"Una serata tra denim, parole e visioni: il mio incontro con l’arte alla mostra di Foie Gras a Palermo" di Antonella Lupo

Ci sono serate che non si limitano a riempire il tempo, ma lo trasformano.
Serate in cui l’arte, le persone e le storie si intrecciano fino a creare qualcosa che resta, anche dopo.
È quello che ho vissuto ieri alla mostra organizzata a Palermo dalla fanzine Foie Gras, un piccolo universo indipendente capace di generare un’energia che raramente si incontra altrove.
L’atmosfera era densa di curiosità e libertà creativa: un flusso continuo di sguardi, conversazioni, opere che sembravano dialogare tra loro.
In questo contesto così vivo, ho avuto modo di conoscere Matteo Messorio, un artista che ha scelto il denim come superficie espressiva.
Non un semplice vezzo stilistico, ma un vero e proprio linguaggio: il jeans come tela, come materia viva, come storia da riscrivere attraverso il colore.
Parlando con lui, ho percepito una ricerca autentica, quasi intima.
Le sue pennellate non coprono il tessuto, lo ascoltano.
Ogni trama, ogni imperfezione del denim diventa parte dell’opera, come se il materiale stesso partecipasse alla narrazione. È un approccio che mi ha colpito per la sua sincerità e per la capacità di trasformare un oggetto quotidiano in un territorio poetico.
Ma la serata non si è esaurita lì.
Contestualmente alla mostra, si è tenuta anche la presentazione del libro Whisky e Soba di Nicola Bigliardi, un’opera che attraversa culture, sapori e identità con uno sguardo lucido e sensibile.
A dialogare con l’autore c’era Rubina Mendola, critico culturale dalla voce acuta e appassionata, capace di illuminare sfumature che spesso sfuggono a una prima lettura.
Il loro confronto ha aggiunto un ulteriore livello di profondità alla serata, intrecciando letteratura e riflessione culturale con la stessa naturalezza con cui, poco più in là, si intrecciavano colori e tessuti.
È stato un incontro di mondi: l’arte visiva, la parola scritta, il pensiero critico.
Un mosaico di linguaggi che, insieme, hanno creato un’esperienza completa, quasi sinestetica.
Sono tornata a casa con la sensazione di aver partecipato a qualcosa di autentico, di vivo.
E con la certezza che certi momenti come l’incontro con Matteo, la presentazione del libro, le conversazioni inattese ,meritano di essere raccontati, perché sono frammenti di bellezza che arricchiscono lo sguardo.

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