2011, la guida dell’esecutivo delle “Larghe intese” di Enrico Letta nell’aprile 2013, e da ultimo il sostegno dato al governo Draghi, sono tutti momenti nei quali, negli ultimi decenni della storia d’Italia, i dirigenti dell’ex PCI si sono assunti la responsabilità di difendere e tutelare il sistema democratico.
In Sicilia questo protagonismo responsabile è stato esercitato nella medesima maniera, prima, all’inizio degli anni ’90, con i Governi Campione in pieno periodo di stragismo mafioso, e poi di nuovo alla fine dello stesso decennio, con gli esecutivi guidati dall’ex comunista Angelo Capodicasa che si sono fatti carico di una gravissima situazione finanziaria. Ancora, tra il 2009 e il 2012, gli eredi del Pci si sono assunti un ruolo di “governo responsabile” con gli esecutivi Lombardo.
La post fazione di Mario Azzolini mette in luce le antinomie di un partito che nel tempo ha mutato non solo denominazione e simbolo ma anche radicamento sociale, finendo per avere come zoccolo duro solo i ceti medio-alti. Ma questo volume con l’attenta analisi che propone, offre un notevole ed importante contributo a rinnovare la memoria di quello che il Partito Comunista è stato e forte delle sue radici deve continuare ad essere.
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