Una nota di Elio Giunta a "Alchimia della polvere. Aforisminattuali con Autoritratto feroce" di Tommaso Romano (Ed. All'Insegna dell'Ippogrifo"

Caro Tommaso,

ho letto il tuo Alchimia della polvere. Con avidità, e particolarmente attratto. Mi è sembrato di avere in mano un cofanetto regalo in cui stavano raccolte le tante idee, i tanti sottintesi e le corrispondenze che ci hanno reso amici in tanti anni. Corrispondenze di pensiero, anche di polemiche. Mi è venuto riassunto tutto quanto volevi comunicare di meditazione e di moniti quasi con l’intento che l’amico non li perda, se li abbia per lungo futuro, ben incorniciati; l’amico con cui c’è intesa e confidenza circa il teatro della vita. E quanta franchezza, una volta per tutte! Perciò le pagine di sfogo o di duro commiato (l’autoritratto feroce) che non sarebbero una novità per chi ti conosce e che suonano come una necessaria presa di distanze dal culturame fatuo, non solo palermitano, tipico dei tempi. E’ un’opera che esalta le tue peculiarità d’intellettuale: le doti di sintesi, l’essenzialità del riflettere; l’anticonformismo il più rigoroso (Meglio restare esclusi che inclusi nel gregge plaudente che non capisce niente!); l’indignazione, cosa che oggi poco si nota, ma senza la quale qualsiasi discorso e qualsiasi scrittura è perdita di tempo ed esibizionismo futile. Dunque prosit alla tua parola senza peli sulla lingua, come ti è di solito, caro Tommaso! Un abbraccio.

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